Usata la tattica militare della "False Flag"?

La strage di Charlie Hebdo e le tante teorie del complotto

La strage di Charlie Hebdo e le tante teorie del complotto
20 Gennaio 2015 ore 05:00

La strage di Charlie Hebdo ha colpito al cuore l’Occidente. La Francia è rimasta tramortita innanzi a tanta violenza, uno sfregio per una popolazione che ha costruito la propria democrazia attorno ai concetti di “libertà”, “uguaglianza” e “fraternità”. La gente ha paura, come dimostra il boom di vendite di ansiolitici avvenuto Oltralpe nella settimana successiva all’attentato: un più 18,2% che dice più di tante parole. Eppure, nonostante l’apparente evidenza, ovvero che l’attentato è stata opera di estremisti islamici, c’è chi si fa più di una domanda. E non solo: oltre a farsi domande, ipotizza scenari diversi da quelli forniti dagli inquirenti e mostrata dalle tragiche immagini. Insomma, non è tardato molto perché, soprattutto in rete, iniziassero a girare le più arzigogolate e fantasiose teorie del complotto.

La tattica del “False Flag”. La versione ufficiale non aveva ancora fatto in tempo ad essere diffusa quando Thierry Meyssan, scrittore 57enne francese molto vicino agli ambienti nazionalsocialisti francesi e antisemiti, aveva pubblicato sul sito Réseau Voltaire la sua di versione: un lungo articolo in cui, di fatto, negava ogni legame tra l’attentato a Charlie Hebdo e il terrorismo islamico. Secondo Meyssan i fratelli Kouachi non erano altro che un commando al servizio di «di chi predica lo scontro di civiltà», ossia «Israele e Stati Uniti». Obiettivo? Dare il via ad una guerra civile senza confini. Meyssan non è nuovo a queste uscite: già dopo l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 fu tra i primi a sostenere che, in realtà, la strage fosse opera degli Stati Uniti stessi, teoria ribadita nel libro (ahinoi, divenuto bestseller) L’incredibile menzogna – Nessun aereo è caduto sul Pentagono. Lo schema si è ripetuto nel 2004, quando Meyssan ha sostenuto che il massacro dei bambini alla scuola di Beslan fosse opera della Cia.

 

 

Questa “demagogia da strage” si innesta in un filone che i complottisti amano particolarmente, ovvero quello che si basa sulla tattica militare della “False Flag” (falsa bandiera). È un espediente usato dalle forze di Intelligence in diverse operazioni e che consiste nell’attribuire la responsabilità di certe vicende ad altri, pur essendo state loro stesse ad organizzarle. Nel caso di specie si ritiene che i servizi segreti occidentali (di quali Stati? Su quali basi? Nessuno lo sa) abbiano organizzato la strage di Charlie Hebdo per avere poi un pretesto atto a colpire l’Islam, senza creare scandalo nella popolazione. Che queste teorie possano avere presa sulla gente comune lo dimostra il caso della professoressa di Bobigny, raccontato dal Corriere della Sera: durante una lezione di Diritto ed Economia al centro di formazione professionale del quartiere di periferia parigino, tenuta all’indomani della manifestazione “Je suis Charlie”, una professoressa spiegava ai suoi studenti che «l’attacco a Charlie Hebdo è una manovra dello Stato per sopprimere la religione musulmana», tant’è che «non si vedono i corpi dei giornalisti. Non vi sembra strano che qualcuno di loro fosse assente alla riunione di redazione?». Uno studente, scandalizzato da queste parole, ha registrato la lezione. Secondo Le Monde, la professoressa è stata sospesa.

I complottisti nostrani. L’Italia, dal canto suo, è sempre stata una Nazione amante della dietrologia e delle teorie del complotto. Poteva forse esimersi dopo tali fatti? Certo che no. Tra le voci più influenti che hanno messo in dubbio la matrice islamica dell’attentato di Parigi c’è quella di Aldo Giannulli, ideologo del Movimento 5 Stelle. Giannulli, attraverso il blog di Beppe Grillo, ha spiegato che la ricostruzione fornita dai francesi «puzza di bruciato». Come hanno fatto i fratelli Kouachi a procurarsi le armi con tanta facilità? Se erano così esperti, come hanno potuto sbagliare numero civico prima di colpire la redazione del giornale satirico parigino? E perché fuori dalla redazione c’erano così poche forze armate? Domande che cadono nel vuoto, ma che instillano volutamente il dubbio che, sotto sotto, si celi qualcosa di diverso dal mero terrorismo islamico. Rimanendo nel mondo pentastellato, anche Carlo Sibilia, deputato grillino che in tempi non sospetti aveva messo in dubbio lo sbarco dell’uomo sulla Luna, ha voluto dire la sua attraverso Twitter. Sibilia ha infatti ipotizzato che non sia una coincidenza la morte nell’attentato di Bernard Maris, economista anti euro, senza probabilmente sapere che da tempo Maris collaborava con diverse testate, tra cui Charlie Hebdo, di cui curava il settore economico.

 

 

Il rischio è che oltre alle vittime fisiche di questa terribile strage, l’attentato di Charlie Hebdo continui a mietere vittime intellettuali.

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