Un bel gesto di amicizia prima della sfida sportiva. E il clima all’uscita dello stadio, ieri, era ancora questo: vicinanza, nonostante il risultato di Atalanta-Athletic Bilbao, per la Champions League, abbia lasciato grande amarezza ai tifosi bergamaschi.
Qualcosa, però, ha rovinato quel clima. L’alberello di Gernika (simbolo di libertà e giustizia per il popolo basco) piantato ieri, mercoledì 21 gennaio, al parco Goisis, nel quartiere Monterosso, dalla Fondazione Athletic Club Bilbao come segno di rispetto e fratellanza tra le due città, è stato sradicato, quasi per demenziale vendetta, da qualche vandalo. Perché non merita di essere chiamato tifoso.

L’annuncio dell’assessora Messina
Questo il mesto annuncio su Facebook dell’assessora Marcella Messina:
La doppia sconfitta.
Ieri sera la nostra squadra non è stata all’altezza contro l’Athletic Bilbao. Dopo un primo tempo meritatamente in vantaggio, nel secondo ha subito una pesante sconfitta: senza mordente, con poco coraggio. Ma il calcio ha il suo fascino, ahinoi, anche per questo: per i repentini capovolgimenti, per i risultati amari nonostante l’impegno, lo sforzo, la tensione e la voglia di farcela. È il calcio, signori miei. È lo sport. Ed è così, spesso, anche la vita.
Ci sono incredibili, incommensurabili ingiustizie a cui non sappiamo dare risposta. Ci sono famiglie in difficoltà, un’economia spesso aggressiva che angustia i più fragili. Sempre più sembra che solo la prepotenza, l’arroganza, la forza economica o muscolare possano avere la meglio. Eppure, di fronte a tutto questo, sono tantissime le tutele che abbiamo costruito e le energie positive che abbiamo saputo incanalare.
Prima di tutto c’è una società fatta di regole civili; poi ci sono le norme di comportamento, il rispetto reciproco, la solidarietà umana, le reti di sostegno e di mutuo aiuto, le leggi. Ma non basta: ci sono gli esempi, gli uomini e le donne portatori di virtù benefiche, le associazioni, il volontariato, la generosità umana. Di tutto questo è fatta anche la nostra bergamaschità: di piccoli e grandi atti di altruismo, di resilienza quotidiana. Sono esempi che ogni giorno, come Assessore ai Servizi sociali, incontro nel mio lavoro: comunità vive, persone di cui essere fieri, attività operose.
E questa virtuosa bergamaschità la ritroviamo anche nella nostra atalantinità. Il blu e il nero che sventolano nel vessillo significano – e devono significare – anche questo: una comunità coesa, tenace, generosa, unita. È a tutto questo che ho pensato questa mattina quando, con grande rammarico, ho visto che la pianta omaggiata dall’Athletic Bilbao, simbolo di amicizia e rispetto, è stata sradicata e cancellata.
Può una sconfitta calcistica portare a tanto? “Quattro ragazzotti”, si dirà. Può essere, ci mancherebbe. E nonostante il mio dispiacere, me ne devo fare una ragione. Ma resta un gesto incivile e inaccettabile, che deve essere stigmatizzato. Ne va del nostro essere bergamaschi e atalantini. Lo sport non è, e non deve mai diventare, un vessillo da innalzare contro qualcuno, ma al contrario una bandiera da esporre per ribadire chi si è e cosa si rappresenta. Per una volta diciamolo: ieri abbiamo perso due volte. Sconfitti in una partita andata male, ma che potremo recuperare con grinta; sconfitti, ancor di più, dal graffio ricevuto.
Grazie all’Athletic Bilbao che, arrivato già sconfitto, torna a casa con una duplice vittoria.