Lettere in redazione

Stazione, incuria nelle piccole cose Porta resta «guasta» per due mesi

23 Settembre 2016 ore 13:55

I dettagli sono importanti. È nei dettagli, sostiene qualcuno, che sta il senso delle cose. Senza ambire a teorie metafisiche, una stazione appena rimessa a nuovo deve avere una porta funzionante. Punto. Tanto più se quella è una delle porte utili per permettere a una moltitudine di pendolari di lasciare i binari, una volta arrivati a Bergamo. Per carità, tutto si può rompere. Ma deve essere rimesso a posto. Tutto si rompe e tutto si aggiusta, filosofeggiamo. Se c’è la volontà, se c’è l’organizzazione necessaria per tenere sotto controllo anche le problematiche più minute. Non è così, purtroppo, per il mondo che corre attorno alla ferrovia.

 

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«Le dinamiche burocratiche non finiscono mai di sorprendere – scrive Angelo Pagliarin, nostro lettore – soprattutto nelle cose piccole della quotidianità più spicciola, rimarcando la differenza nella valutazione della qualità della vita. Spesso ripetiamo “basterebbe poco…”, anzi pochissimo, riferendoci ad esempio alla stazione ferroviaria rimessa a nuovo in un restyling che ora accusa non pochi difetti. Da almeno un paio di mesi campeggia infatti all’ingresso principale un cartello sulla porta-vetri: “porta guasta”. Guarda caso è proprio quella allo sbocco del sottopassaggio, per cui quando arrivano i treni con centinaia di viaggiatori in uscita dalla stazione (dopo essersi diligentemente messi in fila indiana e districatisi nell’imbuto del sottopasso, reso angusto per i tre quarti dai vani-ascensore), si può ben immaginare l’ingorgo, e soprattutto la solita ingiusta rassegnazione, trovandosi la porta chiusa in faccia. Lo stupore è tipico di chi continua a subire soprusi a causa della omissione di atti d’ufficio di coloro che sarebbero preposti alla manutenzione ordinaria di questa struttura (con i risultati che si possono vedere).

 

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«Peraltro all’ingresso della stazione – aggiunge Pagliarin – campeggia anche un tabellone per gli orari di arrivi e partenze in attesa di approntamento da almeno un anno. Ogni ulteriore commento va diretto a coloro che dovrebbero occuparsi anche di questi interventi. Ma evidentemente la professionalità è tutt’altra cosa».

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