la politica bergamasca

Spunti e polemiche della settimana A partire dal presepe “vietato”

Spunti e polemiche della settimana A partire dal presepe “vietato”
05 Dicembre 2014 ore 11:10

Riassumiamo i principali temi del dibattito politico bergamasco, con relative polemiche, nella settimana che si è appena conclusa.

IL “NON PRESEPE” ALLA DE AMICIS E TUTTE LE DICHIARAZIONI CHE NE SON SEGUITE

Probabilmente in pochi si sarebbero aspettati il marasma e le moltissime critiche, giunte da ogni parte del mondo politico, che hanno colpito l’istituto De Amicis di Bergamo, alla Celadina. Tutto ha inizio quando, alcuni siti d’informazione locali, riportano la notizia che il preside della scuola, Luciano Mastrorocco, avrebbe vietato il presepe nel suo istituto per rispetto di quel 30% di alunni che non sono di religione cristiana. Secondo questi siti, la decisione avrebbe mandato su tutte le furie molti genitori. Poche ora dopo, nella stessa giornata di venerdì 5 dicembre, L’Eco di Bergamo torna sull’argomento, riferendo che, a quanto pare, la maggior parte dei genitori viveva con indifferenza la presenza o meno del presepe, cosa confermata dal preside, che ha affermato: «Non c’è stato nessun divieto da parte mia, è la linea educativa della scuola che vuole crescere i bambini in un confronto tra culture differenti, ma senza imporre celebrazioni rituali e simboliche. Solo un genitore mi ha chiamato per questa questione».

Ma, oramai, il putiferio era cominciato. Hanno così iniziato ad arrivare le critiche dei più svariati esponenti politici, locali e nazionali: i primi ad indignarsi sono stati il capogruppo della Lega in Consiglio comunale, Alberto Ribolla, e Andrea Tremaglia (Fratelli d’Italia): «L’integrazione non si fa cancellando la nostra cultura e le nostra tradizioni!», e hanno ricordato un importante precedente giuridico: «Siamo alla solita e scontata fiera della superficialità e del laicismo della quale le vere vittime sono le nostre tradizioni e il buon senso. Ricordiamo che già nel 2011 la Corte di Giustizia Europea ha precisato rispetto al crocefisso – elemento ben più identificabile del presepe – che la sua presenza nelle aule scolastiche corrisponde a una tradizione che si giudica importante perpetuare». I due giovani consiglieri hanno chiesto all’amministrazione una presa di posizione decisa: «Ci aspettiamo che l’assessorato e l’amministrazione si assumano la responsabilità di una presa di posizione chiara e netta rispetto a un gesto estremista e oscurantista: invece di cercare, come sempre, di salvare capra e cavoli, questa volta ci aiuti a proteggere pastori e pecorelle». Sono stati seguiti a stretto giro di boa dall’azzurra Alessandra Gallone: «Trovo discutibile la posizione del dirigente scolastico di questa nostra scuola bergamasca (che, ahimè, non è sicuramente l’unica) che vieta il presepe in nome di una stucchevole definizione di “rispetto” di chi frequenta la stessa scuola ma non segue le medesime tradizioni».

Nel tardo pomeriggio di venerdì 5 dicembre, esponenti della Lega e di Fratelli d’Italia-An, avevano reso noto che nel pomeriggio del 6 dicembre sarebbe stato istituito un presidio di protesta proprio davanti alla scuola. Al presidio aveva annunciato la sua presenza, intorno alle 17, anche il leader del Carroccio Matteo Salvini, il leader del Carroccio, Matteo Salvini, è intervenuto personalmente sull’argomento tramite la sua pagina Facebook, usando parole dure: «Pazzesco. All’Istituto De Amicis di Bergamo il preside ha vietato il presepe. Luciano Mastrorocco, il dirigente anti-Natale, dice infatti che “la favoletta che la cultura europea è figlia di tante cose, tra cui il cristianesimo, non sta più in piedi”. E poi ancora “non va creata alcuna discriminazione… in questa scuola gli alunni non italiani sono il 30%… qualcuno potrebbe subire ciò che non gli appartiene… a scuola non ci devono essere simboli che dividono”. Una vergogna. È questo il modello di “scuola” che dovrebbe educare i nostri figli? Perché togliere ai bambini, di qualunque razza e cultura, il bello del Natale? Quasi quasi, sabato pomeriggio, il Presepe a quella scuola lo porto io. Cosa ne pensate?» . Poche ore dopo, ha rincarato la dose: «Arriviamo a 10.000 “mi piace” per chiedere l’allontanamento del signor Luciano Mastrorocco, il “preside” dell’Istituto De Amicis di Bergamo, che non vuole il presepe nella sua scuola? Domani alle 17 sarò a Bergamo per portare un Presepe alla scuola». 

Addirittura il senatore Giacomo Stucchi, a Roma, ha inviato un’interrogazione ai ministeri dell’Istruzione e dell’Interno, chiedendo «un’immediata ispezione per verificare la correttezza del comportamento e della decisione assunta dal dirigente Mastrorocco e delle motivazioni pubblicamente utilizzate a sostegno della sua scelta». Non manca il commento del vice presidente del Senato, il leghista Roberto Calderoli, che ha affermato: «Come bergamasco mi vergogno e chiedo scusa a chi in quel simbolo, come il sottoscritto, ha sempre creduto. A Roma la Procura ha scoperto il mondo di mezzo dei mafiosi, noi invece scopriamo un mondo di merda. Se qualcuno è disturbato dai nostri presepi e dai nostri crocefissi può sempre tornare da dove è venuto. Sono disposto a pagare loro il rientro, a condizione che lo facciano subito e che il biglietto sia di sola andata».

Alla Lega hanno risposto, sui social network, il consigliere comunale del M5S Fabio Gregorelli (che ha una figlia alla De Amicis), che ha affermato:«capisco che Salvini sia alla ricerca di voti, ma questa resta una questione sollevata da noi genitori», e l’assessore comunale Giacomo Angeloni (Pd): «Anche Gesù fu un profugo: il presepe ne è la rappresentazione. Se Salvini lo difende, dica sì all’accoglienza dei migranti».

Nella serata di venerdì 5 dicembre, è arrivato un tweet del sindaco Giorgio Gori, che recita: «Rispetto la scelta del preside, ma dico la mia: laicità non è azzerare le differenze, ma dare voce a tutti. Un presepe non offende nessuno». Dello stesso avviso sono state l’assessore regionale alla Cultura, Cristina Cappellini: «Il rispetto per le altre religioni e culture non deve mai trasformarsi in una rinuncia delle nostre radici», la deputata del PSI Pia Locatelli: «L’intento e le ragioni del dirigente scolastico sono comprensibili, ma non possiamo rinunciare alle nostre tradizioni e religioni per non fare torti a chi ha tradizioni e religioni diverse», e il provveditore Patrizia Graziani dice: «Rispetto la decisione del preside di una scuola che gode dell’autonomia, però il cristianesimo fa parte del patrimonio storico e culturale dell’Italia e anche dell’Europa. Il presepe è un simbolo della tradizione, della religione e non offende nessuno. Oggi nelle scuole si festeggia pure Halloween, che non ci appartiene».

Sull’argomento, è infine tornato il diretto interessato, il preside dell’istituto Luciano Mastrorocco, affermando: «Non ho vietato il presepe. L’indicazione condivisa nell’Istituto va nella direzione di ciò che è opportuno, intelligente e sensato fare in una scuola pubblica plurale e inclusiva. Noi ragioniamo per differenze e cerchiamo di pensare per potenzialità, cosa impossibile se cominciamo ad assumere i limiti delle appartenenze religiose, che hanno la loro più totale e assoluta legittimità, nella libertà di ogni famiglia di crescere i propri figli, ma che non può e non deve diventare elemento divisivo all’interno dell’istituzione pubblica».

Alle 15.30 del 6 dicembre, si è tenuta una conferenza stampa proprio all’istituto De Amicis, a cui hanno partecipato il sindaco Giorgio Gori, il preside Luciano Mastrorocco e il parroco della Celadina don Mario Carminati. Tema centrale la discussione attorno al caso del “non presepe”. Per sapere cosa è stato detto, leggete QUI. Intorno alle 17 dello stesso giorno, invece, Matteo Salvini si è presentato al presidio di protesta istituito dalla Lega Nord all’esterno del De Amicis, proprio come aveva annunciato avrebbe fatto. Qui, il leader del Carroccio, ha collocato innanzi all’ingresso della scuola un grande presepe, aiutato dal segretario provinciale Daniele Belotti. Salvini ha affermato che «non è un problema di religione, il presepio è un simbolo di gioia e accoglienza. Il problema è di qualcuno che dovrebbe educare, ma che se fa questi ragionamenti dovrebbe cambiare lavoro». Insieme al leader della Lega sono arrivati anche il vice presidente del Senato Roberto Calderoli, che ha portato un altro piccolo presepe, Roberto Castelli e l’ex assessore Massimo Bandera. Proprio dalla parte opposta dell’istituto, ad un altro ingresso, si stava organizzando la cosiddetta “merenda solidale”. Gli organizzatori di questa manifestazione hanno appeso uno striscione che recitava: «Il presepio non c’è, ma sta arrivando l’asino», riferendosi a Matteo Salvini. I due gruppi non sono comunque entrati in contatto e non ci sono state tensioni. Alla fine del presidio leghista, le statue del presepe che erano state portate, sono state rimosse dagli stessi organizzatori.

LEGA NORD CONTRO LO STANZIAMENTO DI NUOVI FONDI PER IL TRASPORTO PUBBLICO

L’ufficio stampa della Lega Nord ha diffuso un comunicato del capogruppo cittadino Alberto Ribolla, che si è scagliato contro la decisione di destinare ulteriori fondi per il trasporto pubblico, nonostante il bilancio già in attivo di Atb. Ribolla ha dichiarato: «La Giunta Gori invece di dare una mano ai bergamaschi diminuendo la tassazione ha preferito stanziare in assestamento di bilancio ulteriori 500 mila euro per il Trasporto pubblico locale. Un finanziamento di cui non si comprende proprio la necessità, considerato che è già stato aumentato il costo dei biglietti per i nostri concittadini e che Atb ha chiuso il bilancio in utile».

L’assessore alla mobilità Stefano Zenoni ha risposto con un comunicato stampa: «Tutto ci saremmo aspettati tranne che di essere attaccati dalla Lega Nord per aver deciso di investire più risorse nel trasporto pubblico locale, ovvero in uno dei servizi più importanti per i cittadini, il perno fondamentale per perseguire politiche ambientali virtuose […] Le critiche fatte dal consigliere Ribolla nascono da una scarsa conoscenza della situazione […] Questa Amministrazione vuole semplicemente rispettare i contratti siglati dal Comune con un’azienda interamente posseduta dal Comune stesso e non crediamo servano giustificazioni per questa condotta. Il fatto che il consigliere Ribolla parli di ATB come se parlasse di un “nemico” spiega forse perché tale rispetto del contratto non fosse previsto nel bilancio approvato dalla sua maggioranza».

L’assessore ha poi chiarito la questione dell’aumento di tariffe: «L’adeguamento tariffario di quest’estate, citato nel comunicato stampa, non ha invece nulla a che fare con queste decisioni. Quell’adeguamento è frutto dell’applicazione delle percentuali di aumento fissate dalla Regione Lombardia guidata sempre da Maroni».

ORARI RIDOTTI PER LE BIBLIOTECHE CITTADINE, L’OPPOSIZIONE PROTESTA

Durante la riunione della commissione giovani è stato annunciato un taglio degli orari delle biblioteche cittadine. Secondo il nuovo piano, l’orario di apertura mattutino sarà posticipato dalle 8.30 alle 9, mentre alla biblioteca Caversazzi, l’unica ad offrire il servizio serale, ci sarà una chiusura anticipata dalle 23.30 alle 22.30. Non sono mancate le proteste da parte di tutta l’opposizione, tra cui quelle di Alberto Ribolla (Lega), Andrea Tremaglia (Fdi-An), Marcello Zenoni (Movimento 5 Stelle), Danilo Minuti (Lista Tentorio) e Tommaso D’Aloia (Forza Italia), che hanno  accusato la giunta di fare tutto da sola e non coinvolgere nemmeno i consiglieri del centrosinistra.

Il capogruppo della Lega Nord Alberto Ribolla è intervenuto sui social network: «Amministrazione Gori (Ass. Ghisalberti) in campagna elettorale e anche dopo: manterremo gli orari di apertura delle biblioteche (anche per le aule studio) e anzi, se potremo, li amplieremo. Oggi in commissione arriva la proposta di ridurre di 20 ore a settimana gli orari di apertura delle biblioteche, in particolare quelli serali particolarmente utilizzati dagli studenti!». Anche Fratelli d’Italia si è scagliato contro la decisione, lamentando poca trasparenza: «Nel documento preparato dagli uffici dell’assessorato alla cultura non vi era traccia delle proposte avanzate in commissione dalla minoranza, ma ci siamo trovati davanti all’apertura mattutina posticipata  e alla chiusura anticipata della Caversazzi». I coordinatori azzurri Zucchinali e Verdi hanno affermato: «Come Fratelli d’Italia-AN dobbiamo censurare la strana concezione di città universitaria del centrosinistra: prima, con Bruni, si dice no all’idea di campus universitario nell’area ex ospedale; ora, con Gori, si taglia l’orario di apertura delle biblioteche. Il passo, purtroppo, è tutt’altro che cambiato».

L’assessore alla cultura Nadia Ghisalberti ha risposto difendendo il proprio operato: «Abbiamo investito 60 mila euro in più rispetto all’amministrazione Tentorio, che nel bilancio varato, non aveva tenuto conto dell’aumento previsto dai costi del servizio per oltre 80 mila euro. Altro che promesse mancate, siamo soddisfatti per essere riusciti a tamponare una situazione che avrebbe portato a una drammatica perdita di posti di lavoro».

TENTORIO SOLLECITA GORI SULLA GREENWAY

La Greenway, che dovrebbe permettere di raggiungere città bassa da Castagneta, è ancora chiusa a causa del pericolo di ulteriori frane, dopo quella avvenuta il 2 febbraio 2014, e dei lavori ancora da svolgere per la messa in sicurezza che i proprietari del terreno interessato si sono, finora, rifiutati di compiere. La Lista Tentorio ha presentato un’interpellanza per chiedere alla giunta qual è lo stato attuale dei lavori, e per evidenziare come la situazione non si sia evoluta da quando la giunta dell’ex sindaco aveva imposto la chiusura di quel tratto. Il gruppo dell’opposizione ha anche considerato, come in passato, la possibilità di cominciare i lavori senza attendere una pronuncia definitiva sulle responsabilità, velocizzando i tempi e provvedendo successivamente al recupero del credito dai proprietari.

L’amministrazione ha risposto spiegando che il 10 settembre si è svolto un incontro tra periti, legali e proprietari del terreno per trovare una soluzione comune, evitando una dispendiosa causa, ma non è stato possibile trovare un punto d’accordo. Per questo motivo, sarà necessario attende la decisione del Tribunale, fissata al 15 dicembre 2014. Qualsiasi intervento precedente potrebbe intaccare o annullare la presentazione dell’accertamento tecnico preventivo (ATP), esponendo il Comune al sostegno dei costi di ripristino. In conclusione, l’assessore ai lavori pubblici Marco Brembilla, firmatario del documento, ha ammesso di non poter fissare una data certa per la riapertura della Greenway poiché mancano i requisiti legali, che non dipendono soltanto dall’amministrazione, ma anche (e soprattutto, per come stanno le cose) dal tribunale.

TELGATE CHIUDE LE FRONTIERE CON L’ORDINANZA ANTI-EBOLA

Il sindaco di Telgate Fabrizio Sala ha emesso un’ordinanza che impone il: «Divieto di dimora, anche occasionale, presso qualsiasi struttura di accoglienza, per persone prive di regolare documento di identità e di tessera sanitaria o di regolare certificato medico rilasciato dalla competente Unità Socio Sanitaria attestante le condizioni sanitarie e l’idoneità a soggiornare». Il primo cittadino ha spiegato le motivazioni di questa azione: «È una misura a tutela della salute dei cittadini telgatesi. Sia sul territorio comunale che in quelli circostanti stanno tornando malattie da tempo debellate, come scabbia e tubercolosi, senza dimenticare il pericolo ebola riconosciuto a livello comunitario: la preoccupazione dei cittadini cresce, tanto che alcune mamme hanno dato il via a una raccolta firme, che ha già superato le 150 sottoscrizioni, per chiedere che i ragazzi stranieri che frequentano le nostre scuole vengano sottoposti a visite di controllo ogni volta che fanno ritorno al paese d’origine».

È intervenuto nel merito il segretario provinciale del Pd, Gabriele Riva, usando parole molto dure contro questo provvedimento: «Quello che più ci preme sottolineare è la scelta deliberata fatta dal Sindaco di Telgate di andare a incrinare rapporti sociali già tesi. La nostra preoccupazione è che dietro a scelte di tutela della salute pubblica si possano nascondere atti di razzismo. Creare allarmismi addossando ai migranti la responsabilità di contagiare gli autoctoni con malattie infettive e trovare tutti i modi per far tribolare i cittadini che provengono da altri Stati, ci riporta alle più devastanti e tremende pagine di storia che il mondo ha vissuto. Sarebbe il caso che le comunità interessate dessero segnali precisi che condannino questi tipi di comportamento».

Nei giorni successivi alle parole di Riva, Sala si è difeso dalle accuse di razzismo: «L’ordinanza nel suo specifico, vieta la dimora anche occasionale presso qualsiasi struttura di accoglienza, per tutte le persone che risultino prive di valido documento d’identità e tessera sanitaria e pertanto tacciarla di razzismo mi pare alquanto inopportuno e soprattutto fuorviante. Trovo più corretto specificare quando si parla di migranti che l’attenzione è rivolta su chi non è in possesso di valido titolo di soggiorno che in questo caso diviene clandestino».

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