Dice la Cassazione

Un'altra giravolta sul divorzio Compare il "contributo alla famiglia"

Un'altra giravolta sul divorzio Compare il "contributo alla famiglia"
Cronaca 12 Luglio 2018 ore 10:15

Prendete nota: CR7 alla Juve, finale Francia-Croazia, rimonta del “tenore di vita”. È di ieri la sentenza n. 18287 che fa il punto sui criteri da applicare per conteggiare l’assegno di mantenimento.

La storia è, più o meno, questa. In principio giocava solo: per trent’anni potevi far fare al matrimonio la fine che volevi, ma il coniuge più debole doveva campare come prima. Se erano debiti, sarebbero rimasti debiti, ma se erano diamanti, non dovevi rinunciarci. In termini più comuni, si doveva garantire lo stesso tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. Veronica Lario si è separata quando i giudici la vedevano così. Poi i tempi cambiano, i confini tra i sessi e i ruoli di genere si sfumano, e anche il diritto deve adeguarsi, le donne sono sempre più in carriera, più presenti, colleghe retribuite al pari (approssimiamo) degli uomini, non c’è bisogno di concedere loro questo obolo dal sapore assistenzialista, anche quando finisce il matrimonio. Come muoversi, dunque, tra queste due sponde, ciascuna interprete di tempi diversi ed esigenze entrambe meritevoli di considerazione, ma necessariamente contrapposte?

 

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Una Cassazione idealisticamente, irrealisticamente e un po’ ingenuamente moderna, la Sentenza Grilli del maggio del 2017, aveva provato a mettere chiare parentesi alla storia coniugale, uno spartiacque che separasse quello che viene prima da quello che viene dopo la sentenza di divorzio, che rendesse i due ex coniugi due single che partono da zero, ciascuno col proprio corredo di gioie, dolori, immobili e conti correnti. La lezione sembrava chiara, ragionevole se vogliamo, a tratti pure romantica: ti sposi per amore, perché credi in un progetto, perché stai bene in bianco, per far felice mamma, per dispetto, per noia, per gioco, ma non per interesse. Il matrimonio non è un investimento. È tutto finito? Nel frattempo te la sei goduta perché potevi permetterti di non lavorare? Spiacente, sei laureata, automunita, inglese livello B1, procurati da sola da vivere.

Ma siamo nel diritto di famiglia, un campo dove ogni storia è diversa dall’altra, dove ogni divorzio è infelice a modo suo. Allora c’è l’amica del collega del cugino che per permettere al marito di perseguire le sue ambizioni di, mettiamo, pilota di linea ha sacrificato la sua carriera da, inventiamo, regista e poi si è beccata pure le corna. Ecco che questo principio che all’apparenza sembra equo e interprete di un diritto contemporaneo e illuminato, diventa subito ingiusto e scomodo.

 

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Così ieri, le sezioni Unite della Cassazione che erano state interpellate per mettere d’accordo un po’ tutti e di compensare gli interessi, hanno messo a punto i principi da applicare. I tribunali dovranno bilanciare l’età e le capacità reddituali, anche in prospettiva con l'impegno dato da ciascuno dei coniugi durante la vita matrimoniale.
Dice la Cassazione: «Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili, che possono incidere anche profondamente sul profilo economico patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell'unione matrimoniale», e ancora: «Ai fini del riconoscimento dell'assegno si deve adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico-patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall'ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale, in relazione alla durata del matrimonio, alle potenzialità reddituali future ed all'età dell'avente diritto».

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Non si può pensare di ipotecare la vita sul matrimonio (se ti separi da giovane dovrai cercarti un lavoro) ma nemmeno di buttare alle ortiche un impegno del genere e non subirne le conseguenze. Invito alla serietà, equilibrio e interpretazione ragionevole dei tempi: ragazze, sposatevi pure, ma non mollate la scuola.