Dai telelaser a...

Tutor spenti sulle autostrade Quali sono adesso le alternative

Tutor spenti sulle autostrade Quali sono adesso le alternative
Cronaca 30 Maggio 2018 ore 09:30

Tutor spenti sulle autostrade italiane. Non è una sorpresa perché da tempo era nota la causa intentata dal piccolo produttore toscano, il titolare della Craft di Greve in Chianti, che aveva inventato il sistema di controllo e che si sentiva usurpato da società Autostrade.

Stop ai Tutor. La Corte di Appello di Roma ha respinto la richiesta di sospensione in nome della sicurezza delle strade, in quanto, come recita la sentenza, il gestore non ha nessun obbligo rispetto al controllo della velocità dei veicoli. Ovviamente non è una bella notizia alla vigilia dell’esodo estivo. La Polstrada ha denunciato il fatto che così «rischia di spegnersi anche il livello della sicurezza stradale». E i numeri sembrano dare ragione di questo allarmismo: nell’ultimo fine settimana si sono contate 27 vittime sulle strade (record del 2018).

Ma la battaglia per la sicurezza stradale è troppo importante e quindi non vanno ammessi arretramenti. Il numero delle vittime di incidenti stradali rispetto ai residenti in Italia è superiore alla media europea. Il nostro Paese, con un tasso di 54,4 episodi per milioni di abitanti, occupa la quattordicesima posizione a livello europeo con un netto distacco da Regno Unito, Germania, Spagna e Francia.

 

 

Al posto del Tutor. Si va verso un vuoto di controlli? La Polizia ha annunciato l’attivazione «in via sperimentale» di un sistema derivato dal Tutor, su cui però potrebbero esserci ulteriori contenziosi. Nel frattempo verranno intensificati i tradizionali controlli effettuati con le pattuglie, anche se il codice della strada approvato nel 2007 obbliga a presegnalarli e a renderli visibili: anacronismo tutto italiano in cui pensando di difendere la libertà del cittadino automobilista in realtà si finisce con il mettere a repentaglio la sua sicurezza.

In compenso le pattuglie hanno a disposizione i nuovi telelaser, strumenti in grado di sorprendere i conducenti misurando la velocità centinaia di metri prima del punto in cui sono stati installati. Non solo: sono anche in grado di documentare l’infrazione fotografando con immagini nitide che permettono anche di riconoscere anche il volto di chi guida). Quindi rispetto agli analoghi strumenti del passato non c’è più la necessità di fermare l’automobilista per segnalare la contravvenzione (cosa che in autostrada sarebbe molto difficile oltre che pericolosa). Ora la polizia è in grado di avere tutta la documentazione che viene poi inviata al domicilio del contravventore.

 

 

E se i tutor si spengono, potrebbero accendersi invece lo Scout Speed: è un misuratore montato su vetture di servizio (comprese le autocivetta) e controlla la velocità anche quando è in movimento. Allo Scout Speed basta un attimo, perché la misura avviene in automatico con un radar. E non finisce qui. Secondo un’interpretazione del ministero delle Infrastrutture, le auto civetta non sono postazioni fisse, quindi nel loro caso non ci sarebbe l’obbligo di presegnalazione e di visibilità. Il problema dello Scout sono da una parte i costi e dall’altra il fatto che comunque richiede l’occupazione di due agenti sull’auto civetta. E con la scarsità di organico delle forze di polizia non ne vedremo tanti sulle nostre strade.

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