Progetti perduti

Il sogno della Val Seriana in galleria In attesa di… attaccarsi al tram

Il sogno della Val Seriana in galleria In attesa di… attaccarsi al tram
11 Novembre 2017 ore 08:00

«Cosa resterà di questi Anni Ottanta?». Se lo chiedeva Raf in una canzonetta del 1989 a suo modo profetica. A ormai trent’anni di distanza, la patina vintage di filmati e contesto sociale di quell’epoca ammanta ogni cosa. Erano gli anni rampanti della «Milano da bere e vedere», giusto per parafrasare la notissima réclame dell’Amaro Ramazzotti e l’intraprendente scalata all’etere nazionale del Biscione di Silvio Berlusconi, che con le famose videocassette distribuite a emittenti locali di mezza Italia trovò il modo di aggirare il monopolio di trasmissione sul territorio nazionale da parte della Tv di Stato.

 

 

Risale proprio a quegli anni e a quel contesto un’altra, meno nota, distribuzione di videocassette, che nel 1991 interessò i comuni della Valle Seriana e alcuni convegni specializzati: la presentazione di un fantasmagorico progetto ideato dal Cocis (Comitato città sotterranea) presieduto a Milano da Giuseppe Villoresi. In una Valle ancora lontana dalle nubi cupe della crisi, si ipotizzava la creazione di un lungo tunnel, da Alzano Lombardo a Ponte Nossa, con tre piani viari sovrapposti (merci, tram e automobili) e caverne sotterranee avveniristiche, in cui installare aziende e centri commerciali, ma anche teatri, piscine e palazzetti dello sport. Quel video, distribuito a tutte le amministrazioni comunali della Valle Seriana in formato VHS, è ancora disponibile in molti archivi, sepolto dagli anni, dalla burocrazia e soprattutto dai tempi, che in progredire hanno sì portato in valle qualche tunnel lungo una superstrada nata vecchia (su tutti la Montenegrone e le due gallerie fra Albino e Cene) ma hanno anche aperto il tunnel (ben più profondo) della crisi economica.

 

 

Il Cocis nacque nel 1986, con un convegno dedicato all’utilizzo del sottosuolo quale utile leva per la salvaguardia dell’ambiente. Fiorirono progetti come il raddoppio (in sotterranea) dell’Ospedale Niguarda o la più generale ipotesi di creare una vera e propria Milano sotterranea.«Se l’ uomo si lasciasse scoraggiare dalle grandi imprese, – affermava Villoresi nel 2001 in un’intervista a Repubblica –  oggi non avremmo un monumento di 68 metri di facciata e 108 metri di altezza massima, tutto in marmo di Candoglia trasportato su chiatte cinque secoli fa dalle montagne del lago Maggiore: il Duomo». Nella proposta progettuale legata alla Valle Seriana si ipotizzavano costi per circa 250 miliardi di vecchie lire, tempi relativamente brevi (3-4 anni) in verità un po’ ottimistici e disponibilità di aree utilizzabili di almeno 120.000 metri quadrati, utili per essere alienate a copertura dei costi complessivi di costruzione.

 

 

In quelle videocassette rimane il sogno di anni in cui tutto era possibile e pensabile. Rivederne il contenuto è un modo per riavvolgere il nastro e capire se oggi, in un tempo in cui possiamo dotarci di tecnologie allora inimmaginabili, è ancora possibile volare alto e andare al di là delle buche da rattoppare e degli ingorghi su cui imprecare.  Al di là del merito, in quell’idea sotterranea che ora fa quasi sorridere c’erano gli stessi orizzonti audaci che oggi ipotizzano lo Skidome di Selvino oppure il prolungamento (molto più concreto e realizzabile) della linea TEB da Albino a Vertova e, perché no, a Clusone.  Definiamola pure, per stare agli slogan del nuovo millennio,  come la necessità di un colpo d’ala, cioè la capacità di andare al di là del contingente per progettare uno scenario diverso, sia esso sociale, turistico, manifatturiero o di mobilità..

In quelle videocassette c’era, inconsapevole e convinto, un sogno che ora dorme negli archivi dei Municipi e forse, anche nel cuore, delle nuove generazioni. Attaccarsi al tram (per restare al prolungamento TEB che darebbe una svolta importante) può essere davvero un ritorno al futuro su corde analoghe. Da una parte la nostalgia vintage delle Ferrovie delle Valli sciaguratamente dismesse, dall’altra il sogno possibile di un nuovo miracolo in Valle Seriana. A costo di spostare le montagne.

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