Si aggirava ad Arzago d’Adda all’esterno di una locale sala slot, nascondendo un grosso coltello dietro la schiena. Era la notte del 16 agosto e l’uomo è stato prontamente individuato e identificato dai carabinieri di Treviglio, intervenuti sul posto: si tratta di un 36enne italiano, G.S. le sue iniziali, con numerosi precedenti penali.
L’uomo si è mostrato fin da subito con atteggiamento ostile e minaccioso, sbandierando i propri trascorsi carcerari nel tentativo di intimidire i militari. Grazie alle telecamere di videosorveglianza, i carabinieri hanno potuto accertare che l’indagato aveva, poco prima, nascosto un grosso coltello con una lama di venti centimetri sotto un apparecchio cambia monete.
L’arma è stata immediatamente recuperata e sequestrata. Dalle testimonianze è inoltre emerso che il 36enne, poco prima dell’arrivo della pattuglia, aveva partecipato a una rissa all’esterno del locale, brandendo la lama contro uno sconosciuto e sferrando un pugno al proprio cugino.
Ha finto di essere stato picchiato dai carabinieri
Accompagnato all’esterno per evitare disordini, l’uomo avrebbe cercato ripetutamente lo scontro fisico con i carabinieri, minacciandoli di morte e tentando di colpirli. Nonostante i tentativi dei militari e anche l’intervento del cugino per trattenerlo, l’uomo ha tentato prima la fuga, poi si è scagliato contro gli agenti, che si sono trovati costretti a bloccarlo e porlo in condizioni di sicurezza.
Mentre veniva ammanettato, l’uomo ha sferrato vari calci contro un militare e, una volta collocato nell’auto di servizio, ha colpito con violente testate la paratia in plegixlass. È stato tratto in arresto in flagranza per resistenza a Pubblico ufficiale e deferito per porto abusivo di armi.
Sottoposto agli arresti domiciliari su disposizione del Pubblico ministero, l’uomo – sprovvisto delle chiavi del proprio appartamento – è stato scortato nella residenza della fidanzata a Treviglio, dove ha anche messo in atto una farsa: mentre entrava nell’abitazione, ha chiesto alla compagna di riprenderlo con il cellulare dichiarando falsamente di essere stato picchiato dalle Forze dell’ordine.
Ha contattato poi i soccorsi e si è fatto trasportare in ospedale, dove è stato dimesso poche ore dopo con lievi contusioni. A smontare la sua versione è stato proprio l’audio del filmato girato dalla donna, poi acquisito dagli operanti, dal quale emergeva in modo inconfutabile la condotta corretta e professionale tenuta dai carabinieri.
In seguito al giudizio direttissimo, il Giudice ha disposto la misura cautelare dell’obbligo quotidiano di presentazione alla stazione dei carabinieri.