Una manìa mondiale

Se ti sei invecchiato con FaceApp hai regalato le tue foto ai russi

Se ti sei invecchiato con FaceApp hai regalato le tue foto ai russi
22 Luglio 2019 ore 06:00

In questi giorni è tornata di moda la “FaceApp challenge” in cui decine di migliaia di utenti hanno condiviso sui social una versione invecchiata di sé, ma ci sono grossi rischi per la privacy.

Un successo mondiale. L’applicazione FaceApp ha fatto il suo debutto sugli store digitali nel gennaio 2017 e sono più di 80 milioni le persone che l’hanno scaricata sul proprio smartphone o tablet. Soltanto nel mese di giugno sono stati calcolati quattrocentomila download e un profitto di circa trecentomila dollari per i creatori. Il funzionamento è semplice e divertente: basta farsi una fotografia e scegliere il filtro con cui elaborarla, scegliendo tra diverse ipotetiche versioni di sé.
Un simile processo però necessita di capacità di calcolo decisamente superiori a quelle dei comuni smartphone e vengono infatti delegate a server esterni.

 

 

La gestione dei dati. La società che ha fondato Faceapp è la russa Wireless Lab OOO, con sede a San Pietroburgo e ha una gestione piuttosto opaca dei dati forniti dai propri utenti, a partire proprio dalle fotografie. Le immagini non vengono cancellate, ma conservate per un tempo indefinito in server esterni: nella privacy policy si dichiara che i dati «potranno essere archiviati e lavorati negli Stati Uniti o in qualsiasi altro paese di cui Faceapp, i suoi affiliati o i fornitori dei servizi possiedono le infrastrutture». In mancanza di ulteriori informazioni, è impossibile sapere in che modo e quali società avranno accesso alle nostre fotografie, né in quale parte del mondo verranno conservate. La licenza, come spiegato da Altroconsumo, è «perpetua, irrevocabile, mondiale, cedibile e gratuita»: in poche parole Faceapp può fare delle fotografie tutto ciò che vuole. L’applicazione, inoltre, non accede soltanto alle foto utilizzate dall’utente, ma anche a quelle presenti nella memoria dello smartphone, compresi i file multimediali di WhatsApp, ovvero foto e video ricevuti dai nostri contatti.

La privacy e il Gdpr. Il nuovo codice della privacy, approvato dall’Unione Europea, prevede norme piuttosto stringenti per qualsiasi società, anche estera, che tratti i dati dei cittadini europei. Faceapp sembra però ignorare queste norme, anche per quanto riguarda i minori di 14 anni, i cui dati non potrebbero per legge essere trattati senza una prova concreta del consenso dei genitori. Anche per questi motivi Altroconsumo ha annunciato che invierà una segnalazione al garante della privacy, per chiedere se ci siano i margini per una diffida e quali siano le responsabilità degli sviluppatori e dei distributori.

 

 

Il riconoscimento facciale. Da diversi mesi gli analisti si interrogano su quale possa essere l’uso commerciale di un numero così elevato di selfie e la risposta più probabile sempre essere una: il riconoscimento facciale. La società russa sta probabilmente immagazzinando quanti più dati possibili per affinare un’intelligenza artificiale in grado di riconoscere i volti in maniera sempre più precisa, o forse intende vendere i dati a società terze che operano in questo campo.
I sistemi di videosorveglianza in grado di collegare i volti all’identità sono già utilizzati in alcune città della Cina, dove i cittadini sono monitorati costantemente da sistemi che registrano ogni loro movimento. Il lavoro più difficile per chiunque sviluppi tecnologie di questo tipo è proprio la creazione di un database di immagini abbastanza vasto e variegato, ma tutto diventa più semplice se milioni di utenti regalano spontaneamente le proprie fotografie.

Fonti: https://www.wired.it/internet/regole/2019/07/17/faceapp-challenge-privacy/
https://www.altroconsumo.it/hi-tech/smartphone/news/faceapp
http://scorza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/07/17/privacy-bye-bye-per-un-pugno-di-risate/

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