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Uno studio statunitense-canadese

Smettere di fumare, nuove frontiere Basterà fare un esame del sangue

Smettere di fumare, nuove frontiere Basterà fare un esame del sangue
Cronaca 20 Febbraio 2015 ore 11:29

Sapere quanto velocemente, ovvero se con maggiore o minore rapidità, l’organismo metabolizza e poi smaltisce la nicotina sembrerebbe la strategia terapeutica del futuro per aiutare i fumatori a diventare ex amanti delle bionde. E con successo anche, grazie a un semplice esame del sangue, che permetterà, in funzione della tempistica di assimilazione della nicotina, di assegnare la terapia anti-dipendenza ad hoc. A prospettare questa ipotesi è un ampio studio delle Università della Pennsylvania, negli USA, e di Toronto, in Canada, pubblicato sulla rivista The Lancet Respiratory Medicine.

Lo studio. Si chiama NMR ed è uno specifico esame del sangue che prende il nome da un biomarcatore genetico – il nicotine metabolite ratio – in grado di valutare la velocità con la quale un individuo, quindi il fumatore in questione, smaltisce la nicotina che introietta nel corpo con la sua fumata. Proprio l’NMR è stata la chiave di volta di un ampio studio intenzionato a comprendere il potenziale aiuto di questo parametro nel definire la migliore efficacia terapeutica anti fumo; ovvero la personalizzazione della cura per ciascun fumatore, scelta fra un più tradizionale trattamento farmacologico con vareniclina o una terapia sostitutiva con cerotto di nicotina.

 

 

I ricercatori hanno così chiamato a raccolta 1246 fumatori che avevano espresso il desiderio di recedere dal vizio, i quali, in base ai risultati del prelievo di sangue, sono stati suddivisi in due gruppi: 662 metabolizzatori lenti e 584 normo-metabolizzatori. Essi sono stati poi assegnati in maniera casuale a seguire per 11 settimane o un trattamento con un cerotto di nicotina unito a una compressa di placebo, o con vareniclina più un cerotto di placebo, o ancora con una pillola e un cerotto placebo. A tutti è stato riservato il medesimo trattamento: ovvero alcuni consigli di tipo comportamentale e il monitoraggio per 12 settimane dall’ultima loro sigaretta. Ciò che è cambiato però è stato il risultato finale.

I risultati. Al termine delle 11 settimane di trattamento, infatti, i normo-metabolizzatori in terapia con la classica vareniclina presentavano il doppio delle probabilità di non ricadere nel vizio rispetto al gruppo trattato con il cerotto di nicotina, ma anche di mantenere il buon proposito, restando lontani dalla sigaretta anche a sei mesi di distanza. Questa differenza di successo tra le due forme di trattamento (terapia farmacologica versus terapia sostitutiva) non emergeva invece tra i metabolizzatori lenti, che però riferivano un maggior numero di effetti indesiderati correlato alla vareniclina, quando trattati appunto col farmaco attivo. In buona sostanza chi consumava nicotina a una velocità normale sembrava più adatto a una terapia farmacologica e chi era lento a quella alternativa con cerotto.

 

 

Ma c’è di più: recenti studi compiuti a livello mondiale attestano che oltre il 60 percento dei tabagisti che cercano di smettere di fumare recede a questa volontà entro la prima settimana o fa mille tentativi per restare fedele al proprio intendimento, ricadendo però poi nel vizio. Quest’ultima ricerca dimostrerebbe invece che la personalizzazione del trattamento, basata sul tasso di metabolizzazione della nicotina del singolo individuo, ha maggiori chance di successo e favorirebbe l’intenzionale volontà dell’(ex)fumatore.

Dipendenza difficile e non. Qual è la ragione della dipendenza e a che cosa è dovuta la capacità di dare un taglio alle sigarette? Pare proprio dalla velocità di metabolizzazione della nicotina. Ovvero tutti i fumatori sentono l’irrefrenabile bisogno/desiderio di assumere nicotina quando i livelli corporei di questa sostanza si abbassano, tuttavia i normo-metabolizzatori, che rappresentano circa il 60 percento del totale, presentano un calo dei livelli di nicotina più rapido che li induce a fumare sempre più. Fatto, questo, che rende più difficile sbaragliare la voglia e la dipendenza dalle bionde rispetto agli assimilatori lenti.

Lo sviluppo (futuro) di un semplice esame del sangue potrebbe così aiutare a classificare queste due categorie di fumatori e definirli terapeuticamente. Restano ora da capire il costo del test NMR su larga scala e la possibilità di applicazione nella pratica clinica una volta confermato  il costo-efficacia di questo nuovo approccio anti-dipendenza.

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