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UBI, road map verso la Banca Unica Le filiali che chiudono in provincia

UBI, road map verso la Banca Unica Le filiali che chiudono in provincia
Cronaca 26 Luglio 2016 ore 04:30

Dopo le notizie delle scorse settimane, in particolare nel quadro delle forti tensioni finanziarie provocate dalla Brexit, sul piano industriale 2019/2020 di UBI Banca, ecco finalmente alcune cifre più dettagliate circa il progetto “Banca Unica”, che prevede il superamento della fase federale e l’integrazione all’interno della capogruppo UBI delle Banche Rete: Banca Popolare di Bergamo, Banco di Brescia San Paolo, Banca Popolare Commercio e Industria, Banca Regionale Europea, Banca Popolare di Ancona, Banca Carime e Banca di Valle Camonica. I numeri arrivano dall'informativa che l'istituto ha inviato giovedì 21 luglio ai sindacati e che disegna il futuro assetto di UBI.

 

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Il calendario. Prima informazione dettagliata è quella relativa all'arco temporale in cui avverranno le fusioni. La creazione della "Banca Unica" avverrà, di fatto, in tre passaggi, che prenderanno il via il 15 novembre prossimo, quando la Popolare Commercio e Industria e la Banca Regionale Europea dovrebbero dare vita alla prima fusione. Successivamente toccherà alla Popolare di Bergamo, al Banco di Brescia e alla Banca di Valle Camonica, che si fonderanno entro il 15 febbraio 2017. L'ultimo passaggio è infine previsto entro il 15 aprile 2017, quando saranno Carime e la Popolare di Ancona a entrare a far parte del nuovo assetto unico. In 5 mesi, dunque, dovrebbe completarsi il programma di fusione delle 7 Banche Rete di UBI, che daranno vita alla "Banca Unica".

Le filiali chi chiuderanno (nella Bergamasca ma non solo). A interessare particolarmente i sindacati, però, sono soprattutto i numeri relativi alle filiali che, nell'ambito di questo processo di fusione, chiuderanno i battenti, con conseguente fuoriuscita dei dipendenti in esse impiegate. Stando all'informativa datata 21 luglio, nella prima fase saranno 88 le filiali costrette ad abbassare serranda in tutta Italia. Di queste, 14 saranno nella Bergamasca, per un ammontare complessivo di circa 50 lavoratori che perderanno dunque il loro posto. Quali saranno? Per il Banco di Brescia chiuderanno le filiali di Bergamo in via Tremana, Albano, Alzano, Grumello, Seriate e Trescore, mentre per la Banca di Valle Camonica chiuderanno le filiali di Ardesio, Casazza, Clusone, Costa Volpino, Lovere, Sarnico, Sovere e Villongo. Osservando nel dettaglio il piano, a dover arretrare la propria presenza sul territorio sarà soprattutto il Banco di Brescia, che si vedrà chiudere 38 filiali, mentre per la Popolare di Bergamo saranno "soltanto" 12 le filiali in chiusura, ma nessuna di queste localizzate in provincia di Bergamo. A completare il quadro delle chiusure, poi, ci saranno 16 filiali della Banca di Valle Camonica, 14 della Popolare Commercio e Industria, 5 di Carime e 3 della Banca Regionale Europea.

 

Banca_Popolare_di_Bergamo

 

Questo soltanto nella prima fase. Come già annunciato nella presentazione del piano industriale 2019/2020 avvenuta un mese fa, infatti, tra la nascita della "Banca Unica" e i progetti di ristrutturazione, UBI prevede la chiusura totale di 280 filiali e l’uscita di ben 2.750 dipendenti (da qui al 2020), ammortizzata per dall’assunzione di 1.650 nuovi lavoratori. Una lettura approfondita del piano ci consente di capire meglio la questione dei tagli al personale: circa 800 risorse usciranno per inerzia, 1.300 verranno sostenute dal fondo di solidarietà di 323 milioni, mentre 650 ulteriori uscite sono previste per altre iniziative di piano. Per i nuovi inserimenti, invece, si punterà ad una più accentuata retribuzione variabile, a una spinta sulla formazione, all’aumento della flessibilità e l’estensione del programma talenti. In ogni caso, la delicata partita degli esuberi sarà oggetto di trattativa sindacale con un primo incontro in calendario per il 29 luglio.

Le conseguenze previste. Tutti questi cambiamenti hanno ovviamente l'obbiettivo di incrementare gli utili. Le spese verranno ridimensionate del 6 percento, scendendo sotto la soglia dei 2 miliardi grazie al risparmio di 80 milioni dovuto alla nascita della "Banca Unica" e di 152 conseguenti alla razionalizzazione dei costi. I costi una tantum del Piano verranno spesati nel conto economico al 30 giugno 2016, per un totale di 1 miliardo e 298 milioni. Ma l’utile netto, nel 2019, arriverà, secondo le previsioni, alla cifra di 732 milioni, per salire poi a 874 nel 2020. La creazione di valore nel 2019 sarà di 118 milioni, di 229 nel 2020. Tutto ciò avrà delle conseguenze per gli azionisti; si prevede un pay out superiore al 40 percento sull’utile di ogni esercizio e un dividendo costantemente in crescita nell’arco di Piano.

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