Cronaca
Attese le parole del Cavaliere

La resa dei conti in Forza Italia

La resa dei conti in Forza Italia
Cronaca 25 Novembre 2014 ore 11:57

Dopo le elezioni dei nuovi Governatori di Emilia Romagna e Calabria, chi ne esce distrutto è Forza Italia, il partito di Silvio Berlusconi, dell’uomo che da vent’anni fa il bello e il cattivo tempo della politica italiana. Da vent’anni, ma oggi non più, o almeno così dicono gli elettori, quei pochi che sono andati a votare: in Emilia, gli azzurri hanno raccolto un misero 8%, con la Lega di Salvini che ha doppiato il partito del Cavaliere, mentre in Calabria, Regione fino a ieri in mano a Forza Italia, a sbaragliare è stato il Pd di Matteo Renzi, che ora controlla l’intero scacchiere regionale italiano al di fuori di Veneto, Lombardia e Campania, e con gli azzurri che si sono fermati al 12%. QUI abbiamo esaminato gli spunti offerti dai risultati delle urne, ma è fondamentale domandarsi cosa stia succedendo in Forza Italia dopo questa debacle, anche per capire come si muoverà, nel futuro prossimo, la politica italiana.

Tutta colpa del Nazareno. Forza Italia resta, al momento, una pedina fondamentale: il Patto del Nazareno tra Renzi e Berlusconi per portare a termine alcune importanti riforme è ancora lì, ma traballa. Il Cavaliere ha ricevuto un messaggio importante dal suo elettorato, sempre più striminzito, da queste regionali: così non va. Secondo Il Manifesto, proprio il Patto sarebbe all’origine della sconfitta degli azzurri e Silvio Berlusconi se ne sarebbe reso conto. Il problema è che ora, dopo mesi in cui si è parlato di “responsabilità”, di “sacrifici”, non si può all’improvviso tornare sui propri passi e smentire tutto, come dicono alcuni dirigenti del partito: «Dopo aver sban­die­rato la responsabilità per mesi, come spie­ghiamo che sic­come abbiamo preso l’8% in Emi­lia non siamo più respon­sa­bili?». Ancora responsabilità quindi, ma più cauta, con Berlusconi che, probabilmente, tenterà in ogni modo di rallentare le riforme e la stretta di mano con il premier Renzi diventerà, forse, meno salda. Già l’ok alla partecipazione dei suoi al “No tax day” dimostra la volontà del Cavaliere di mostrarsi ancora combattivo e grintoso, nonostante anche gli uomini a lui più vicini inizino a tentennare. Tra questi, Denis Verdini, il quale, secondo La Stampa, avrebbe detto a Berlusconi: «Se vuoi continuare col Nazareno, continua; se invece vuoi rompere, rompi. Purché tu ti decida, presidente, perché le mezze misure non funzionano, in questo modo ci facciamo solo del male». Una linea politica chiara, netta: è questo che serve secondo i piani alti di Forza Italia. Una chiarezza d’intenti che manca da troppo tempo.

La rivolta di Fitto. In quest’aria di tempesta ci va a nozze Raffaele Fitto, principale antagonista interno a Forza Italia di Berlusconi. Ieri, sulla scrivania del Cavaliere, è arrivato il comunicato rilasciato dall’ex Governatore della Puglia: «Mi auguro che nes­suno si azzardi a mini­miz­zare o a cercare alibi. Non abbiamo il diritto di nascon­derci dietro l’astensione, che col­pi­sce soprat­tutto noi. A que­sto punto mi pare il minimo azze­rare tutte le nomine per dare il via a una fase di vero rinnovamento». Seppur non si tratti di un attacco frontale a Berlusconi (ce ne sono stati di peggiori nelle ultime ore, come quello del tesoriere del partito, Maurizio Bianconi, che ha chiesto espressamente le dimissioni da presidente di Forza Italia a Berlusconi), il Cavaliere è andato su tutte le furie. Ai suoi occhi, Fitto è il nuovo Fini o il nuovo Alfano, l’uomo da combattere e da vincere per riaffermare la propria leadership su di un gruppo oramai allo sbando. I risultati elettorali deludenti, però, rispetto al passato, giocano in favore dei “sovversivi” guidati dal pugliese. I quali, intelligentemente, non chiedono a Berlusconi di farsi apertamente da parte, ma di rinnovare tutti i vertici, a partire da quel Gianni Letta che così favorevolmente vede il patto con Renzi e il Pd. Paradossalmente, Fitto è il meno catastrofista degli azzurri: prende atto della disfatta, ma la vede come l’occasione di una rinascita del partito, epurato da quel “cerchio magico” di cui s’è attorniato, negli anni, Berlusconi.

La reazione di Berlusconi. Solo il buonsenso dei più stretti collaboratori del Cavaliere ha evitato che fosse dettato un comunicato stampa di fuoco in risposta alle parole di Fitto. L’ultima cosa che serve ora, in Forza Italia, è uno scontro interno messo in pubblica piazza. Berlusconi, quindi, al momento tace. Un incontro con Fitto, del resto, era previsto già una settimana fa, dopo l’ennesimo scontro, seppur decisamente più soft di quello ora in corso. Il colloquio è però saltato a causa dell’uveite per cui è stato ricoverato il Cavaliere. Un ricovero, secondo i “fittiani”, ad hoc, arrivato appositamente per evitare un faccia a faccia sempre più necessario. Per questo motivo si attendono con interesse le parole di Berlusconi, previste per il pomeriggio di lunedì 25 novembre quando sarà ospite a Roma alla presentazione del nuovo libro di Bruno Vespa. L’ex premier si sottrarrà alle domande scomode o deciderà di usare il pugno di ferro per riaffermare la propria leadership in Forza Italia? La sua idea sul fallimento elettorale, infatti, è chiara: non c’entrano la linea politica poco chiara e il Patto del Nazareno, il motivo risiede nel fatto che «mi viene impedito di fare campagna elettorale, non ho l’agibilità politica piena. Per andare a Bologna e in Calabria avrei dovuto chiedere l’autorizzazione ai giudici, mi avrebbero costretto a rientrare entro le 23, nemmeno il tempo di firmare due autografi». Mentre Salvini, indiscusso trionfatore a destra, visitava campi rom, veniva preso di mira dai centri sociali e cantava con Raoul Casadei, il Cavaliere non ha mai aperto bocca, neppure negli oramai classici collegamenti telefonici live durante gli eventi di campagna elettorale.

In attesa dunque delle tanto attese parole pubbliche (e non uscite da spifferi di partito) di Silvio Berlusconi, la sensazione è che Forza Italia, prima di concentrarsi su questioni di politica nazionale con Renzi, debba concentrarsi su questioni interne. E non solo Fitto (evitando un nuovo «Che fai, mi cacci?» in stile Fini), ma anche Salvini, che ora ha il coltello dalla parte del manico sapendo che è più Berlusconi ad aver bisogno di lui che il contrario. Maroni e Bossi hanno ricevuto una telefonata dal Cavaliere, che chiede ai due grandi saggi del Carroccio di far ragionare Salvini, sempre più critico verso le condotte politiche di Arcore. La sensazione, però, è che il leader della Lega risponderà che l’alleanza si può fare, a patto che ora, a comandare, sia il Carroccio e non gli azzurri. Come reagirà allora Berlusconi?