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Rivolta contro il governo Maduro

Cosa succede in Venezuela

Cosa succede in Venezuela
Cronaca 27 Febbraio 2015 ore 12:06

Uno studente di 14 anni, Kluveir Roa, è stato colpito a morte da un poliziotto durante una manifestazione antigovernativa tenutasi al di fuori dell’Università di San Cristobal nello stato di Tachira, nell’ovest del Venezuela. Per l’accaduto è stato arrestato l’agente di polizia Javier Mora Ortiz che si è scagionato sostenendo di aver usato dei proiettili di gomma per disperdere la folla. Lo stesso capo di Stato venezuelano, l’ex vice presidente del governo presieduto da Hugo Chavez, Nicolàs Maduro, principale obiettivo delle proteste, si è detto contrario all’utilizzo della violenza («se qualsiasi funzionario per qualsiasi ragione commette un crimine, io sono il primo a chiedere che venga arrestato. In Venezuela la repressione armata è proibita»). Ma nonostante questa presa di posizione, il 30 gennaio scorso è stato approvato un decreto che, contrariamente a quanto previsto dalla legge, permette alle forze dell’ordine di poter usare armi da fuoco durante le manifestazioni nel caso in cui un agente si trovi in una situazione di pericolo.

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La situazione. La morte dello studente, iscritto al liceo Augustin Codazzi di San Cristobal, è la sesta nell’ultima settimana (sempre ragazzi giovani), la 44esima da quando nel febbraio 2014 sono iniziate la manifestazione anti-chaviste (a cui si aggiungono 100 feriti e migliaia di fermati dalla polizia), contro l’attuale governo di Maduro, guidate dal principale esponente del partito Voluntad Popolar, Leopoldo Lopez. Il leader del partito di centrosinistra, dal carcere dove si trova dal febbraio dello scorso anno (accusato di incitamento alla violenza e danni alla proprietà pubblica), ha invitato il popolo alle barricate in seguito all’arresto, avvenuto il 19 febbraio scorso, del sindaco di Caracas Antonio Ledezma. Quest’ultimo è stato sorpreso da degli uomini incappucciati e portato in una cella del servizio di intelligence bolivariano Sebin, dove verrà giudicato per «i suoi crimini contro la pace del paese, la sicurezza e la Costituzione». L’arresto di Ledezma corrisponde al 12° golpe attuato dagli uomini di Maduro che sembra essere realmente ossessionato da un possibile colpo di Stato, tanto da chiedere al presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana Diosdado Cabello e al procuratore generale di preparare una legge che colpisca i gruppi che «fanno politica armata e poi si presentano con la faccia di agnelli alle elezioni».

La rivolta è iniziata il 2 febbraio 2014 quando una squadra di baseball cubana, che alloggiava sull’isola venezuelana di Margarina, è stata aggredita in quanto rappresentante di un Paese che appoggiava il governo di Maduro. Da lì sono seguite manifestazioni pacifiche da parte di studenti contro il governo chavista, partite dallo Stato di Tachira. Dieci giorni dopo, il 12 febbraio 2014, tre persone sono state uccise negli scontri con la polizia a seguito di una marcia pubblica che chiedeva le dimissioni di Maduro. L’allontanamento di tre diplomatici statunitensi dal Venezuela, accusati di idee filonaziste cospiratrici contro il governo, ha tenuto deste le proteste che sono riprese dopo l’arresto di Ledezma, nonostante l’invio continuo di truppe statali per la repressione delle mobilitazioni di massa.

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La crisi venezuelana. I motivi che hanno portato ad una situazione di disordine generale sono da rintracciare nell’economia venezuelana: a dicembre il PIL dello stato sudamericano era nuovamente sceso del 2,3% e il tasso d’inflazione è uno dei più alti del mondo, aggirandosi intorno al 63,6% (10 punti in più dell’anno precedente; mentre in Europa è lo 0,3%). La crisi è aumentata nell’ultimo anno per il calo del prezzo del petrolio, dal quale l’economia venezuelana dipende per il 95% delle sue esportazioni: Maduro ha incolpato di questo dato l’opposizione, rea di non aiutare le riforme, gli imprenditori locali (ne sono stati arrestati 100 etichettati come “parassiti capitalisti”), e gli americani, accusati di aver “invaso” il mercato del petrolio per danneggiare uno dei canali principali dell’economia russa. Alla situazione economica vanno aggiunti l’alto tasso di criminalità, la crisi carceraria, la carenza di prodotti base come la carta igienica, l’elevato prezzo dei contraccettivi (una confezione di 36 preservativi costa 660 euro) e i frequenti blackout nel Paese. Il presidente Maduro si nasconde dietro ad un simbolico: «Dio provvederà» e annunciando tagli alle spese statali, oltre a una riforma del cambio del bolivar, ma nel frattempo il suo Paese è uno di quelli con i tassi più alti di contaminazione da HIV e dove le gravidanze tra adolescenti sono all’ordine del giorno (l’aborto è illegale). Questo modo di governare “stravagante e dispotico”, come è stato definito dal NY Times, rischia di trascinare il paese nel baratro di uno scontro nelle piazze.