Le reazioni dopo il maxi-processo

Ultrà alla Caritas, c’è chi dice sì compresi due grandi giornalisti

Ultrà alla Caritas, c’è chi dice sì compresi due grandi giornalisti
23 Aprile 2015 ore 16:20

Da un paio di giorni, a Bergamo e non solo, non si parla d’altro. La scelta dell’Atalanta di ritirare la querela nei confronti dei 40 accusati di violazione di domicilio per l’irruzione a Zingonia avvenuta il 4 maggio 2010 ha scatenato moltissime reazioni. Sui giornali si è letto di tutto: a fianco delle poche voci di sostegno alla società bergamasca, tanti sono stati invece i critici, che hanno parlato della connivenza tra il presidente Percassi e gli ultrà, puntando il dito contro la dirigenza per una scelta definita scandalosa. Poi, tra ieri e oggi, il polverone ha cominciato a dissolversi e le cose sono emerse con più chiarezza, anche grazie al fatto che il dg Marino ha spiegato in modo dettagliato come sono andate le cose. E così, anche le valutazioni di diversi giornalisti sono cambiate. Su tutti, due voci interessanti sono quelle di Paolo De Paola, direttore del Corriere dello Sport Stadio, e dell’inviato inviato del Corriere della Sera Fabio Monti. Nelle loro parole, anche un’opinione su come i media hanno trattato l’episodio.

«Se c’è stato dialogo, ben venga». «Io sono sempre per il dialogo e per evitare che certe cose si ripetano», spiega il primo dei due. «Vivo a contatto con realtà come quelle romane e napoletane in cui si sono verificati, anche di recente, episodi molto sgradevoli. Sono dell’idea che è ora di distinguere tra ultrà e delinquenti. L’associazione dei due concetti non è corretta. Ci sono veri e proprio delinquenti da una parte, mentre dall’altra parte ci sono tifosi che magari seguono le gare con grandissimo trasporto ma non sono violenti». Con quanto fatto dalla dirigenza atalantina De Paola si trova d’accordo. «Se c’è stato un ravvedimento, se c’è stato un dialogo ben vengano queste cose. Sarebbe da stolti non accettare ragionamenti o scelte che magari possono aprire delle possibilità che permettano di smussare certe situazioni e certi comportamenti. In altri casi, dove i giocatori sono costretti a fine partita ad andare sotto la curva o dove ci sono irruzioni in ritiro, come avvenuto a Cagliari, bisogna usare un approccio diverso». E sull’atteggiamento dei giornali? «Viviamo in una società multi-medializzata. C’è fretta di raccontare ed esporre ma non si riflette sulle notizie. Spesso, ad esempio, si leggono dichiarazioni di un protagonista che invece magari aveva solo risposto si o no ad una domanda. È un malcostume. Suggerisco al lettore di fare sempre molta attenzione alle fonti e alle persone che si occupano dell’informazione: ce n’è di buona e cattiva in tutti gli ambiti, quello web, quello cartaceo e quello radio televisivo».

 

bocia daspo

 

«Non ho in simpatia gli ultras, ma…». «In linea generale non ho molta simpatia per gli ultras», mette subito in chiaro l’inviato del Corriere della Sera Fabio Monti. «Credo che allo stadio bisognerebbe andare per vedere le partite tranquillamente, sostenendo la squadra in maniera civile. Tuttavia credo che la scelta dell’Atalanta non sia una cattiva idea, anzi direi che è una buonissima idea: una possibilità bisogna darla a tutti, non chiuderei mai le porte in faccia a nessuno». Quanto alla percezione che gran parte della stampa ha avuto di tale gesto, Monti spiega con nettezza: «Prima di parlare e di scrivere bisogna documentarsi in modo completo senza parlare tanto per parlare o solo per sentito dire. Non bisogna fermarsi alle apparenze. Ad esempio in questo momento la presa di posizione del presidente della Roma Pallotta è sulla bocca di tutti, ma ci possono essere anche altre strade. A Bergamo ci sono rapporti diversi e si propone una strada diversa. Sempre nel rispetto della legge ed eventualmente tornando indietro nel momento in cui ci si rende conto che la scelta non funziona».

Consensi anche a Bergamo. E a Bergamo, cosa si dice della scelta dell’Atalanta? «Basta con le polemiche, concentriamoci sul tifo pulito: i tifosi facciano i bravi e anche il mondo che li circonda sia un po’ più tollerante e la smetta di perseguitarli oltre il giusto», dice con decisione l’ex-sindaco Franco Tentorio. «Non va dimenticato che per tre mesi l’Atalanta non ha avuto il sostegno del suo pubblico nelle partite in casa. Sono state sanzioni sproporzionate, che hanno colpito anche i possessori della tessera del tifoso. Da questo punto di vista, anche l’amministrazione comunale che va a Roma a chiedere provvedimenti non aiuta di certo. Se vogliamo pensare a un futuro sereno, ciascuno deve fare un passo indietro». Cerca di andare oltre i moralismi anche Vittorio Bosio, presidente del Csi, che a Bergamo conta 95mila affiliati: «Se si lavora solo per allontanare e non per includere non ci si capisce più. Questi ragazzi non sono un’altra cosa rispetto a noi, sono i nostri figli e non possiamo fingere che non sia così. Il muro contro muro non serve a nessuno. E non è vero che sono senza valori, alcuni, come il senso di appartenenza, li esprimono meglio di noi, anche se a volte in maniera sbagliata. L’Atalanta ha scelto di ragionare, anziché mettersi sul piano dei grandi giustizieri, che nel nostro Paese non risolveranno mai niente». «Io penso che quando fai del bene è sempre bene, utile per tutti», commenta Ezio Foresti, direttore creativo e tifoso interista. «Non mi interessa più risalire a monte, dico solo che è una cosa in se stessa positiva. Sinceramente non capisco perché in tanti si siano accaniti contro l’Atalanta. Lo ripeto, alla fine il bene è sempre bene». Sulla stessa lunghezza d’onda un vecchio atalantino come Piero Busi, che a Valtorta è diventato il sindaco più longevo d’Italia. Secondo lui, quanto fatto dalla Dea «è il minimo che si poteva fare, perché lo sport dovrebbe servire anche per educare e offrire una chance a chi commette degli sbagli. Altro che criticarla. L’Atalanta dovrebbe invece anche fare di più per questi ragazzi».

 

04-04-15  ATALANTA - TORINO  CAMPIONATOSERIE A TIM 2014-15

 

Le reazioni della gente. Per tanti indignati e contrari alla scelta dell’Atalanta sul web e per strada, ci sono anche parecchie persone comuni che sono invece a favore della scelta fatta. L’edizione odierna de Il Giorno riporta le reazioni di alcuni cittadini che si dimostrano favorevoli a quanto deciso dalla Dea. «Chi commette un errore deve vere anche la possibilità di redimersi – spiega Giuseppe Falco, titolare dell’edicola di viale Papà Giovanni -. Parlo da padre di famiglia: la maggior parte di queste persone sono ragazzi incensurati, devono essere recuperati e l’opzione Caritas mi sembra la migliore». Stesso parere per Rachele Piccoli, moglie del titolare del chiosco di fiori situato a pochi passi dalla chiesa delle Grazie. «Bisogna sempre dare una possibilità a chi sbaglia». Giorgio Caldara, titolare dell’omonimo negozio di giocattoli, chiama in causa le parole di Papa Francesco: «Papa Bergoglio ha detto recentemente che il dialogo è la strada giusta e più costruttiva, per questo penso che Percassi abbia agito nel modo giusto». E infine anche Daniele Belotti, tifosissimo nerazzurro e segretario provinciale della Lega Nord, è d’accordo con la società: «Tanto di cappello al presidente Percassi che con questa scelta ha dimostrato di non essere succube degli ultrà, come hanno detto in tanti a sproposito, ma di avere buon senso. Di quei 40 tifosi, 38 sono incensurati: per qualche uovo e senza danneggiamenti volevamo metterli in carcere?».

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Le due lettere. Per spiegare con precisione quanto successo, occorre leggere la lettera che i tifosi atalantini scrissero alla società chiedendo scusa per quanto fatto. È datata 18 marzo, e dimostra come la scelta di ritirare la querela da parte dell’Atalanta (querela che venne fatta dalla società al tempo di Alessandro Ruggeri) sia transattiva. Cioè gli imputati avevano chiesto, attraverso la missiva, di potersi impegnare in attività socialmente utili invece che subire una condanna dal tribunale. Dicono di essersi pentiti, e a fronte della loro richiesta l’Atalanta ha scelto di coinvolgere la Caritas, che ha risposto positivamente con una lettera datata 25 marzo. Insomma, già allora a Zingonia la decisione era stata presa dalla società, avallata dal Comitato Etico e sostenuta dalla Caritas. La comunicazione è arrivata in Tribunale solo lunedì 20 aprile, ha spiegato Marino, perché ci sono stati dei tempi tecnici da rispettare.

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