Restano tante domande

Un prof di matematica spiega perché non si trova il volo MH370

Un prof di matematica spiega perché non si trova il volo MH370
Cronaca 17 Giugno 2015 ore 08:30

La sparizione del volo MH370 della Malaysia Airlines è uno dei più tragici e fitti misteri della storia dell’aeronautica. Tutto accadde a inizio marzo 2014: il volo era partito da Kuala Lumpur ed era diretto a Pechino, a bordo 239 persone tra passeggeri ed equipaggio. Ma l’aereo non arrivò mai a destinazione. I radar di controllo persero il segnale 40 minuti dopo il decollo. Sparito, scomparso nel nulla nei cieli che sovrastano il grande Oceano Indiano. Da allora sono cominciati giorni di angoscia e rabbia per i familiari delle persone a bordo, giorni diventati poi mesi, ora addirittura anni. Un’angoscia che, ancora oggi, è assai viva, visto che di quel volo non ci sono più state notizie. I resti non sono mai stati trovati. La direzione della Malaysia Airlines ha dichiarato in gennaio che si è trattato di un incidente e che tutte le persone a bordo dell’aereo sono morte. Peccato che di prove concrete, al momento, non ce ne sia neppure l’ombra.

 

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Il mistero s’infittisce se si tiene conto degli immani sforzi che sono stati messi sul campo per le ricerche del velivolo. La speranza, i primi giorni, era di ritrovarlo grazie ai segnali emessi dalla scatola nera, che si è però scaricata dopo 3 settimane senza che l’aereo venisse ritrovato. Da allora si stanno cercando di perlustrare gli oltre 60mila chilometri quadrati di Oceano che circondano l’Australia, con l’impegno di ben 27 Paesi. Canberra ha speso quasi 70 milioni per le ricerche e la cifra complessiva potrebbe ammontare, secondo un rapido calcolo, a oltre un miliardo di dollari. Il primo ministro australiano, Tony Abbott, in occasione del primo anniversario dalla scomparsa, ha dichiarato che «non si può andare avanti a cercare l’aereo a questo ritmo per sempre».

Il vero mistero del volo MH370, però, è capire dove sia finito l’aereo. E recentemente, a questa domanda, pare aver dato risposta un professore di matematica della Texas A & M University con il suo team di ricerca in Qatar. Il professor Goong Chen, infatti, ha pubblicato sulla rivista scientifica American Mathematical Society una ricerca in cui dimostrerebbe che l’aereo potrebbe trovarsi, ancora intatto, sui fondali dell’oceano. Uno dei più grandi misteri di questo tragico incidente è il fatto che i ricercatori, nei giorni successivi alla scomparsa del volo, non siano mai riusciti a rinvenire grandi detriti o chiazze di carburante provocate dall’impatto dell’aereo con la massa d'acqua. Chen ha calcolato che il motivo potrebbe essere l’angolo d’impatto del volo con il mare: se l’aereo si fosse inabissato con un’angolatura di 90 gradi, allora l’impatto potrebbe non aver causato la rottura di alcuna grande parte del mezzo, che si sarebbe quindi immerso ancora integro. Chen spiega che con un’angolatura di qualsiasi altro tipo, infatti, si sarebbe creato quello che, in gergo, viene detto “momento flettente” che avrebbe comportato la rottura della fusoliera.

 

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Un ingresso perpendicolare rispetto allo specchio dell’acqua, quindi, non avrebbe provocato la rottura dell’aereo in mille pezzi. Il volo MH370 si sarebbe inabissato ancora integro. Se questo è quello che è realmente accaduto, allora l’aereo si troverebbe sui fondali dell’oceano, “planato” dopo l’inabissamento e rimasto sul fondale a causa del suo peso. Naturalmente ciò comporta che anche gli oggetti interni all’aereo, gli oggetti personali dei passeggeri e i cadaveri dei passeggeri stessi sono rimasti chiusi all’interno della fusoliera e non sono potuti venire a galla, facilitando così il rinvenimento dell’aereo ai soccorritori.

Chen e il suo team hanno anche creato dei video e delle immagini che tentano di spiegare meglio la loro teoria, assai possibile visto che è supportata dalle inattaccabili leggi della matematica.

 

 

Lo stesso hanno fatto per mostrare i punti di maggior pressione sul mezzo nel momento dell’inabissamento. Ciò perché, come ben sanno gli esperti di aeronautica, in base all’angolazione dell’impatto e alla distribuzione della pressione, l’aereo potrebbe rompersi in svariati modi diversi.

 

 

Proprio sulla base di questi calcoli, Chen e il suo team hanno dimostrato che l’unica possibile ipotesi di inabissamento che si può prendere in considerazione, davanti all’evidenza, è quella di un inabissamento di 90 gradi. Se l’aereo fosse entrato in acqua con un angolo diverso, oggi suoi detriti sarebbero già stati rinvenuti e il mistero risolto. «Questa affermazione è deduttiva, ma forense» conclude l’articolo, a spiegare che chiaramente sono solo ipotesi, ma che con i dati attualmente a disposizione è anche l’unica logica conclusione a cui si possa giungere. Certo, ciò non risolve il dilemma: l’Oceano Indiano è talmente vasto e talmente profondo che perlustrare la totalità dei suoi fondali è praticamente impossibile, ma almeno verrebbero escluse le tante teorie cospiratorie e le tante dietrologie che hanno accompagnato questo anno di domande.

 

Catherine Gang, whose husband Li Zhi was onboard the missing Malaysia Airlines flight MH370, holds a banner as she walks outside Yonghegong Lama Temple after a gathering of family members of the missing passengers in Beijing

 

 

Attualmente le attività di ricerca sono in mano alla società olandese Fugro, che ha vinto l’appalto organizzato da Malaysia e Australia. Le ricerche sarebbero dovute concludersi in maggio, ma la probabilità è che almeno fino alla fine di giugno si continueranno a battere le acque dell'oceano. Anche perché, intanto, questa ricerca vana non sta certamente aiutando a spegnere il malcontento dei familiari delle vittime: in Cina (i passeggeri cinesi erano ben 150) le famiglie hanno rifiutato la proposta di 50mila dollari di risarcimento a testa proposta dalla compagnia aerea, dicendo che finché non ci sono prove concrete della loro morte non si daranno pace.