Il caso torna in aula il 16 settembre

Tentato rapimento all’Esselunga di Redona: imputato incapace di intendere

L’uomo che tentò il rapimento è in cura in una Rems. Per la famiglia resta una scena ancora difficile da dimenticare

Tentato rapimento all’Esselunga di Redona: imputato incapace di intendere

Era un sabato come tanti, poco dopo le 13, all’uscita dell’Esselunga di via Corridoni, a Bergamo in zona Redona. La mamma teneva per mano la figlia di un anno e mezzo, mentre il papà spingeva il carrello della spesa. Le porte automatiche si stavano aprendo quando, in pochi secondi, la scena è cambiata. Emil Mortu, 47 anni, cittadino rumeno senza fissa dimora, si è avvicinato alla bambina, l’ha afferrata per una gamba e ha cercato di strapparla alla madre. La donna è caduta a terra pur di non lasciarla andare. La piccola ha riportato la frattura del femore sinistro e della tibia destra, con una prognosi di 30 giorni. Ora, a distanza di mesi, il padre Matteo dice che la figlia sta bene, ma guarda ancora con preoccupazione alla vicenda: «A noi è andata bene, ma se fosse capitato di peggio a nostra figlia o ad altre famiglie?».

La perizia: «Incapace di intendere e di volere»

Come riporta Corriere Bergamo le immagini delle telecamere hanno documentato l’azione, durata pochissimi istanti. Tra l’uomo e i genitori non ci sarebbe stato alcuno scambio di parole che potesse far pensare a un equivoco. Dopo l’arresto, Mortu aveva riferito al Gip Michele Ravelli di non aver nemmeno compreso se davanti a lui ci fosse una bambina o un peluche. Il giudice aveva convalidato l’arresto e disposto il carcere.

Nel frattempo, una perizia dello psichiatra Sergio Monchieri, richiesta dalla difesa dell’avvocato Erica Pasinetti e dalla pm Giulia Angeleri, ha stabilito che il 47enne è risultato incapace di intendere e di volere. L’uomo è stato quindi trasferito nella Rems di Castiglione delle Stiviere, dove si trova attualmente in cura.

L’udienza il 16 settembre

Ad ora Mortu è accusato di tentato sequestro e lesioni, con le aggravanti dei futili motivi, della minorata difesa e della minore età della vittima. La pm, dopo l’esito della perizia, è intervenuta chiedendo sia il trasferimento in una Rems che il giudizio immediato.

L’udienza è fissata per il prossimo mercoledì 16 settembre. Alla luce della valutazione psichiatrica, l’esito potrebbe essere il proscioglimento per incapacità di intendere e di volere. Resta però distinta la questione della pericolosità sociale: in quel caso il giudice potrebbe disporre una misura di sicurezza.

«Dice che vuole risarcire la famiglia»

L’avvocato Pasinetti ha raccontato di aver parlato con il suo assistito al telefono attraverso un’interprete: «Dice che vuole risarcire la famiglia della bambina» – ha riferito la legale. Ad ora resta comunque da capire come potrebbe concretamente farlo.

Dell’uomo si conosce poco. Quel giorno indossava ciabatte blu di plastica, pantaloni verdi simili a quelli del personale ospedaliero e una giacca a vento blu. Aveva con sé soltanto 5 euro e non aveva nemmeno un telefono. Durante l’interrogatorio aveva raccontato in modo confuso di essere stato alle cliniche Gavazzeni per alcuni dolori ai piedi, di essere stato picchiato su un autobus e di essere un ingegnere invalido.

Il gip, nel disporre il carcere, aveva parlato di una personalità «per nulla rassicurante» e sottolineato la «assoluta pervicacia» nel tentativo di portare via la bambina. Mortu, tuttavia, risulta incensurato.

Il padre: «In giro non dovrebbe stare»

Per Matteo e sua moglie, dopo lo choc iniziale, la situazione è progressivamente tornata alla normalità. La bambina sta bene e la famiglia è tornata anche nello stesso supermercato: «L’impatto emotivo c’è stato, ma l’abbiamo superato» – ha raccontato il padre della piccola.

Rimane però un quesito, soprattutto pensando a ciò che sarebbe potuto accadere: «Bisogna aspettare che succedano fatti come questo per intercettare persone con gravi problemi?».

La famiglia valuterà con il proprio avvocato se costituirsi parte civile, pur sapendo che nei confronti di una persona incapace di intendere e di volere e nullatenente le possibilità concrete di ottenere un risarcimento sono limitate.

Quello che Matteo chiede alla giustizia, però, va oltre l’aspetto economico: «Ci aspettiamo che questa persona faccia il suo percorso, ora come ora non so quanto possa reintegrarsi, in giro non dovrebbe stare».

«Le famiglie dovrebbero essere più sostenute»

L’esperienza ha lasciato alla famiglia anche una riflessione sul sostegno alle persone e alle famiglie che si trovano coinvolte, senza averlo scelto, in situazioni simili: «Siamo due professionisti e abbiamo una rete familiare che ci ha aiutato» – ha concluso Matteo, ma purtroppo non tutte le famiglie possono contare sulle stesse risorse.

Da qui l’auspicio che, oltre alla risposta giudiziaria, ci sia anche una maggiore attenzione da parte delle istituzioni: «Di fronte a situazioni del genere, subite senza volerle, le famiglie dovrebbero essere più sostenute».