Condannata a risarcirli

Sottopagava gli operai in Danimarca La figuraccia di un’azienda italiana

Sottopagava gli operai in Danimarca La figuraccia di un’azienda italiana
12 Marzo 2015 ore 08:10

L’Italia è un Paese che da anni esporta la propria imprenditoria all’estero. In Europa sono sempre di più i settori in cui aziende italiane hanno saputo imporsi, anche lontano dalla propria patria. In Danimarca, ad esempio, i lavori di ampliamento della metropolitana sono stati subappaltati dalla Metroselskabet (la società pubblica responsabile del progetto) al CMT, Copenhagen Metro Team, composto da tre aziende italiane, tra cui la Cipa s.p.a, impresa napoletana (di Sorrento) fondata nel 1986 e specializzata nella realizzazione di opere di ingegneria nel sottosuolo. Purtroppo però, a Copenhagen, negli ultimi tempi non ci stiamo facendo una gran pubblicità.

 

 

Protagonisti in negativo. Il sito danese The Local, martedì 10 marzo, ha infatti reso noto che la Cipa è stata condannata a risarcire i propri dipendenti per la cifra record di 22 milioni di corone, pari a quasi 3 milioni di euro. L’accusa mossa all’azienda italiana è quella di aver sottopagato i lavoratori, accusa che ha poi dato vita al più grande caso di arbitrato industriale della storia danese. Secondo il tribunale arbitrale, la Cipa non avrebbe corrisposto a quasi 200 suoi dipendenti lo stipendio dovuto, anzi, li avrebbe sottopagati. Il sindacato che ha portato avanti la questione si chiama 3F e aveva inizialmente avanzato una domanda di 30,5 milioni di corone danesi di risarcimento. Una cifra che è stata leggermente ridimensionata al ribasso, ma la decisione soddisfa comunque i sindacalisti danesi.

Sigurd Nissen-Petersen, portavoce della CMT, non si sbilancia ai microfoni della rete TV2 News: «Leggeremo accuratamente la sentenza. È troppo presto dire ora quali saranno le conseguenze, ma non influiranno sul progetto». Intanto però i lavori, come spiega The Local, sono in netto ritardo e i costi sono lievitati. Una situazione a cui, in Danimarca, non erano abituati a differenza nostra. Il cantiere di ampliamento della metropolitana della capitale era già finito al centro delle polemiche: molti cittadini hanno denunciato alle forze dell’ordine il superamento delle soglie di rumore consentite e un’altra azienda italiana facente parte di CMT è stata segnalata per le condizioni di lavoro all’Autorità dell’Ambiente danese (l’Arbejdstilsynet).

Tutto un problema di dumping. 3F ha parlato di «vittoria storica per i lavoratori danesi e importante contro il dumping sociale». Dei 200 lavoratori della Cipa in questione, infatti, quasi nessuno era danese, ma per la maggior parte portoghesi, rumeni e nostri connazionali. Il dumping sociale è un’espressione diventata comune nel linguaggio politico e giornalistico, soprattutto negli ultimi anni, quando il venir meno delle barriere commerciali ha esposto le produzioni italiane alla dura concorrenza dei beni prodotti a basso costo dei Paesi in via di sviluppo emergenti o dal costo della manodopera decisamente inferiore. Di fatto, l’accusa mossa alla Cipa dal sindacato danese era quello di aver costi (e quindi aver potuto offrire alla Metroselskabet un prezzo) inferiori perché non soggetta alle più rigorose leggi in materia di sicurezza, diritti del lavoratore (salari minimi, ferie) e ambiente che vigono in Danimarca. È la stessa identica accusa che viene spesso mossa alle aziende straniere operanti nel nostro Paese, dove però difficilmente si arriva a decisioni come quella presa dal tribunale arbitrale danese contro la Cipa.

 

 

La situazione salariale in Danimarca. La Danimarca è uno di quegli Stati europei che non presenta un salario minimo imposto per legge, ma che delega alla contrattazione fra le parti sociali tale decisione. Ogni settore, quindi, si regola sul contratto collettivo in vigore, compreso quello dell’edilizia in cui opera la Cipa. Questi accordi contengono disposizioni relative a salario, orario di lavoro, formazione, previdenza, congedo per malattia e termini di preavviso. I lavoratori stranieri sono generalmente soggetti alle norme e gli accordi che si applicano sul mercato del lavoro danese e per questo i sindacati di Copenhagen si sono mossi per le condizioni lavorative imposte dai propri dipendenti dalla Cipa: non ritenevano rispettassero le condizioni lavorative del mercato del lavoro danese. Del resto la Danimarca è spesso presa da esempio sul tema. Circa la questione del reddito minimo garantito, è considerato un Paese modello, come spiegava Il Fatto Quotidiano: il sistema danese è tra i più avanzati del continente ed è basato su un pilastro principale, il Kontanthjælp, cioè l’assistenza sociale. Il sussidio è tra i più ricchi: la base per un singolo over 25 è di 1.325 euro (escluso l’aiuto per l’affitto, che viene elargito a parte), che arrivano a 1.760 per chi ha figli. I beneficiari che non hanno inabilità al lavoro sono obbligati a cercare attivamente un’occupazione e ad accettare offerte appropriate al loro curriculum, pena la sospensione del diritto. A differenza della maggior parte degli altri Paesi, il sussidio è tassabile. E se ci si assenta dal lavoro senza giustificati motivi, viene ridotto in base alle ore di assenza.

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