Dopo il caso di Bolzano

Tutte le volte che un’opera d’arte è stata scambiata per spazzatura

Tutte le volte che un’opera d’arte è stata scambiata per spazzatura
27 Ottobre 2015 ore 13:02

Si sente spesso dire che l’arte contemporanea non è altro che spazzatura. Questa volta, però, le donne delle pulizie del Museion di Bolzano hanno preso alla lettera la critica, gettando nel cestino delle immondizie un’installazione artistica che riproduceva i resti di una festa finita. Sabato 24 ottobre, infatti, il personale delle pulizie del museo d’arte contemporanea di Bolzano ha pensato che le bottiglie, i bicchieri, i coriandoli e i mozziconi sparsi sul pavimento altro non fossero che i postumi di un party ben riuscito e ha quindi rassettato tutto con gran cura. Peccato, però, che si trattasse dell’opera Dove andiamo a ballare questa sera? delle artiste Goldschmied&Chiari.

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L’opera Dove andiamo a ballare questa sera? è ispirata alle feste dell’ex ministro socialista De Michelis e vuole essere rappresentativa della crisi della politica degli anni Ottanta. Le artiste Goldschmied&Chiari sono un duo di performer tra i più ambiti nei circuiti dei musei d’arte contemporanea. L’incidente pare sia frutto di un malinteso: venerdì sera scorso, in effetti, c’era stata una festa al museo di Bolzano ed era stato detto all’impresa delle pulizie di ripulire il foyer pur senza toccare il resto. «Il danno è stato fatto – ha dichiarato Letizia Ragaglia, direttrice del Museion – ma per fortuna riusciremo a rimediare perché l’installazione non è stata buttata nell’immondizia. Vedremo di aprire i sacchi – le signore hanno fatto un’encomiabile differenziata, dividendo vetro, carta, eccetera, e di riposizionare tutto dov’era, aiutandoci con le foto».

I precedenti illustri. La direttrice e i suoi collaboratori, insomma, l’hanno presa con ironia. In un post apparso sulla pagina Facebook del museo hanno anche richiamato «i precedenti illustri, dalla vasca di Joseph Beuys alla porta di Duchamp». Nel 1973, infatti, al Castello di Morsbroich a Leverkusen, in Germania, la vasca incerottata di Joseph Beuys è stata ripulita dagli addetti alle pulizie che l’hanno poi usata come secchiello del ghiaccio per tenere in fresco delle bottiglie di birra. E, ancora, nel 1978 alla Biennale di Venezia, un imbianchino ha ridipinto quella che pensava fosse una semplice porta e che, invece, era un capolavoro di Marcel Duchamp. Di malintesi simili ce ne sono anche di più recenti. Nel 2011, una dipendente dell’impresa di pulizie del museo d’arte di Dortmund ha distrutto parte di un’installazione artistica dello scultore austriaco Martin Kippenberger, scambiando per rifiuti il contenuto in gesso di una bacinella di gomma nera.

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Nel 2010, i netturbini padovani hanno raccolto e buttato in discarica una delle installazioni della rassegna Artisti al muro: si trattava di un’opera di arte povera dell’artista Isabella Facco, che utilizza per le sue creazioni soltanto materiale riciclato. È notizia di febbraio dell’anno scorso che a Bari un’addetta delle pulizie ha consegnato alcune opere della mostra d’arte contemporanea Display Mediating Landscape agli operatori ecologici che in quel momento stavano svuotando i bidoni della spazzatura. Sempre nel 2014, al Museo d’arte di Ravenna, un operaio ha stuccato un finto foro dipinto dallo street artist riminese Eron: «Ci sarei rimasto peggio – ha commentato Eron – se l’operaio si fosse accorto che era un buco finto. Stuccandolo, invece, in un certo senso mi ha aiutato a completare l’opera».

 

 

Un sorriso. L’episodio accaduto al Museion di Bolzano sicuramente servirà ad alimentare il dibattito dei critici e degli esperti su dove si pone il confine fra ciò che è arte e ciò che arte non è. Ma più di tutto, diciamoci la verità, l’episodio di Bolzano ci strappa un sorriso. A quanti di noi, infatti, non è accaduto, passeggiando per le sale dei musei d’arte contemporanea, di sentirsi spaesati come Alberto Sordi e Anna Longhi, in arte “la sora Augusta”, nel mitico film Le vacanze intelligenti, dove alla fine la stessa Sora Augusta, stravaccata su una sedia, viene scambiata per una coltissima opera d’arte.

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