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Il futuro della cattedrale di Parigi

Un guglia in vetro per Notre Dame (hanno raccolto troppi soldi…)

Un guglia in vetro per Notre Dame (hanno raccolto troppi soldi…)
Cronaca 26 Aprile 2019 ore 05:00

Adesso che il miliardo di euro di fondi è ormai stato raggiunto, i francesi iniziano a sbizzarrirsi per capire come potrebbe essere la futura Notre-Dame. Il presidente Emmanuel Macron aveva auspicato che nella ricostruzione venisse inserito quello che lui ha definito «un gesto contemporaneo». Ed ecco che da tutto il mondo sono iniziate ad arrivare idee che riguardano in particolare l’alta guglia che svettava nel cielo parigino. Com’è noto quella guglia non era originale, perché quella gotica era crollata con i vandalismi compiuti durante la Rivoluzione Francese, quando venne portato a termine uno scempio da far impallidire i danni fatti dall’Isis a Palmira: vennero tagliate le teste di tutte le statue del 1200 disposte sulla facciata. Le teste erano state sepolte e poi ritrovate a metà degli anni 70 del secolo scorso durante i lavori per un cantiere a Parigi. La guglia crollata era quindi stata ricostruita in modo abbastanza arbitrario a metà 1800 dall’architetto che ha messo mano a tante architetture del medioevo francese, Viollet-le-Duc.

 

 

È stata un archistar come Norman Foster a cavalcare l’auspicio di Macron e a proporre un gioco di trasparenze con un pinnacolo tutto di vetro, per sostituire quello che comunque rappresentava “un falso” per quanto un po’ camuffato. Un altro architetto anglosassone, Ian Ritchie, che ha ideato a Dublino The Spire, una guglia che si alza a 120 metri di altezza, ha fatto una proposta ancora più ardita: una freccia in cristallo rifrangente in grado di riflettere il colore del cielo.
L’idea del vetro è quella che circola con più frequenza, anche perché Parigi può vantare il precedente della Piramide di accesso al Louvre, tutta in vetro, progettata dall’architetto cinese Pei, e commissionata nel 1989 dall’allora presidente François Mitterrand per celebrare i duecento anni dalla Rivoluzione Francese. Ma su Notre-Dame c’è chi osa ancora di più: sono due architetti francese, Paul Godart e Pierre Roussel che hanno proposto che anche il rifacimento del tetto sia nel segno della modernità, e quindi venga fatto in vetro per gettare nuova luce all’interno di una Cattedrale, per loro troppo buia. Ma con il tetto in vetro, la troppa luce rischia di annullare l’effetto magico delle vetrate…

 

 

Insomma, passata la grande paura, tutti cercano di immaginare una Notre-Dame da Terzo millennio. Ed è facile farlo anche perché, come detto, i soldi non mancano e già superano quelli previsti per il pur costosissimo restauro. Un fiume di donazioni che sono arrivate anche grazie alla legislazione francese. La legge, che prende il nome da (Jean-Jacques Aillagon, il ministro della Cultura che la introdusse, stabilisce che le donazioni fatte a organismi riconosciuti dallo stato come “difensori dell’interesse collettivo”) beneficino una riduzione d’imposta sui redditi pari al 66 per cento del totale della donazione, sempre dentro al limite del 20 per cento del reddito imponibile: questo per le persone fisiche. Per le aziende il credito d’imposta è del sessanta per cento della donazione con un plafond previsto dello 0,5 per cento del giro d’affari dichiarato in Francia. Meglio ancora va ai redditi alti per una riforma apportata da Macron stesso: la detrazione può arrivare anche al 75 per cento della donazione fatta, anche se il miliardario del lusso Pinault, che ha donato, cento milioni ha annunciato di aver rinunciato al beneficio.