Smottamenti politici

Maroni premier in pectore?

Maroni premier in pectore?
09 Gennaio 2018 ore 07:00

«Non vado in pensione». Tra le sorprese con cui Roberto Maroni ha voluto infiammare la scena politica in questo inizio d’anno, questa è la meno sorpresa di tutte. Nessuno s’aspettava che il candidato del centrodestra al governo della più importante regione d’Italia rinunciasse a meno di due mesi dal voto. Nessuno s’aspettava che un politico nel pieno della sua carriera rinunciasse ad una vittoria che difficilmente gli sarebbe sfuggita. Allora, perché lo ha fatto? «Per motivi personali», ha detto. E poi ha subito respinto i dubbi sulla sua salute («Tutt’al più ho il problema del raffreddore», ha detto. Quali sono allora i motivi personali? Maroni è un personaggio calcolatore ed esuberante al tempo stesso. Difficile che una scelta così non sia frutto di una strategia che lui ha chiara in testa. I tempi della decisione lo fanno capire: non ci si ritira dalla corsa per una carica come quella di Governatore della Lombardia a meno di 50 di giorni dal voto mettendo a rischio anche la vittoria del proprio schieramento, per prendersi una pausa di riflessione. Perché una simile motivazione potesse essere credibile, bisognava che il ritiro venisse annunciato già da qualche mese. Si è fatto l’esempio di Giuliano Pisapia che non ha voluto ripresentarsi come sindaco di Milano, pura avendo ottime chance di farcela. Ma i tempi di Pisapia sono stati diversi. Ed era chiaro che lui volesse perseguire un (difficile) progetto politico per unire la sinistra.

 

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Candidato premier? Maroni invece lascia a freddo, con una mossa repentina di quelle che destinate ad agitare profondamente il quadro politico. Difficile pensare che non abbia un progetto della stessa lunghezza d’onda di Pisapia: cioè un progetto a livello nazionale. C’è una coincidenza che lo fa sospettare: l’annuncio è arrivato in coincidenza con il vertice di Arcore che ha sancito l’alleanza elettorale del centrodestra. Maroni non c’era nella villa di Berlusconi, ma il suo fantasma evidentemente aleggiava. In caso di una vittoria, assai possibile, di Forza Italia e compagnia, si sarebbe aperto il problema spinoso del premier. Escluso dai candidati Berlusconi per le note vicende legate alla legge Severino, quale nome avrebbe potuto mettere d’accordo tutte le anime di quel fronte politico?

 

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Pensare a Maroni deve essere stata la cosa più facile e immediata per tutti. È un uomo della Lega, ma di quella Lega che storicamente ha sempre tenuto ottimi rapporti con Forza Italia. È un leghista di governo, che infatti al governo ha già fatto esperienze importanti, in particolare come ministro degli Interni, con Berlusconi come premier. Con il leader di Arcore ha sempre avuto ottimi rapporti, all’insegna del pragmatismo. Ed è anche milanista, il che non guasta certo… Per Salvini avere un leghista come premier rappresenterebbe comunque una vittoria politica. Berlusconi e Meloni sarebbero contenti di incassare un contrappeso in termini di ministeri che contano. Insediare il governatore della regione-traino alla guida del Paese, potrebbe essere percepito come un messaggio positivo per tutti.

E la Lombardia? Resta l’incognita della Lombardia, affidata all’ex sindaco di Varese Attilio Fontana. Lo hanno tirato in campo con una decisione fulminea. Il suo fronte a Varese, terra leghista, alle ultime elezioni ha perso la poltrona di sindaco. Vuoi vedere che il centrodestra per prendere Roma, perde Milano?

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