Maratona negoziale a Minsk

Ucraina, accordo sull’essenziale «Ma c’è ancora molto da fare»

Ucraina, accordo sull’essenziale «Ma c’è ancora molto da fare»
12 Febbraio 2015 ore 17:23

Dopo una intera notte di colloqui e un’intensa mattinata di negoziati, il vertice di Minsk, a cui hanno partecipato i componenti del cosiddetto Quartetto di Normandia, e cioè il presidente russo Vladimir Putin, il suo omologo ucraino Petro Poroshenko, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande, ha trovato un accordo sulla crisi ucraina. Il cessate il fuoco entrerà in vigore dalla mezzanotte di sabato, secondo quanto annunciato da Putin che ha parlato del raggiungimento di un accordo sui punti “essenziali”. Fino al momento dell’entrata in vigore del cessate il fuoco, l’invito raggiunto nel compromesso è quello di mostrare “moderazione” ed evitare “spargimenti di sangue inutili”.

È stato lo stesso Putin a spiegare i punti dell’accordo, che prevede il ritiro delle armi pesanti, dovrà essere completato entro due settimane e sotto la supervisione degli osservatori Osce, e il ritiro delle milizie separatiste presenti nell’est Ucraina. Inoltre il governo di Kiev dovrà predisporre uno statuto speciale per le città del Donbass, garantendone un’ampia autonomia.

Oltre alla sospensione delle ostilità è previsto uno scambio dei prigionieri e la liberazione degli ostaggi entro 5 giorni dal ritiro degli armamenti, il ritiro dalla zona dei combattimenti di tutte le formazioni straniere e lo svolgimento di elezioni in alcuni distretti delle autoproclamate Repubbliche di Donetsk e Lugansk. In conformità al documento Kiev garantirà al Donbass uno status speciale. Putin ha inoltre comunicato che le decisioni riguardanti la linea di confine verranno prese congiuntamente con rappresentanti di Donetsk e Lugansk.

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I nodi ancora irrisolti. Quella di Minsk è stata una maratona di 15 ore ricca di tensioni, che lascia ancora sul tavolo alcune questioni irrisolte, tra cui il problema relativo ai confini, e quindi alla zona demilitarizzata. Rimane cruciale la questione della zona di Debaltsevo, che Kiev non vuole cedere ai separatisti filorussi negando che le sue truppe siano circondate dai ribelli. Inoltre rimane da capire come si comporteranno le varie fazioni in campo, tra cui i ribelli del Donbass che pare all’inizio si volessero rifiutarsi di firmare il documento concordato dai vari leader. A sollevare il problema dei nodi irrisolti è stato il presidente francese Hollande, che ha dichiarato «non tutto è risolto». Gli fa eco la cancelliera Merkel, che pur riconoscendo le pressioni fatte da Putin sui ribelli filorussi per la firma dell’accordo e quelle di Poroshenko per evitare ulteriori spargimenti di sangue, dice: «Io non mi illudo, noi non ci illudiamo: è necessario ancora molto, molto lavoro».

In Donbass ancora guerra. Il vertice di Minsk si è svolto mentre nel Donbass si stava scrivendo una delle pagine più nere della guerra, con i separatisti filorussi che hanno ucciso 19 soldati ucraini in attacchi vicino allo snodo ferroviario di Debaltseve. Inoltre nella notte, stando a quanto riferito dalle forze armate di Kiev, una colonna militare russa formata da 50 carri armati e altri mezzi bellici avrebbe attraversato il confine con l’Ucraina.

Il processo di pace tra Kiev e l’Est. Il vertice non può rimanere fine a se stesso ma dovrebbe essere la base per un processo negoziale che duri nel tempo e porti a una soluzione reale della crisi, scongiurando così esiti imprevedibili. L’accordo raggiunto, infatti, è visto più come una dichiarazione di intenti che porti a uno stop della violenza sul brevissimo periodo, sull’essenziale come ha ricordato Putin. Rimane da vedere se le parti rispetteranno questo accordo. Nel caso di un’ulteriore escalation di violenza va ricordato che gli Stati Uniti sono pronti a inviare armi a Kiev, e che il comandante delle truppe Usa in Europa, il generale Ben Hodges, ha annunciato che militari americani addestreranno i soldati ucraini. Sull’altro fronte ci sarà lo schieramento di dieci battaglioni russi a ridosso del confine ucraino.

Il vero problema dell’accordo, sulla cui possibilità di reale applicazione e durata nessuno vuole sbilanciarsi, è che non potrà portare a molto se non supportato da un vero processo di pace tra Kiev e le regioni al confine con la Russia. Il problema è stato sottolineato da Putin, il quale ha dichiarato che «i negoziati tra Kiev e l’Est Ucraina sono a un punto morto» e per questo fa appello alle parti che inizino a breve negoziati di pace. Ma perché questo avvenga nell’ambito di una soluzione politica, Putin ha ribadito che in Ucraina si dovrebbe avviare una riforma costituzionale che preveda la tutela dell’identità russa di quanti vivono nel Donbass.

L’impatto su Europa, Fmi e Borse. Il risultato dei colloqui di Minsk dovrebbe influenzare il vertice Ue di oggi a Bruxelles che vede in agenda le sanzioni contro Mosca. Intanto, il direttore generale del Fmi Christine Lagarde ha comunicato l’intenzione di accordare all’Ucraina finanziamenti per 17,5 miliardi di dollari nell’ambito di un pacchetto di 40 miliardi, con una linea di credito di quattro anni che dovrà essere approvata dal consiglio di amministrazione dello stesso Fmi. Per ora gli effetti più positivi dell’accordo si sono visti sui mercati finanziari. Le Borse europee sono volate, con Milano che ha mezzogiorno ha avuto la sua migliore performance a +2,10%, seguita da Madrid (+1,91%), Francoforte (+1,62%), Parigi (0,94%) e Londra (+0,46%).

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