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Dopo miliardi di chilometri percorsi

È successo un fatto storico ma era sul canale 146

È successo un fatto storico ma era sul canale 146
Cronaca 13 Novembre 2014 ore 08:00

 

Gustavo Garrafa, che si presenta come Animatore at RED ONION, ha postato su Facebook: «non ci credo la diretta dell’acometeggio su Rai scuola invece di farla su Rai 1 vergogna Rai.tv è uno delle cose più importanti del secolo! mah!». Gustavo Garrafa: sei un mito!

Un’impresa alla quale noi italiani abbiamo collaborato offrendo un apporto essenziale. Un progetto al quale hanno collaborato industria, ricerca e università coi loro cervelli di punta. Un evento che potrebbe essere sintetizzato dicendo che dopo miliardi di chilometri percorsi in dieci anni di viaggio un oggetto costruito dall’uomo ha colpito un corpo perduto nello spazio – la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko – la cui superficie è inferiore a quattro per tre kilometri, con un ritardo di 58 secondi sul previsto. E, aggiungiamo: non un oggetto qualsiasi, ma un concentrato di tecnologia che – ne abbiamo sentito il racconto sul canale 146 dt, e in differita sul sito di Rai scuola – sarebbe capace di mettere alla fantasia di un poppante ali tali da fargli venir voglia di diventar grande subito o darebbe un impulso così forte alla speranza di un morente da fargli attendere lietamente il momento in cui potrà andare ad aggeggiare di persona con quelle antennine. Qualche ora di trasmissione in cui dai Babilonesi a Newton, da Seneca – che sperava che un giorno un uomo avrebbe capito tutto sulle comete (che ci arrivasse, era al di là del pensabile) – al Piccolo Principe passando per la stella di Betlemme: tutto è stato ricordato, nominato, spiegato in maniera semplice ma mai banale. Un avvenimento di questa portata confinato in un luogo quasi introvabile della televisione è una vergogna pura e semplice. Ci mettessero Balotelli e Conte, sul 146.

E poi Giotto, e Paolo dal Pozzo Toscanelli, Giuseppe Piazzi, e il fisico Amaldi. Tutti convocati qui, vivi com’erano vivi nel loro secolo e come lo sono ancora, quelli che ci sono ancora, concentrati su quel che avrebbero fatto i bracci di Philae, il modulo accometato su polvere e ghiaccio o qualcos’altro.

Renzi ha commentato: «È un giorno storico, dobbiamo essere orgogliosi che la tecnologia italiana abbia contribuito a portare la sonda Esa Rosetta fin laggiù». Ma non è un giorno storico inaspettato, come il crollo delle Torri Gemelle. Sono dieci anni che lo si prevedeva. E a un giorno storico ci si prepara in un modo così svagato? ci piacerebbe sapere quanti eravamo qui a guardare canale 146. Stasera guarderemo quanti minuti gli dedicano i telegiornali. Se danno anche due soli secondi a Elena Ceste scendo in piazza.

La NASA: “Che impresa audace, che impresa entusiasmante, che impresa incredibile!”. L’ente spaziale britannico: “Hollywood è bella, ma Rosetta è meglio”. Renzi che si dice contento per l’Italia. E noi qui, confinati sul 146 a sentire una voce di commentatrice decisamente molto carina, ma perfettamente intonata ad una lezione per le elementari o per le medie. E noi? Noi vecchietti che vorremmo essere trattati come vecchietti molto interessati alla questione, a noi, chi ha pensato? La Bbc con la diretta fissa sulla sala di controllo di Darmstadt non ha fatto una grande figura, ma almeno non ha trattato gli utenti come bambini. La Rai pensa che in Italia non ci siano anziani interessati ai momenti più importanti della storia dell’universo? pensa che andiamo trattati come se non vivessimo attendendo ogni istante cose grandi?

Facciamo che io ero il Ministro dell’Istruzione. Avrei cominciato un mese fa a mandare email alle scuole per dire che non bisognava dare compiti per giovedì 13 perché tutti dovevano guardare la tv. Che il giorno prima e dopo tutti dovevano andare in aula di fisica o di cos’altro per cercare di vivere il più possibile da protagonisti un momento così. Non è successo. Ma cosa pensano – sul serio, non nelle dichiarazioni ufficiali o dei messaggi – i nostri ministri di Bergamoscienza, di quello che vogliono fare a Bologna, del Parco della Scienza di Napoli, di quel che fanno a Trieste? Che sono cose belle, ma non contano niente nella vita del nostro Paese.

C’erano, sul 146, scienziati con le lacrime, c’era il rappresentante della Selex Es (che ha costruito gli strumenti del modulo) che gli si sono gelate le mani al punto da non riuscire a muovere le dita. Non c’è solo Belen per cui ci si può emozionare. Come ha detto la Bbc: Belèn è forte, ma la cometa…

Finiamola qui: alle ore 16.35 del 12 novembre del 2014 AD per la prima volta da che una scimmia antropomorfa ha alzato gli occhi al cielo si sono posate le zampe di un manufatto umano su una cometa; alle 17.03 dello stesso giorno il segnale emesso da quel manufatto è pervenuto sulla Terra. Ci hanno promesso che alle 19 30 circa, nel corso di una conferenza stampa, saranno mostrate le prime immagini. Le 19.30 sono passate da un quarto d’ora e ancora non si vede niente. Cominciano a dire che le notizie non saranno bellissime. Invece no: sono in linea. Ma solo per dirci che il tutto è rimandato alle 20. Ma la signora è sorridente. Speriamo bene. Comunque noi c’eravamo. A 511 milioni di chilometri da noi e, come ha scritto Agostino, nel profondo di noi.

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