Il caso (se così vogliamo dire)

In ‘sti tempi social, anche la doccia diventa una questione di costume

In ‘sti tempi social, anche la doccia diventa una questione di costume
11 Ottobre 2018 ore 09:10

La provocazione parte (immancabilmente) attraverso un post sui social, con la domanda chiara e netta di una giovane (e simpatica) barista della Media Valle Seriana: «Io voglio – scrive – una risposta a questa domanda: perché dopo la piscina vi fate la doccia con costume? Sono anni che mi attanaglia questo quesito. Che problemi avete?». E ancora, con digressione dialettale: «Praticamente ndì a ca col mix Badedas e Amuchina ‘ndi modande…». Il tutto condito dall’hashtag #levatiilcostume.

Fra i commenti (e per la verità anche nel testo del post che in parte abbiamo omesso) è un fiorire di doppi sensi e ironia, ma emerge presto un dibattito curioso e soprattutto convinto che anche una veloce googolata con le sole parole chiave «doccia piscina» conferma assai seguito. Ormai la regola è condivisa in gran parte degli impianti e sotto il post della barista c’è un cenno esplicito alle piscine di Alzano: negli spogliatoi è vietato fare la doccia nudi ed è necessario mantenere indossato il costume. L’invito trae spunto dal fatto che sempre più spesso vi sono aree doccia cui possono accedere più persone contemporaneamente e quindi la presenza di minori o altri utenti potrebbe creare imbarazzo e lasciar spazio anche a qualche esibizionismo di troppo, contrario alla pubblica decenza. Diverso ovviamente il discorso per impianti che dispongono di cabine singole con relativa doccia chiusa: qui il costume può serenamente essere messo in disparte, evitando il pruriginoso (è il caso di dirlo) mix fra shampoo e cloro. Rispetto, buon senso e opportunità dovrebbero essere ampiamente condivisi anche in uno spogliatoio, come pure gli avvisi affissi agli ingressi, i regolamenti e gli inviti del personale addetto.

Il semplice e ironico post della barista diventa presto virale, con commenti salaci e disquisizioni approfondite su regolamenti da cambiare, libertà “di espressione” violate e igiene clorata e incompleta. La questione diventa maledettamente seria e se per caso un like o una condivisione dovessero coinvolgere qualche politico di grido (o meglio, di grida), ci scapperebbe probabilmente un’interrogazione parlamentare. È il nuovo millennio, siamo tutti (o quasi) vaccinati ed esperti a portata di post. E tutto diventa inesorabilmente… una questione di costume.

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