Clochard e spaccio

Storie del centro malato: «Il lockdown mi ha sbattuto sulla strada»

In questi primi giorni di scuola, nelle ore mattutine e al termine delle lezioni, la folla degli studenti ha contribuito a riportare un senso di sicurezza

Storie del centro malato: «Il lockdown mi ha sbattuto sulla strada»
Bergamo, 19 Settembre 2020 ore 09:43

di Matteo Rizzi

Viale Papa Giovanni, la stazione e le vie circostanti: la crisi post lockdown è tutta nel colpo d’occhio di questa zona. Senzatetto che si ritagliano degli spazi per dormire; tossicodipendenti che sostano sui gradini del parcheggio della stazione o sulla fontana al centro di Piazzale Marconi, spacciatori che di conseguenza si radunano nella zona; stranieri che in assenza di prospettive e di spazi popolano il viale. I residenti – sempre meno numerosi in zona – rivolgono lamentele al Comitato Bergamo Centro; i commercianti vanno a ruota. Ci sono anche abitanti del resto della città che non frequentano più volentieri questi luoghi. Tuttavia, in questi primi giorni di scuola, nelle ore mattutine, e soprattutto al termine delle lezioni, la folla degli studenti ha contribuito a riportare un senso di sicurezza almeno in quelle fasce orarie.

«Il problema – spiega Luca Mangili, titolare della tabaccheria di Piazzale Marconi – è che si crea contrasto tra il lavoro dei servizi sociali, che giustamente fanno di tutto per cercare di venire incontro almeno alle esigenze minime di chi per un motivo o per l’altro è costretto a vivere per strada, e quello dei servizi di sicurezza. Il fatto è che in stazione non abita nessuno: se si impedisce alle persone di dormire in questa zona e se queste persone non vogliono o non possono accedere ai dormitori pubblici, sono costrette a dormire da qualche altra parte. Tutte le altre aree sono più abitate di questa, ed è logico che se qualcuno trova un clochard sotto ai portici del suo condominio avrà delle lamentele a sua volta». E ancora: «Prendiamo ad esempio il problema dei tossicodipendenti: questa mattina è stato fatto sgomberare il parcheggio dietro alla fermata della Teb, perché bisognava fare le procedure di sanificazione. Alle undici le pulizie erano concluse e non c’era mezza siringa; alle quattordici ne abbiamo trovate almeno quindici».

Del resto, il circolo vizioso legato alla tossicodipendenza nella zona della stazione è cosa nota: «Ci sono dei servizi pubblici che distribuiscono lacci emostatici e siringhe pulite ai tossicodipendenti tre giorni alla settimana – continua Mangili – e il servizio viene offerto in stazione. È facile che, a quel punto, un tossicodipendente, dopo aver ricevuto il kit, vada a farsi nel posto più vicino possibile, abbandonando poi le siringhe. E questo posto spesso e volentieri è il parcheggio. Di conseguenza è logico poi che anche gli spacciatori si riuniscano lì». In ogni caso, Mangili da cinquant’anni frequenta la zona e assicura: «Il lockdown ha peggiorato parecchio il colpo d’occhio, ma credo di poter dire con certezza che ci sono stati periodi complessivamente peggiori di questo. Il fatto è che essendosi ridotta di molto l’utenza della stazione a causa del Covid e avendo diverse attività a orario ridotto o addirittura chiuse, l’aumento dei clochard salta immediatamente all’occhio».

In ogni caso, il lockdown ha rimesso sulla strada persone che prima dell’emergenza riuscivano a permettersi un posto in cui stare grazie a qualche piccolo lavoro. Come Sergio, che ci racconta la sua esperienza: «Ho lavorato in fabbrica per più di vent’anni, ma poi ho perso il posto (…)».

Continua a leggere sul settimanale PrimaBergamo in edicola fino a giovedì 24 settembre, oppure in edizione digitale cliccando QUI

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia