Mica basta fare pesi...

Sorpresa! È stato appena scoperto l’interruttore dentro i nostri muscoli

Sorpresa! È stato appena scoperto l’interruttore dentro i nostri muscoli
14 Novembre 2018 ore 09:13

A volte vanno in “on” e a volte in “off”. Proprio come un interruttore della luce. In questo caso, però, stiamo parlando dei muscoli, i quali sotto l’impulso dell’esercizio fisico possono rispondere bene a un allenamento di tipo aerobico potenziando la resistenza o crescendo in volume, oppure sviluppare solo uno dei due aspetti oppure, ancora, non ottenere alcun risultato. La responsabilità di questa reazione sarebbe associata a una specifica proteina: lo hanno scoperto un gruppo di ricercatori americani del Clinical, Behavioral and Outcomes Research del Joslin Center e ne hanno dato notizia sulla rivista Nature Communications.

 

 

JNK. Per esteso si chiama c-Jun N-terminal kinase (per comodità JNK) ed è la proteina “muscolare” in grado di regolare la risposta all’allenamento e all’esercizio fisico di tutte le fibre c+oinvolte. Gli esperti la considerano una sorta di interruttore nascosto nei muscoli che si accende e si spegne, decidendo così l’evoluzione e il comportamento dei muscoli nel tempo. Pare infatti che se durante l’esercizio fisico questa proteina si attiva, i muscoli potranno crescere e tonificarsi sviluppando massa muscolare, mentre se la JNK resta inattiva i muscoli potranno solo sperare di potenziare o di adattare la loro capacità all’esercizio aerobico, migliorando la resistenza allo sforzo, senza però aumentare di volume. Si tratta di una scoperta inedita, fino ad ora mai studiata o evidenziata: la JNK è una proteina già nota agli scienziati, tuttavia la sua azione è sempre stata associata allo sviluppo o all’implicazione in malattie di tipo infiammatorio o del metabolismo, tra cui il diabete di tipo 2 o l’obesità. Il fatto che la JNK possa essere “attivata” dall’esercizio fisico è una novità, in per certi versi “strana” anche per gli stessi ricercatori, che per accertarsi della loro ipotesi hanno effettuato una serie di test, innanzitutto su animali da laboratorio.

L’attività “fisica” della JNK. Ci sono voluti una serie di esperimenti sui topolini per arrivare alla scoperta sulla “liaison” fra questa specifica proteina e l’esercizio fisico. I ricercatori hanno infatti iniziato a studiare le reazioni sull’impegno muscolare in alcuni topi geneticamente modificati, cui era stata cioè resa inefficace la proteina in questione. Nonostante questo difetto, i topolini sembravano sani, correndo regolarmente sulle ruote delle gabbie. Tuttavia, quando gli animali venivano addestrati e potenziati a correre, quelli in cui la JNK era silente avevano maggiore capacità o sviluppavano più resistenza all’esercizio aerobico, evidenziata fisiologicamente dalla presenza di un numero maggiore di vasi e fibre muscolari specializzate a questo scopo rispetto a quelle trovate in topi normali. Le conclusioni degli esperimenti, per i ricercatori non lascerebbero incertezze: vi sarebbe evidenza che la JNK, attivata durante l’esercizio, ha la potenzialità di stimolare i muscoli sotto l’impulso dell’attività fisica, ma se la proteina resta inattiva si assisterebbe solo a un aumento della resistenza aerobica senza effetti diretti sulla massa muscolare. Un evento che ha fatto ipotizzare ai ricercatori il coinvolgimento in questo meccanismo anche della miostatina, una proteina che agirebbe in senso contrario, frenando lo sviluppo della massa muscolare. Una duplice informazione che potrebbe servire come punto di partenza per studi riguardanti il consolidamento o il mantenimento della massa muscolare nell’anziano, spesso soggetto per inattività a manifestare sarcopenia, ovvero debolezza muscolare fino alla perdita della massa stessa con ricadute negative sulla salute, e/o anche nel paziente oncologico dove la sarcopenia è una conseguenza/effetto collaterale della malattia.

 

 

Gli studi sull’uomo. Successivamente, in collaborazione con la Bond University australiana, gli esperimenti sono stati condotti anche sugli esseri umani. E, in fase preliminare, questi avrebbero dato esiti comparabili a quelli ottenuti sugli animali. In particolare si sarebbe registrata un’attivazione importante della JNK in sportivi dediti al sollevamento pesi con le gambe, un tipo di esercizio che alimenta la resistenza, mentre l’azione sarebbe risultata più debole o inattiva in caso di attività quali il ciclismo, che è di per sé uno sport di resistenza. Quale sarebbe allora la ragione-stimolo di attivazione della JNK? Secondo i ricercatori potrebbe dipendere innanzitutto dal grado di stress meccanico attuato sul muscolo durante l’esercizio, specie se di tipo aerobico ,e dalla ricettività individuale più o meno intensa. Dunque, secondo i ricercatori, in questo meccanismo risiederebbe la “strategia” per mettere a punto azioni migliorative della risposta muscolare, come ad esempio la creazione di farmaci intelligenti in grado di inibire la JNK o target molecolari ad essa correlati.

Le applicazioni. La JNK, però, non opererebbe soltanto sull’aspetto muscolare; infatti i ricercatori sono convinti che questa informazione/scoperta potrebbe avere ricadute importanti anche sulla gestione e implicazione nell’insorgenza e/o prevenzione di alcune malattie metaboliche, quali il diabete di tipo 2 e le associate problematiche cardiovascolari. Così è stato già avviato uno studio per valutare la risposta della JNK durante un esercizio di resistenza, confrontando le risposte fra soggetti con elevato rischio e meno di sviluppare diabete di tipo 2. Se le aspettative dei ricercatori fossero confermate, si potrebbe aprire la via per lo studio di eventuali nuove soluzioni per ridurre il rischio di malattie metaboliche in una determinata classe di pazienti. Ma non solo: secondo gli autori questi dati potrebbero essere di aiuto anche per capire meglio il “fenomeno dell’interferenza” che interessa alcuni atleti durante le fasi di allenamento. Al momento resta certo il fatto che l’attività fisica è salutare e che, in un contesto di vita sana, contribuisce alla prevenzione di malattia di carattere cronico e oncologico.

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