Nuove disposizioni del preside

Tira di nuovo una brutta aria nei corridoi del Liceo Artistico

Tira di nuovo una brutta aria nei corridoi del Liceo Artistico

Non c’è pace per il liceo artistico Giacomo e Pio Manzù. L’ultima questione riguarda il non rispetto del divieto di fumare anche durante l’intervallo, nel cortile, da parte di alcuni studenti. Il preside è passato alle maniere forti e ha proibito agli alunni di uscire dalle aule durante l’intervallo, provocando ulteriori agitazioni e proteste, incomprensioni. Una vecchia storia, come un film che si rivede.

Le incomprensioni e il vecchio dirigente. Ad aprile, tutte le componenti (genitori, studenti e docenti) del Consiglio d’Istituto si sono dimesse per divergenze con l’allora dirigente scolastico. «Non comunica con noi, e quando lo fa impartisce ordini»: era il ritornello che circolava tra i banchi. E non andava meglio ai genitori e al corpo docenti che in più di un’occasione hanno trovato la porta della presidenza chiusa. Un comportamento che ha dato il via a un lungo periodo di dibattiti piuttosto accesi, culminato con il trasferimento del dirigente e, per decisione dell’Ufficio Scolastico Provinciale, al commissariamento dell’Istituto.

 

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L’identità forte della scuola. La richiesta principale, arrivata sul tavolo del provveditore Patrizia Graziani, era quella di sempre: individuare una figura di vertice che fosse in grado di amministrare con continuità e soprattutto con la giusta sensibilità un istituto con questo indirizzo. Perché il liceo artistico fa storia a sé. Il liceo artistico è il luogo che forma i protagonisti della produzione creativa del Paese. Studenti il cui carattere principale è l’originalità: «Da un nostro ragazzo – dice un insegnante – ti aspetti una pacca sulla spalla, un gesto che altrove può essere letto come inadeguato, per rispetto dei ruoli. Ma qui, avere un dialogo confidenziale con gli studenti è funzionale, è quasi necessario».

Nonostante abbia visto, negli ultimi anni, il continuo alternarsi di presidi, il Liceo Artistico resta, nel panorama degli istituti superiori bergamaschi, una presenza caratterizzata da una forte e riconosciuta identità, diventata nel tempo una delle scuole più grandi della provincia. Ospita infatti 1300 studenti, provenienti dalle province di Bergamo e da quelle limitrofe di Lecco, Brescia e Milano. L’aumento delle domande di iscrizione è indice di un fabbisogno territoriale a cui però non è sempre possibile dare una risposta, per l’ormai cronica carenza e inadeguatezza dei locali che lo ospitano. Entrambe le sedi (in via Tasso e in via Maj) risultano infatti insufficienti.

 

 

I problemi logistici. Per questo, su iniziativa dell’Associazione Genitori, è partita, in settembre, una raccolta firme (sono già 700) per richiedere alle autorità competenti di individuare una nuova struttura che risponda alle caratteristiche di funzionalità e comfort necessarie a un indirizzo di studi come questo: «La succursale che ospita le classi prime e seconde – spiega Emer Botti, dirigente in carica da settembre – è stata, e per certi versi continua a essere, un problema. A differenza di quanto accadeva prima, ho predisposto la presenza costante di un vice preside in via Maj per creare le condizioni di una gestione continua della struttura. Ma esistono problemi oggettivi di coordinamento e anche agli occhi degli studenti quel distaccamento risulta sempre lontano dal cuore operativo della scuola». Il mancato presidio, negli anni passati, ha consentito, proprio in questa succursale, il diffondersi di episodi legati all’utilizzo di sostanze stupefacenti da parte degli studenti: «Me ne hanno parlato – dice il dirigente scolastico –, ma le assicuro che non farò sconti su questo fronte».

 

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Un paio di anni fa, il premio Banca Italia agli studenti del Manzù.

 

Il rispetto e i provvedimenti. E nemmeno su altri, visti gli accesi confronti con gli studenti che già si sono verificati nonostante il suo recente insediamento: «Guardi, nella lettera che ho scritto a ragazzi e genitori e che trova pubblicata sul nostro sito spiego, credo con chiarezza, le motivazioni delle decisioni che ho assunto». Nonostante le reiterate richieste da parte dell’ufficio di presidenza di rispetto della struttura, dei compagni e delle norme, si sono infatti ripetuti in poche settimane, episodi come la comparsa di scritte sulle pareti di spogliatoi e bagni, gruppetti di studenti che continuavano imperterriti a fumare nei bagni, danni alle toilette: «Sono stato costretto a prendere provvedimenti che avevano lo scopo di accendere un dibattito legato al fatto che l’istituto è un bene comune e in quanto tale deve essere rispettato. Ho quindi chiesto alle famiglie una quota di cinque euro per la ritinteggiatura degli spogliatoi e dei bagni. Inoltre, per garantire una sorveglianza, vista la mancata volontà di rispetto dei regolamenti, ho deciso di limitare gli spazi fruibili per gli intervalli». Cioè di non consentire l’uscita dalle aule durante l’intervallo.

Cosa dicono i ragazzi. Un provvedimento estremo, che ha suscitato rimostranze da parte di molti studenti (e professori) e che il dirigente ha giustificato come «simbolico e temporaneo». Ad allarmare la dirigenza si sono aggiunte anche segnalazioni, da parte dei docenti, di presenze di soggetti estranei alla scuola durante l’orario delle lezioni. Insomma, siamo di nuovo da capo?: «No – dice Martina, studentessa del liceo – in realtà i ragazzi responsabili di questi episodi sono davvero una minoranza. Sono persone che cercano spesso lo scontro, ma la maggior parte di noi ha compreso le ragioni del dirigente che da subito si è presentato in tutte le classi per offrire disponibilità al confronto. Sappiamo che ci vuole tempo per cambiare la situazione. Solo che non troviamo giusto dover pagare tutti per le colpe di pochi». Tira di nuovo una brutta aria, insomma, in via Tasso.