Il rapporto di Mediobanca

I supermercati preferiti dagli italiani

I supermercati preferiti dagli italiani
Cronaca 10 Marzo 2016 ore 03:00

Non è un momento facile per l’economia italiana e anche le catene della grande distribuzione ne risentono. Lo dimostrano gli scioperi che hanno avuto luogo negli ultimi mesi del 2015, il primo il 7 novembre e il secondo il 19 dicembre, quando i dipendenti di supermercati e ipermercati di tutto il Paese, aderenti a Federdistribuzione, Confesercenti e Distribuzione Cooperativa, ovvero circa 300mila in tutta Italia e 5mila solo nella Bergamasca, sono scesi in piazza per protestare contro l’estrema liberalizzazione dei turni, il lavoro serale, quello festivo, l’abbassamento del salario e la diminuzione dei permessi retribuiti. Eppure, numeri alla mano, ci sono marchi che nonostante le difficoltà sono riusciti a crescere.

 

Volantino-Eurospin

 

Eurospin, l’emblema del nuovo amore per i discount. A raccontare lo stato di salute di un settore che interessa milioni di italiani è stato l’ultimo rapporto firmato da Mediobanca, che ha valutato l’andamento delle principali catene di supermercati e ipermercati del nostro Paese nell’arco del quinquennio 2010-2014, quello in cui la crisi ha picchiato con più forza sui conti degli italiani. E nonostante i consumi siano crollati, in realtà il settore della grande distribuzione commerciale, pur risentendone, ha saputo tenere botta, in particolare grazie all’offerta di prodotti a basso prezzo, chiudendo con un piccolo ma importante più 1,5% complessivo. A dimostrazione che il prezzo della merce in vendita risulta essere sempre più un fattore fondamentale nelle scelte dei consumatori, a uscire veramente vincitore dal quinquennio considerato dagli esperti di Mediobanca è il settore dei cosiddetti “hard discount”, cioè supermercati che hanno reso i prezzi super-economici il loro punto di forza. Tra questi marchi spicca sicuramente Eurospin, che nell’arco dei 5 anni considerati dallo studio ha accresciuto il proprio fatturato addirittura del 48,7%.

L’azienda di San Martino Buon Albergo, nel Veronese, è stata fondata nel 1993 e ha sin da subito puntato sul settore del consumo a basso costo. Quello discount, per l’appunto. L’apice è stato raggiunto l’anno passato, quando ha toccato quota mille punti vendita in tutta Italia. Considerando il quinquennio 2010-2014, il fatturato complessivo di Eurospin è passato da 2,77 a 4,12 miliardi di euro. La crescita media annua è stata superiore al 10% nei primi 4 anni, con un ulteriore progresso del 6,3% nel 2014. In quanto a risultato netto, il gruppo veronese ha compiuto un autentico capolavoro, chiudendo il quinquennio con 146 milioni di euro, dietro soltanto all’inarrivabile Esselunga (207 milioni). Tra i punti di forza di Eurospin, almeno secondo Mediobanca, ci sono il veloce riciclo del magazzino (17,5 giorni), il rapido pagamento dei fornitori (67 giorni) e la bassa incidenza dei costi del personale (5,6% del fatturato: «Il fatturato per addetto di Eurospin è pari al doppio di Esselunga: 650mila euro contro 325mila. Eurospin conta 6.300 dipendenti contro i 21.100 di Esselunga». Sul territorio bergamasco sono 18 i punti vendita Eurospin presenti: uno in città (via Pietro Spino), gli altri a Suisio, Caravaggio, Isso, Palazzago, Brembate Sopra, Villa d’Almè, Curno, Ranica, Villa di Serio, Seriate, Albano Sant’Alessandro, Palosco, Castelli Calepio, Vigano San Martino, Casazza, Onore e Costa Volpino.

 

essecoop

 

Coop e soprattutto Esselunga: due colossi. Dietro a Eurospin, che domina la classifica in termini di crescita, vanno (quasi) a braccetto i due grandi rivali: Esselunga e Coop. Le seconde, tutte insieme, hanno accresciuto il loro fatturato dell’1,8% per 11,2 miliardi di euro, chiudendo però il 2014 con un segno negativo: meno 1,5%. Molto meglio, in termini di percentuale di crescita, ha fatto Esselunga, che ha chiuso il quinquennio con un fatturato accresciuto del 10,7%. Il gruppo di Bernardo Caprotti, però, si piazza dietro a Coop per quanto riguarda i miliardi di fatturato, fermandosi a 6,86 miliardi di euro. A differenza del marchio rivale, anche il 2014 è stato per Esselunga un anno positivo, chiuso con un progresso dell’1,2%. A fare felice Caprotti sono però altri dati, in particolare quelli che indicano in Esselunga il gruppo più efficiente, come dimostrano le vendite per metro quadrato, che si attestano nel 2014 intorno ai 16mila euro contro gli 8.150 euro della media del panel analizzato. Esselunga è anche il marchio più redditizio in termini di valore aggiunto: 19,9% nel 2014, davanti a Iper-Unes (19,2%), Coop (18,7%), Carrefour (15,4%), Auchan (14,8%) ed Eurospin (13,6%). Esselunga brilla inoltre in termini di risultato netto con 207 milioni di euro, davanti a Eurospin (146 milioni) Iper-Unes (24 milioni) e Coop (5 milioni). Negativi invece i due colossi francesi. Ultima medaglia conquistata da Esselunga è quella relativa agli utili cumulati tra il 2010 e il 2014: 1,1 miliardi, prima davanti a Eurospin (550 milioni), Iper-Unes (73 milioni) e Coop (53 milioni), e ciò nonostante l’insegna di Caprotti non sia prima in termini di quota di mercato, almeno per quanto riguarda il 2014: Esselunga ha infatti l’8,7%, meno di Coop, che domina con il 15%, Conad (11%) e Selex (9,4%), ma davanti ad Auchan (7,2%), Carreour (6,2%) ed Eurospin (4,9%).

Esselunga vanta soltanto 5 punti vendita nella Bergamasca: due in città (via San Bernardino e via Corridoni) e i restanti tre a Curno, Stezzano e Nembro. Coop, invece, ha 6 punti vendita tra Bergamo e provincia: due in città (uno in via Broseta e l’altro in via Autostrada) e quattro nel resto del territorio, precisamente a Mapello, Treviglio, Trescore Balneario e Romano di Lombardia. Di questi, due sono ipermercati (Treviglio e Mapello), mentre i restanti sono supermercati.

 

carrefourauchan

 

Il crollo francese: male Carrefour e Auchan. A inanellare una serie di prestazioni negative sono state, invece, le grandi catene francesi. Le vendite di Carrefour nel quadriennio 2010-2014 sono crollate del 19% (meno 3% nel solo 2014), mentre quelle di Auchan del 13,7% (addirittura meno 6,5% nel 2014). Giù anche i ricavi per metro quadrato (meno 17,1% per Carrefour, meno 15,2% per Auchan). Mediobanca scrive: «La perdita di fatturato dei gruppi francesi ha fatto seguito a dinamiche differenti delle strutture commerciali. Dal 2010 Carrefour ha ridotto dell’11,1% i punti vendita complessivi, passando da 1.302 a 1.158. Nel caso di Auchan si è invece avuto un progresso del 2,6%, da 1.827 a 1.875. Note negative anche dal rapporto tra costo del lavoro e valore aggiunto netto per i due marchi francesi, ampiamente superiore al 100%: la ricchezza generata dalla gestione industriale non è quindi sufficiente a ripagare l’impiego della forza lavoro che vi ha concorso». In termini di cifre, nel quinquennio considerato Carrefour ha perso il 19,1% del fatturato (4,68 miliardi di euro) e solo nel 2015, periodo però non considerato dallo studio, è tornato a crescere (più 5,2%). Auchan non ha fatto meglio: meno 13,7% a 4,55 miliardi di euro di fatturato. Il risultato netto nel quinquennio è calato di 196 milioni per Carrefour e di 146 milioni per Auchan, con utili persi, rispettivamente, pari a ben 2,4 miliardi di euro e 316 milioni di euro.

 

03-Mediobanca.EPS

 

Un’analisi complicata. Lo studio di Mediobanca non è stato semplice da realizzare, soprattutto a causa della frammentazione che contraddistingue il mercato della grande distribuzione italiana, dove i primi tre operatori rappresentano “soltanto” il 34% del mercato complessivo, mentre in altri Paesi europei superano il 50%: il 53% in Francia, il 54% in Spagna e il 61% in Germania e Regno Unito. Nel 2014 le superfici delle aree di vendita del settore si sono contratte dello 0,4% e i punti vendita del 2%. In particolare a ridursi sono stati i formati con le superfici più piccole, come spiega Mediobanca: «meno 4,1% il libero servizio (minore 400mq) e meno 1,3% i supermercati (tra 400 e 1499 mq)». A tenere sono invece stati gli ipermercati (ovvero quelli con superfici maggiori ai 2.500 mq), comunque calati marginalmente dello 0,8%, e i supermercati, ovvero quelli con superfici comprese tra i 1.500 e il 2.499 mq, i quali hanno aumentato la loro presenza in Italia dell’1,7%. Bene anche i discount, aumentati del 2,8%. Proprio queste ultime due categorie di punti vendita sono anche le uniche ad aver visto incrementare le vendite per metro quadro, mentre tutti gli altri “formati” perdono terreno, in particolare gli ipermercati.

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