Tre università lanciano l'allarme

Lo smog sta uccidendo la Cina

Lo smog sta uccidendo la Cina
06 Novembre 2014 ore 14:29

La Cina è il Paese più popoloso del mondo. Ed è anche il più inquinato. Sono centinaia di migliaia i morti per lo smog all’anno. I numeri più allarmanti arrivano da uno studio congiunto di ricercatori di tre università cinesi, Tsinghua, Pechino e Accademia per la pianificazione ambientale, e parlano di 670mila morti nel solo anno 2012 provocati dall’uso di carbone. Le esalazioni di carbone riducono di 5 anni l’aspettativa di vita di un cinese. E la cifra è solo una minima parte dei decessi annuali provocati dall’inquinamento, che secondo i dati di un paio di anni fa della rivista Lancet sarebbero più di 1,2 milioni. La Banca Mondiale stima che si aggiri attorno ai 100 miliardi di dollari il costo sanitario associato alle malattie respiratorie. L’inquinamento da carbone provocato dalla Cina costituisce il 15% dell’inquinamento globale, e i danni si estendono per tutto il Pacifico Occidentale fino agli Stati Uniti.

I cinesi che popolano le grandi città ogni giorno respirano un’aria terribile. Una passeggiata a Pechino equivale a fumare 21 sigarette al giorno. I casi di cancro al polmone, infarto, morti premature e patologie croniche delle vie respiratorie sono una costante per la quasi totalità delle persone che vive soprattutto nelle metropoli. La nebbia fitta tra le strade è sempre presente perché in Cina più del 90% delle città non raggiungono i valori di qualità dell’aria posti dal governo.

Un vero disastro ambientale quello provocato dalle polveri sottili, in particolare le PM2.5, particelle tossiche di dimensioni inferiori ai 2,5 milligrammi che nelle grandi città cinesi arrivano a una concentrazione di decine di volte superiore al limite stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Sarebbero 157 i milioni di persone a rischio perché residenti in zone ad alto tasso di polveri sottili.

La Cina e la misurazione (tardiva) della qualità dell’aria La Cina ha solo recentemente introdotto la misurazione della qualità dell’aria e solo ultimamente le autorità locali hanno adottato misure per ridurre le emissioni nocive e migliorare l’aria che si respira. Per anni la politica cinese ha preferito favorire una crescita industriale scriteriata e senza la minima attenzione alle ricadute ambientali provocate dall’espansione selvaggia di fabbriche e industrie. Il principio su cui ci si basava era quello della corsa al raggiungimento, con qualunque mezzo pur di fare in fretta, dei livelli di sviluppo dell’occidente. Una volta raggiunti, si sarebbe guardato anche alle misure anti inquinamento. L’anno scorso, per la prima volta, la Cina ha superato l’Unione Europea nei livelli di emissioni inquinanti pro capite, contribuendo così a un nuovo record dei gas serra a livello mondiale. Nel corso dell’ultima maratona di Pechino dello scorso 19 ottobre, le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, i corridori sono stati costretti a indossare le maschere antigas. Anche i cani hanno crisi respiratorie.

Agricoltura a rischio. Anche la terra è sempre meno coltivabile per via dell’inquinamento. Un report dell’agenzia Xinhua ha stimato che il 40% della superficie agricola ha perso la sua capacità di produrre cibo. Da nord a sud la terra si fa sempre più acida, erosa e meno fertile e lo Stato si è reso conto solo ora, con anni di ritardo, che la politica di inquinamento selvaggio portata avanti non paga a lungo termine, ma porta all’estinzione. Oggi il ministero dell’agricoltura vorrebbe creare 53 milioni di ettari di terre agricole connesse tra loro, in grado di resistere meglio alle siccità e alle alluvioni. Inoltre, è al vaglio la proposta di un monitoraggio sulla gestione delle zone in cui si pratica l’agricoltura. Ma per fare tutto questo ci vogliono anni, e una nuova legge non sarà pronta prima del 2017.

Non solo carbone. Non è solo il carbone a inquinare in Cina. L’organizzazione americana National Resources Defense Council ha rilasciato un report in cui lancia l’allarme inquinamento da ossido di zolfo. Un problema causato dalle migliaia di navi cargo che ogni giorno prendono il largo dalle coste della Cina per raggiungere i mercati dei cinque continenti. Ben 7 fra i più grandi porti commerciali del mondo si trovano in Cina e una nave cargo può arrivare a inquinare più di mezzo milione di camion cinesi di ultima generazione. A Hong Kong la situazione è grave, e si stima che l’attività marittima sia responsabile del 50% delle emissioni di ossido di zolfo e di circa un terzo di quelle di ossido di azoto, e i carburanti puliti costano almeno il 48% in più rispetto ai combustibili tradizionali.

Misure straordinarie per il vertice Apec. Da venerdì 7 novembre Pechino ospiterà per 5 giorni il vertice Apec dei Paesi dell’Asia e del Pacifico. Per l’occasione, visti i livelli più che allarmanti dell’inquinamento il governo cinese ha decretato una settimana di vacanza per tutti: scuole e fabbriche chiuse per ridurre i gas inquinanti. La circolazione dei veicoli è a targhe alterne e sono stati previsti pacchetti di viaggio a prezzi ridotti per incentivare la gente a uscire dalla città. Le fabbriche site in un raggio fino a 200 chilometri dalla capitale sono state chiuse. A Pechino, la cui temperatura massima in questi giorni si aggira in media sui 10 gradi e la minima sfiora lo 0, è stato deciso che le caldaie a carbone devono rimanere spente. È vietato anche fare barbecue e bruciare i vestiti dei defunti nei forni dei cimiteri. Non si ricordavano misure così dal 2008, in occasione delle olimpiadi invernali. Misure che secondo gli ambientalisti rasentano il ridicolo e soprattutto non hanno alcun effetto a lungo termine. L’obiettivo di Pechino, secondo gli ambientalisti, è rendere l’aria solo un po’ più pura e il cielo blu nei giorni del vertice.

 

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