crolla la Borsa di Atene

Cosa succede tra Grecia e Bce

Cosa succede tra Grecia e Bce
05 Febbraio 2015 ore 15:18

Alla vigilia dell’incontro tra il ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis e il suo omologo tedesco Wolfgang Schäuble, che è avvenuto oggi a Berlino, la Banca Centrale Europea ha gelato la Grecia. “I bond non valgono più come liquidità”: significa che, dall’11 febbraio, le banche greche non potranno più utilizzare i titoli di Stato per ricevere liquidità da Francoforte. Più o meno è la stessa cosa di un default, dal momento che si stima che il Paese potrebbe terminare la sua liquidità e non poter più far fronte ai pagamenti il prossimo 25 marzo se non rinnova il suo programma per una nuova linea di credito. Fino a oggi esisteva una deroga che permetteva alle banche elleniche di prelevare liquidità dalla Bce nonostante il rating del Paese fosse a un livello speculativo e non di investimento.

Una decisione dura, che è stata comunicata in seguito agli incontri tra il neoeletto premier greco Alexis Tsipras, il suo ministro dell’economia Varoufakis con le istituzioni europee e Mario Draghi, governatore della Bce. Immediato l’effetto sulle Borse: Atene ha perso il 9%, con protagonisti peggiori del listino i titoli bancari, tra cui Attica Bank che ha perso il 28,57% e Piraeus a -27,02%. Parallelamente si è alzato lo spread, che è volato a 1068 punti.

I problemi da affrontare. Una bella gatta da pelare per quello che è già stato soprannominato il Bruce Willis della politica europea (la somiglianza è innegabile). Varoufakis infatti ora dovrà, insieme al suo premier Alexis Tsipras, tranquillizzare i greci sulla solidità delle loro finanze. Un’operazione già cominciata, facendo leva sul fatto che nonostante la Bce abbia chiuso i rubinetti, rimane aperto quello di emergenza. Non è infatti stato revocato l’Emergency Liquidity Assistance, lo strumento di emergenza fornito dalla Bce attraverso la Banca centrale greca e riservato alle banche che hanno gravi problemi di liquidità, il cui accesso è in teoria illimitato. Ma quello che si teme è l’effetto panico sui risparmiatori, che potrebbero riversarsi in massa in banca per ritirare i loro soldi. Un pericolo che si aggiunge ai già scarsi depositi dei greci, che da quando, a dicembre, si è cominciato a parlare di elezioni anticipate, hanno cominciato a essere cauti e timorosi di controlli sui loro capitali.

A dicembre nelle casse degli istituti di credito c’erano 163 miliardi totali di depositi, in calo di 4 miliardi, e a gennaio sono calati di altri 11. Di questo passo, con le casse vuote le banche implodono. Anche il gettito fiscale, a dicembre, è stato inferiore alle previsioni del governo. Non solo: in assenza di un accordo con la Ue, la Grecia non potrà neppure beneficiare del Quantitative easing, il piano massiccio di acquisto di titoli di Stato che scatterà in marzo.

Pronta la replica di Varoufakis, secondo cui la mossa di Draghi è da ricondurre a un tentativo della Bce di fare pressioni sull’Eurogruppo per raggiungere un accordo che sia positivo per tutti, debitori e creditori. Definisce il colloquio avuto con l’esponente della troika “fruttuoso” ma vuole rispetto per la Grecia, che non sta ricattando nessuno e che «non ha intenzione di essere sottoposta ad alcun ricatto».

Dalla politica monetaria alla politica estera. La questione si sposterebbe quindi dal piano economico/finanziario a quello di politica estera, che necessariamente interessa il governo di Berlino, mettendo il governo Tsipras con le spalle al muro dal momento che il 60% del debito greco è in mano a governi europei, oltre che alla  Bce. A tal proposito pare che l’11 febbraio ci sarà una riunione straordinaria dell’Eurogruppo tutta centrata sulla Grecia, alla vigilia del vertice europeo in programma a Bruxelles.

Il documento di Berlino. E da Berlino spunta un documento in cui si chiede che Atene prenda le distanze dalle promesse elettorali di Tsipras. La cancelliera Angela Merkel ha deciso di non incontrare la delegazione greca nel corso del tour europeo volto alla rinegoziazione del debito. E così sarà il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble a parlare a nome di Frau Angela, per chiedere alla Grecia di attenersi all’esistente programma di salvataggio. L’obiettivo di Berlino è che la Grecia torni alla crescita, ma, perché avvenga, l’Eurogruppo ha bisogno di chiare promesse da Atene sulle riforme, concordate col governo precedente.

Sembra che per ottenere queste promesse e richiamare all’ordine i greci la cancelliera miri a isolare la Grecia nel panorama europeo. Nel documento, svelato da Reuters, il governo tedesco detta le sue condizioni: la Troika deve continuare il suo ruolo di verifica della realizzazione delle riforme («Dovete lavorare con la Troika», ha detto Schaeuble a Varoufakis). Ad Atene chiede poi le privatizzazioni, il rispetto dei tagli al settore pubblico concordati precedentemente, il rispetto degli obiettivi di bilancio e il pagamento dei creditori. Il nuovo governo greco deve inoltre riconoscere l’indipendenza della Banca centrale greca, del fondo di stabilità, degli organi addetti a statistica e fisco del Paese.

 

Sintesi per punti (da La Repubblica)

1. La Bce ha deciso che dall’11 febbraio le banche greche non potranno più utilizzare i titoli di Stato ellenici (giudicati “spazzatura” dalle agenzie di rating) come garanzia per ricevere liquidità da Francoforte. I titoli di Atene erano stati accettati finora grazie a una deroga che è stata cancellata.

2. Ciò non significa che la Bce ha chiuso del tutto i rubinetti alla Grecia. Le banche greche potranno ancora finanziarsi con le linee di credito d’emergenza (Ela) attraverso la banca centrale di Atene. L’accesso a questi prestiti è in teoria illimitato. Nel 2012 nel periodo peggiore della crisi di Atene, le banche del Paese erano tenute in vita da oltre 120 miliardi di Ela.

3. Le banche greche possono comunque chiedere liquidità alla Ue usando altri titoli che hanno in portafoglio. Ci sono  ad esempio 37 miliardi di titoli del Fondo salvastati, metà dei quali già utilizzati a garanzia. Atene non può più emettere titoli di Stato perché ha già raggiunto il tetto di 15 miliardi concordato con i creditori. Le linee di emergenza sono quindi l’unico canale di finanziamento per tenere in piedi la macchina dello Stato. Cioè pagare stipendi e onorare prestiti e interessi. Le linee di emergenza possono essere revocate dalla Bce ma occorre l’ok di due terzi del consiglio di Eurotower.

4. La decisione della Bce si può leggere come una sorta di “cartellino arancione” al governo greco. Obbligato ora a trovare in tempi stretti un’intesa con i suoi creditori in condizioni negoziali molto peggiori rispetto a quelle di mercoledì mattina. L’avviso è chiaro. Non si scherza con il fuoco. E se alla fine si alza troppo l’asticella Francoforte potrebbe chiudere del tutto i rubinetti. E a quel punto l’uscita della Grecia dall’euro sarebbe quasi inevitabile.

5. Ora il vero rischio è che da oggi i greci riprendano a ritirare soldi dalle banche, preoccupati dal fatto che la crisi precipiti e vengano imposti controlli sui capitali. È successo di recente a Cipro. A dicembre, in vista delle elezioni, i depositi sui conti correnti sono già calati di 4 miliardi a 163 miliardi totali. A gennaio ne sarebbero stati prelevati altri 11. Senza soldi dei correntisti in cassa, gli istituti rischiano di implodere.

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