caso Genini

Tomba profanata a Strozza: ascoltato per ore in caserma l’ex fidanzato di Pamela

Francesco Dolci, di Sant'Omobono, convocato in quanto persona informata sui fatti. Nei suoi scatti il dettaglio della vite mancante sulla lapide

Tomba profanata a Strozza: ascoltato per ore in caserma l’ex fidanzato di Pamela

È stato convocato in caserma, insieme ai genitori, e ascoltato per diverse ore fino a tarda sera in quanto persona informata sui fatti. Francesco Dolci, impresario edile di Sant’Omobono Terme, è l’ex fidanzato di Pamela Genini, la 29enne di Strozza uccisa a coltellate lo scorso 14 ottobre a Milano dall’ex compagno 52enne Gianluca Soncin. Nelle scorse settimane la scoperta shock: il suo corpo è stato profanato.

Il dettaglio della fotografia, in cui alla lapide manca una vite

Dolci, come riporta L’Eco di Bergamo, è stato convocato nel pomeriggio per essere ascoltato in quanto persona informata sui fatti: i carabinieri stanno infatti indagando sulla profanazione della salma di Pamela, ritrovata lo scorso 23 marzo priva di testa.

La scoperta è avvenuta proprio al cimitero di Strozza da alcuni operatori, impegnati a trasportare il feretro nella cappella di famiglia. La Procura ha aperto un fascicolo, che al momento risulta senza indagati, per vilipendio e sottrazione di cadavere.

Il pm Giancarlo Mancusi aveva incaricato due periti per effettuare tutti gli accertamenti necessari e individuare eventuali tracce biologiche. L’autopsia è stata eseguita mercoledì scorso, l’8 aprile, e alcuni campioni prelevati erano stati inviati al Ris e a Labanof, il laboratorio di antropologia e odontologia forense dell’Università di Milano diretto da Cristina Cattaneo.

Dolci si è presentato nel pomeriggio di lunedì 13 aprile in caserma, accompagnato dai genitori e senza il loro legale: sarebbero stati ascoltati come persone informate sui fatti, almeno fino a tarda serata.

L’imprenditore aveva ipotizzato, dopo la scoperta della profanazione, un possibile interesse economico dietro al terribile gesto, legato a «imprenditori del crimine» e sostenendo che Pamela «aveva paura». Inoltre Dolci, che visitava spesso la giovane al cimitero, aveva fotografato più volte il loculo per documentarne «uno stato di trascuratezza».

Da questi scatti emerge un dettaglio particolare: in una fotografia dell’8 gennaio, tutte le viti della lapide provvisoria erano presenti. In una successiva, datata 19 febbraio, ne mancava una. Inoltre, Dolci aveva rivelato nei giorni scorsi di essere stato vittima di quotidiane minacce e intimidazioni, da parte di autori diversi.