Qualche confronto con quelli all'estero

Tra animalisti e crisi delle famiglie La lenta agonia dei circhi in Italia

Tra animalisti e crisi delle famiglie La lenta agonia dei circhi in Italia
13 Marzo 2015 ore 10:10

Un lungo e approfondito dossier-denuncia della Lav, la lega antivivisezione, ha rivelato che negli ultimi cinque anni attraverso il Fondo Unico dello Spettacolo sarebbero stati elargiti quasi 30 milioni di finanziati pubblici a strutture che organizzano spettacoli circensi, molte delle quali fanno ancora uso di animali. I dati sono stati diffusi in occasione della campagna di raccolta firme che si svolgerà nei prossimi due week-end in diverse piazze italiane con lo scopo di chiedere al Ministro dei Beni e Attività Culturali e al Parlamento di interrompere questi finanziamenti entro il 2018. La Lav vorrebbe in tutti i modi bloccare i sussidi statali a quei tendoni condannati o ancora sotto processo per maltrattamento di animali. Ma c’è un problema, un grosso problema. Secondo quanto riportato da Antonio Buccioni, presidente Ente Nazionale Circhi, «Il cosiddetto “dossier Lav” sui fondi che il Governo avrebbe assegnato ai circhi contiene menzogne talmente gravi e di abominevole abbiezza morale e intellettuale da costringerci ad adire le vie legali».

I finanziamenti. Partiamo dai fondi destinati al circo. Innanzitutto il contributo complessivo deliberato dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo relativo al Fus è stato sì di 5.281.000 euro, ma per l’attività circense in Italia la cifra si ferma a 1.295.000 euro. Se a questa somma si aggiunge l’attività circense svolta all’estero (226 mila euro), i contributi totali non superano i 2 milioni di euro. Una cifra quindi diversa da quella sbandierata dalla Lav e che Buccioni considera comunque «indegna nei confronti di un settore così tanto amato dagli italiani e che da sempre è uno dei vanti del nostro Paese».

 

 

I tendoni condannati per maltrattamenti. Altra tesi cardine della campagna Lav contro i circhi riguarda i finanziamenti concessi a quei tendoni condannati o indagati per maltrattamento di animali. È la stessa Lav a elencare i circhi con procedimenti in corso: il Darix Togni (518 mila euro di finanziamenti), il Circo Caroli (53 mila euro), il Circo edrano (quasi 2 milioni di euro), l’American Circus (1,5milioni di euro), il Circo Aldo Martini (92mila euro) e il Circo Martin (68 mila). Tra quelli condannati in via definitiva ci sono invece il circo Città di Roma e Il Circo Folloni. Netta, ancora una volta, la risposta di Buccioni: «A proposito dei circhi che sarebbero stati condannati per maltrattamento degli animali, la Lav sa bene che a partire dalle domande di contributo presentate entro il 2007, il ministero competente ha inserito – senza incontrare la seppur minima opposizione da parte dell’E.N.C. – nella domanda relativa alla sezione che riguarda il possesso dei requisiti per accedere ai contributi stessi, la seguente dichiarazione: “Il soggetto non ha riportato condanne per i delitti di cui al titolo IX bis del Libro II del Codice Penale e non ha commesso ogni altra violazione di disposizioni normative statali e dell’Unione Europea in materia di protezione degli animali”». Non è poi mai da dimenticare che trovarsi “sotto inchiesta” è ben diverso dall’essere definitivamente condannati, una sottolineatura banale ma che al giorno d’oggi è sempre utile tenere a mente.

Il fronte animali. «Il 68,3% dei cittadini italiani è contrario ai circhi con animali (Rapporto Eurispes 2015)», recita ancora il comunicato Lav. Buccioni risponde. «E se domani il 68% della gente fosse contrario al gorgonzola smetteremmo di produrre il gorgonzola?». Una domanda semplice, ma che tocca il cuore del problema. L’utilizzo di animali all’interno degli spettacoli circensi è consentito dalla legge e non può una semplice opinione cancellare per sempre una delle caratteristiche principe di queste realtà. Inoltre «gli animali all’interno del circo – ha spiegato ancora Buccioni – , vengono considerati come un componente di famiglia. Poi è chiaro, alcune eccezioni sporadiche possono manifestarsi, ma queste fanno parte del mondo».

Emergenza circo. Quando oggi si parla di circo i toni delle discussioni non sono dei più rosei e beneauguranti. Tante indagini dimostrano che l’interesse verso questo tipo di realtà stia inesorabilmente scemando, dati avvalorati dal crescente numero di poltrone vuote durante gli spettacoli. Il presidente dell’Ente Nazionali Circhi spiega però che «non è corretto parlare di emergenza circhi, dato che il trend negativo di spettatori paganti starebbe colpendo anche tanti altri settori che fino a poco tempo fa potevano vantare grandi numeri sugli spalti». Qualche esempio? Il calcio, i teatri, il cinema. Il problema, quindi, non sarebbe del circo o degli altri settori, ma della gente che, vinta dalla pigrizia, preferirebbe trascorrere il week end comodamente sdraiato sul divano. Innegabile poi, tra le cause, anche la situazione economica: con la crisi che tante famiglie stanno attraversando l’intrattenimento è tra le prime voci di taglio.

 

 

E le istituzioni? In generale, comunque, Buccioni non vede di buon occhio il futuro di quest’arte in Italia. Il dito è puntato contro le istituzioni che sembrerebbero del tutto ignorare il mondo circense. «Se lo Stato non avesse violato il patto d’onore stipulato con il circo, attraverso la legge del 10 marzo 1968, oggi la situazione sarebbe ben diversa. Quel testo assicurava che in ogni comune ci sarebbero state una o più aree destinate ai tendoni, dotate di attacchi idrici, elettrici e di fogne, solo per fare qualche esempio. In questo modo avremmo avuto la possibilità di lavorare in condizioni migliori, oltre che a poter fare continue sperimentazioni». Non va dimenticata anche la lentezza della macchina burocratica, che non facilità gli spostamenti di queste imprese all’interno del nostro territorio. «Non è possibile che un circo in Germania possa annunciare dove si troverà fra due anni mentre i nostri circhi non sanno dove potranno esibirsi tra due settimane».

I circhi in Italia. «I Circhi con carattere di continuità nel nostro paese sono una sessantina. Poi ci sono quelli che noi del settore definiamo in esilio, dato che ormai fanno spettacoli solo all’estero. Questo accade perché gli Stati che li ospitano hanno saputo offrirgli il giusto riconoscimento e valore. Sto parlando della Spagna, della Svizzera, della Germania. L’Italia da diverso tempo ha deciso di non prestare più attenzione al mondo circense, una realtà modello di coesistenza tra i popoli, viste le diverse etnie che caratterizzano le famiglie di questi luoghi». Comunque, pur dovendo districarsi tra mille difficoltà, il circo può ancora vantare un cospicuo pubblico. «Grazie al cielo abbiamo un pubblico affezionato e consolidato. Abbiamo ancora uno zoccolo duro di gente che si ribella all’idea di trascorrere il week end all’interno delle mura domestiche e che vuole portare i figli a vedere uno spettacolo che ritiene educativo, culturale e ricreativo».

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