Il capo dei talebani

Ucciso ancora il Mullah Omar Ma forse questa volta è vero

Ucciso ancora il Mullah Omar Ma forse questa volta è vero
29 Luglio 2015 ore 15:43

Il Mullah Omar è morto. Lo hanno riferito in diretta tv alcuni funzionari del governo afghano e la notizia pare sia stata confermata dagli alti vertici della sicurezza. Ma è meglio dire che il Mullah Omar sarebbe morto. Il condizionale, infatti, in questi casi è d’obbligo poiché questa è almeno la settima volta che circola la notizia. Il leader dei talebani, l’uomo con la benda sugli occhi che scappò agli americani fuggendo su uno sgangherato motorino, è stato infatti dato per morto più volte di Fidel Castro. Secondo qualcuno era già morto nel 2013.

Pare sia stato ucciso. Questa volta dell’uomo più ricercato del mondo si dice sia stato ucciso, anche se i talebani non confermano. Un paio di settimane fa, in occasione dell’Eid, la festa per la fine del ramadan, per la prima volta dopo 14 anni di guerra, il Mullah aveva annunciato l’apertura del movimento talebano ai colloqui di pace con il governo di Kabul, ribadendo l’obiettivo di «porre fine all’occupazione delle forze straniere» e stabilire un sistema islamico indipendente in Afghanistan. Quindici giorni dopo questo comunicato e pochi giorni prima dell’incontro fra la delegazione talebana e rappresentanti del governo presieduto da Ashraf Ghani per discutere un accordo di pace che metta fine al caos Afghano provocato dall’intervento americano, arriva la notizia della morte del Mullah.

 

Taliban Mullah Omar

 

Biografia quasi sconosciuta. Classe 1959, il Mullah Omar è nato a Nodeh, vicino Kandahar, da una famiglia poverissima. Si dice che abbia almeno due mogli e cinque figli, tutti studenti della sua madrassa. È di origine pashtun, gruppo etnico che segue un codice religioso di onore e cultura indigeno e preislamico, integrato nella religione musulmana. I pashtun sono il principale gruppo etnico che compone i talebani. L’unica biografia ufficiale del loro capo spirituale, che all’anagrafe è stato registrato con il nome Mohammed Omar Mujahid, è apparsa lo scorso mese di aprile sulla pagina web degli studenti coranici. È stata pubblicata per celebrare il diciannovesimo anniversario della sua nomina come “Amir-ul Momineen”, cioè comandante dei credenti, che lo trasformò nella guida della jihad e in capo dell’Afghanistan, quando tra il 1996 e 2001 il Paese diventò un emirato islamico governato dai talebani. La sua foto più famosa, anche se sfuocata, risale al 1996, poco prima che i suoi studenti prendessero il potere in Afghanistan. Aveva una lunga barba scura e la benda sull’occhio destro, che secondo la leggenda lui stesso si è strappato dopo essere stato colpito da una granata.

Figura mitica. Il Mullah Omar è un personaggio misterioso, quasi mitologico dal momento che di lui non si sa più nulla da quando scomparve nella rocambolesca fuga in moto nel 2001. Nessuno in Occidente lo ha mai visto, ad eccezione di un inviato Onu in missione speciale in Afghanistan nell’ottobre 1998 e dell’ambasciatore cinese in Pakistan Lu Shulin. Si dice fosse molto alto, addirittura un metro e 98 centimetri. A lui nel corso degli anni hanno giurato fedeltà prima Osama bin Laden, che si dice fosse sia suo suocero sia suo genero: il Mullah avrebbe sposato la figlia sedicenne di Bin Laden, mentre Bin Laden avrebbe sposato una figlia del Mullah. Pare che il capo dei talebani conoscesse anche Abu Musab alZarqawi, considerato il fondatore dell’Isis. C’è chi dice che, fino a prima della sua morte, si nascondesse in Pakistan, forse a Karachi, ma non sono mai esistite prove al riguardo.

 

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Una vita da combattente. A lui giurò fedeltà anche il successore di Bin Laden a capo di al Qaeda, Ayman al Zawahiri. L’amicizia con Bin Laden, però, è cosa di vecchia data e risale al periodo della resistenza afghana all’occupazione sovietica, tra il 1979 e il 1989. Quando nel 1979 i sovietici entrarono in Afghanistan, il Mullah Omar, che all’epoca si chiamava ancora Mohammed Omar e non era un mullah (cioè persona colta sul piano teologico secondo i musulmani), decise di combattere contro l’invasore infedele come guerrigliero nella fazione dei mujaheddin Harakat-i Inqilab-i Islami. Fu qui che la granata gli colpì l’occhio destro. Dopo la cacciata dei sovietici, nel 1989, cadde il regime comunista di Kabul, scoppiò la guerra civile e si formò il movimento dei talebani.

Nascita dei talebani. I talebani, talibs in lingua pashtu, nacquero per volere dello stesso Mohammed Omar, che arruolò una trentina di studenti per liberare due ragazzine rapite e violentate da un gruppo di mujaheddin. Quando i talebani sferrarono l’attacco finale a Kabul, nel 1996, Omar indossò il mantello sacro del profeta Maometto, custodito da sessant’anni nel reliquario di Kandahar. Un gesto che gli valse l’investitura di presidente de facto nei cinque lunghi anni di dittatura talebana. Il suo carisma era talmente forte che riuscì a conquistare le simpatie del popolo e a instaurare un regime teocratico, fondato sulla legge della Sharia e sul rispetto tassativo e assoluto dei precetti coranici nel loro significato più rigido e integralista. Oltre all’obbligo di burqa per le donne, istituì la pena dell’amputazione delle mani dei ladri e le pubbliche esecuzioni di quanti erano accusati di omicidio. Durante gli anni di comando in Afghanistan, guidava il Paese dalla sua casa-rifugio di Kandahar dove viveva praticamente recluso e senza contatti con l’esterno.

Nel 2001, poi, arrivò la tragedia delle Torri Gemelle e l’inizio della guerra in Afghanistan da parte degli Stati Uniti. Nel mezzo dell’assedio di Barghan, mentre le bombe intelligenti piovevano sugli obiettivi strategici, il Mullah beffò tutti: uscì di casa, inforcò una moto e scappò tra le montagne. Da allora, il suo mito è cresciuto e continua ad alimentarsi. Anche adesso che si dice sia morto.

 

Mullah Omar

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