nel quartiere di liniers

Perché il 7 agosto a Buenos Aires si ritrovano un milione di persone

Perché il 7 agosto a Buenos Aires  si ritrovano un milione di persone
07 Agosto 2019 ore 09:10

C’è qualcosa di misterioso, e di umanamente appassionante, nei “serpentoni” di folla che ogni anno, il 7 agosto, invadono il quartiere periferico di Liniers, a Buenos Aires: un milione di fedeli, e a volte anche di più, in paziente attesa lungo le strade che portano al santuario di San Gaetano, sulla via Cuzco. Arrivano da tutta l’Argentina e sono lì ad aspettare anche da una settimana, al freddo dell’agosto australe. Vogliono avere il privilegio di essere tra i primi a toccare il vetro di una nicchia che protegge un piccolo simulacro, raffigurazione iconografica di colui che è considerato “il Santo più amato della Nazione” e “il Santo più venerato dai lavoratori argentini”, ossia San Gaetano Thiene, del quale ricorre la memoria liturgica il 7 agosto.

Da più di cento anni, il santuario di San Gaetano, a Buenos Aires, è il fulcro di una devozione popolare per certi aspetti unica nel panorama mondiale della religiosità. Le parole non bastano per definire «un luogo costruito con il lavoro pieno d’amore di tutti i lavoratori e le lavoratrici del nostro Paese, quelli che si alzano ogni giorno e lavorano; quelli che non rubano, ma che lavorano; quelli che non vivono di ciò che è prodotto dal lavoro altrui, ma che lavorano»: così disse il 7 agosto 2008, in un’appassionata omelia, l’arcivescovo di Buenos Aires, l’allora cardinale Jorge Mario Bergoglio, ora Papa Francesco.

 

 

Nei quattordici anni trascorsi alla guida della grande arcidiocesi bonariense, Bergoglio mai mancò di partecipare a Liniers alle celebrazioni di agosto. Ogni anno era in mezzo alla gente, a rendere omaggio al “Santito” – la piccola statua del San Gaetano, venerato come “Patrono del pane e del lavoro” – e a pronunciare riflessioni e pensieri di grande forza spirituale. Un culto sorprendente quello fiorito in terra argentina per il Santo italiano – il Thiene nacque a Vicenza nell’ottobre del 1480 –, ordinato sacerdote il 30 settembre 1516, fondatore della congregazione religiosa dei Chierici Regolari, popolarmente conosciuti come Teatini, testimone di un’esistenza vissuta nella missione per una Chiesa rinnovata nello spirito della carità evangelica: sarà elevato alla gloria degli altari nel 1671, a 124 anni dalla sua morte, avvenuta a Napoli il 7 agosto 1547.

Con l’arcivescovo Bergoglio, le feste d’agosto nel popolare quartiere della città porteña divennero una singolare opportunità di evangelizzazione e di promozione umana, qualificandosi ancor più sul piano ecclesiale e collocandosi nel contesto di quella sensibilità per la dottrina sociale della Chiesa di cui il Santuario di Liniers è, da sempre, simbolo e immagine. Nemmeno gli anni tragici e terribili della dittatura militare riuscirono a contenere l’esplosione del fenomeno. A nulla valsero le intimidazioni, palesi o celate, indirizzate dalla giunta di Videla ai rettori del Santuario e ai gruppi laicali cattolici nati all’ombra di Liniers. Anzi, la devozione crebbe in maniera esponenziale, forse rafforzata dall’angoscia (e dalla rabbia) di vedere una nazione che contava drammaticamente l’aumento dei desaparecidos, le vittime della sanguinosa repressione: circa trentamila le persone inghiottite nel terrore di quegli anni.

 

 

Ma perché il Santuario di San Gaetano di Liniers riveste un grande significato per Buenos Aires e l’Argentina? Perché il futuro Papa Francesco è così legato a San Gaetano? Quali i messaggi e la testimonianza espressi dall’arcivescovo Jorge Mario Bergoglio ogni 7 agosto nel quartiere di Liniers? Nelle pagine del libro Come chicchi in una spiga di grano / San Gaetano Thiene, Papa Francesco e lo straordinario “fenomeno” del 7 agosto a Liniers, Buenos Aires (Edizioni Velar, Gorle) ho ricostruito la storia e le principali vicende del Santuario di San Gaetano, sottolineando l’influsso che l’esperienza di Liniers è destinata ad avere sul futuro Papa Francesco. Una presenza, quella dell’arcivescovo, sempre molto attesa da centinaia di migliaia di fedeli. Bergoglio – dopo la celebrazione della Messa – percorreva a piedi, in senso contrario, le due chilometriche file (una “veloce”, l’altra “lenta”) che i pellegrini formano davanti e attorno al Santuario, in attesa di rendere grazie a San Gaetano. Per chi si mette nella prima fila, possono anche essere 14-15 le ore di attesa prima di poter toccare il vetro che protegge l’immagine del Santo. È la fila “lenta”. L’altra, quella “veloce”, chiede invece almeno 6-8 ore prima di poter entrare nella navata centrale del santuario e “vedere” soltanto, a due metri di distanza, la nicchia che accoglie la piccola statua di San Gaetano. Un lento pellegrinaggio, per chilometri e chilometri. L’arcivescovo Bergoglio lo affrontava sempre con gioia, incontrando la gente, stringendo mani, abbracciando, benedicendo e stando ad ascoltare. Scene di quella “pastorale della strada” alla quale Papa Francesco ci ha ormai abituati. E che forse, anche nella stessa Buenos Aires, non tutti capivano. Raccontano che un sacerdote, qualche anno fa, gli domandò a bruciapelo: «Ma arcivescovo, perché passa tanto tempo a scorrere queste file di pellegrini?”. Lui, senza battere ciglio, replicò: “Perché la mia fede si nutre della loro fede».

 

 

Sta sicuramente in queste parole la chiave per capire il “perché” ogni anno, per quattordici anni, ininterrottamente, il futuro Papa Francesco è a San Gaetano. Liniers diviene il punto di snodo, il crocevia, della «capacità di ascoltare», che è una «grazia immensa», da chiedere a «San Gaetano per il nostro popolo, per tutti noi»: così dirà il 7 agosto 2007, di fronte a migliaia di fedeli. Sempre molto coinvolgenti le omelie pronunciate di anno in anno: già disegnano gli stessi orizzonti che dal 2013 Papa Francesco sta proponendo alla Chiesa universale, al mondo, alla società. Già si percepisce, in quei pensieri, la sfida della “Chiesa delle periferie”, della “Chiesa dell’ascolto”, della “Chiesa come ospedale da campo”, della Chiesa che cammina con i poveri, che non chiude le porte, che include e non esclude.

Penso che, nel ricostruire il percorso umano e spirituale di Papa Francesco, non si possa prescindere dal 7 agosto e da quanto accade a San Gaetano di Liniers. È un’esperienza di fede che si innerva nella “mistica popolare” e in quella “teologia del popolo” care all’arcivescovo di Buenos Aires: nella Evangelii gaudium Francesco parla della «forza evangelizzatrice della pietà popolare». Sostenuto, in questo, dal suo predecessore Benedetto XVI, per il quale la “pietà popolare” è “un prezioso tesoro della Chiesa Cattolica” e in essa “appare l’anima dei popoli latinoamericani”. È la Chiesa dei piccoli grandi gesti di Francesco, vissuti nella concretezza della quotidianità. Ed è bello scoprire che essi hanno preso linfa e alimento anche, e soprattutto, a San Gaetano di Liniers, in quelle lunghe giornate di agosto trascorse nel freddo dell’estate australe argentina, riscaldata dall’umanità della gente, in cammino e in fila “a cercare speranza”.

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