israele: «Continuerà a lungo»

A Gaza è tornata la guerra

A Gaza è tornata la guerra
20 Agosto 2014 ore 15:50

A Gaza la fine della tregua (19 agosto) torna a mietere vittime. Razzi da una parte e raid aerei dall’altra. Morte, distruzioni, spargimenti di sangue. La tragica consuetudine che accompagna le giornate nella Striscia di Gaza da quasi due mesi, in particolare dall’8 luglio, data di inizio dell’operazione Margine Protettivo.

Sono almeno venti i morti palestinesi da quando è scaduto il cessate il fuoco. Tra le vittime delle ultime ore anche tre capi di Hamas e la moglie e la figlia di due anni del comandante militare del movimento, Mohamed Deif, leader delle Brigate Izzedin al-Qassam. La donna e la bambina sono morte in seguito a un attacco dell’aviazione israeliana volto a uccidere Deif, di cui però non si conosce la sorte. Secondo i servizi segreti israeliani sarebbe morto, ma per le brigate al-Qassam sarebbe ancora ben saldo al comando.

Finora, dall’inizio della guerra sono morti oltre 2000 palestinesi, la maggior parte dei quali civili. I morti israeliani sono quasi 70, di cui tre civili e il resto militari. Il cessate il fuoco era in vigore dal 10 agosto e ora, con la ripresa dei combattimenti del 19 agosto, si teme una seconda, massiccia, fase dell’operazione Protective Edge. O, peggio ancora, che il conflitto diventi latente. Si era arrivati a una tregua dopo che Israele aveva dichiarato di aver terminato la distruzione di tutti i tunnel della Striscia. L’ultima escalation di violenze è il segnale che l’operazione non è finita. Lo confermano le dichiarazioni del ministro della guerra israeliano, Moshe Yaalon, che in una conferenza stampa ha dichiarato: «Il conflitto contro Gaza proseguirà ancora a lungo» e Israele porterà avanti le «eliminazioni mirate» dei leader palestinesi. Ha anche precisato che, nelle ultime ore, 100 luoghi nella Striscia di Gaza sono stati bombardati e Israele potrebbe anche riprendere un’aggressione via terra.

I vani tentativi di negoziato. Al Cairo, sotto la mediazione egiziana, le due parti avevano iniziato una sorta di negoziato, per arrivare a un cessate il fuoco duraturo. Anche se appariva chiaro come nessuna delle parti fosse realmente intenzionata a fare concessioni all’altra. Hamas chiedeva la fine dell’embargo, un porto e un aeroporto. Khaled Meshal, capo dell’ufficio politico di Hamas, dal suo esilio in Qatar aveva annunciato: «Non rinunceremo mai alle nostre richieste per quanto riguarda la revoca del blocco a Gaza e la costruzione di un aeroporto nella Striscia».

Israele, in seguito ai razzi di Hamas, aveva ritirato la delegazione al Cairo, in linea con quanto espresso pubblicamente da sempre dal premier Netanyahu: Israele non tratta sotto le bombe. Va notato che Hamas, questa volta, nega ogni coinvolgimento nel lancio dei razzi che ha violato la tregua, attribuendo la responsabilità a un gruppo salafita, e accusa Israele di aver colto l’occasione per riprendere la sua azione militare e porre fine a un negoziato «che non aveva fatto nessun passo avanti». I lanci di missili da Gaza sono stati 170 da quando la tregua è scaduta, e oltre 100 i raid aerei dell’esercito di Tsahal. Anche Hamas ha ritirato la delegazione, avendo constatato che Israele non è disposto ad alcuna concessione.

Tra gli obiettivi di Hamas, l’aeroporto Ben Gurion. Intanto Hamas ha fatto sapere che tra i suoi obiettivi c’è l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv. Alcune fonti sostengono che almeno uno dei razzi sparati nelle ultime ore da Hamas sia caduto nei  pressi dell’aeroporto, e le sirene sono tornate a suonare anche a Gerusalemme. Il Ben Gurion è lo scalo dove atterrano tutte le compagnie aeree in Israele. È lì che si arriva e da lì si parte. Una vera e propria minaccia alle compagnie aeree e a una delle principali fonti del PIL di Israele, il turismo. Le compagnie aeree internazionali e israeliane hanno annunciato che non intendono sospendere i loro voli.

Le preoccupazioni dell’Onu e gli israeliani in piazza La ripresa delle ostilità ha deluso non poco l’Onu e il suo segretario generale  Ban Ki Moon ha espresso le sue preoccupazioni per la difficoltà a fermare una seconda volta l’offensiva israeliana.

A poco è valsa la massiccia partecipazione di israeliani a una marcia di protesta a Tel Aviv. Erano in migliaia in piazza Rabin sabato 16 agosto. Mai prima d’ora si era vista una mobilitazione così grande di israeliani che chiedono la pace. Vi ha partecipato anche lo scrittore David Grossman, che ha affermato: «Israele deve fare la pace con l’Autorità palestinese».

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