Cronaca
La soluzione è il mercato?

Un'analisi nuda e cruda sul momentaccio dell'Atalanta

Un'analisi nuda e cruda sul momentaccio dell'Atalanta
Cronaca 13 Gennaio 2015 ore 09:00

Squadra e mister in difficoltà, errori arbitrali grossolani, stadio che sembra vuoto da tanto é silenzioso, tifosi e ultras sempre più contro. Il momento che vive l’Atalanta è terribilmente complicato e solo chi non conosce l’alchimia che c’è sempre stata tra l’ambiente e la squadra può ignorare i rischi che derivano da una situazione come quella attuale.

Già, perché in campo ci vanno i giocatori però la situazione generale induce poca fiducia e nei 90 minuti poi tutto questo si vede. E se in casa, fortino che normalmente negli anni ha dato spesso una mano ad uscire dai momenti complicati, manca quella spinta che permette di sopperire a difetti tecnico-tattici allora tutto diventa complicato. E il Peruzzo di turno, che può sempre capitare, diventa uno scoglio insuperabile.

Prestazione così così. Proviamo a spogliare Atalanta – Chievo dall’errore arbitrale che ha deciso il risultato e guardiamo con obiettività la prestazione. «Abbiamo giocato una gara perfetta» ha dichiarato Colantuono in sala stampa. No, mister: siamo osservatori appassionati e attenti, magari non bravi e competenti come gli addetti ai lavori, ma non abbiamo l’anello al naso.

L’Atalanta non ha giocato una gara perfetta. E il problema è nella manovra. Nel primo tempo Pinilla ha giocato alle spalle di Denis, nella ripresa ha lavorato come riferimento avanzato. Non è andata bene ma se lui o Denis si devono muovere fino a centrocampo c’è qualcosa che non quadra. Scorrendo le azioni salienti, il dato che allarma è questo: dagli attaccanti, 0 pericoli per Bizzarri. Ed era il Chievo, non il Real Madrid.

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Secondo aspetto, qualità e pazienza della manovra. «Qui sembra che si sia visto sempre il Barcellona». No, mister, ma nemmeno il Lanciano o il Poggibonsi. Si è visto ben di meglio rispetto all’Atalanta di domenica o all’Atalanta del primo tempo con il Palermo e il Cesena. A Genova ci eravamo illusi che ci fosse una svolta sotto il profilo della manovra e dello spirito e, invece, siamo tornati apatici. Non disegniamo calcio e andiamo a folate. L’azione Bianchi-Denis-Moralez vista attorno al 70’ è stata la prima con tre passaggi di fila degni di questo nome.

Nel primo tempo l’ottimo Moralez ha creato quel cross su cui Pinilla è arrivato in ritardo ma il resto? Zappacosta ha pescato il jolly dopo aver sfiorato la rete pochi secondi prima, ma il resto? La verità è che questa squadra gioca con la paura, non si spiegano tanti palloni sparati in avanti a casaccio. E la cosa migliore da fare, per essere chiari e rispettosi con tutto l’ambiente, sarebbe ammetterlo. Con il Chievo si meritava di vincere per quel poco che si è fatto più dei clivensi. Poi è arrivato Peruzzo che ha fatto disastri. Ma tutte le 3 vittorie di questo campionato sono state un pò folli dal punto di vista dello sviluppo della gara (a Cagliari si meritava meno, con il Parma Mirante l’ha combinata e con il Cesena si è passati dall’inferno al paradiso) e non sempre si può puntare a questo.

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Basterà il mercato? Con questo scenario, difficile pensare che sul mercato si possano trovare soluzioni a tutti i problemi. Il ragionamento è molto semplice: dove si può intervenire? A livello di pedine, sembra davvero poco quello che si può fare. Già, perché l’Atalanta ha un organico che Parma, Cesena, Chievo, Cagliari, Empoli si sognano. E pure Verona e Torino, in diversi elementi, farebbero cambio immediatamente.

In difesa ci sono gli uomini giusti, quello che oggi per Colantuono è il quarto centrale giocherebbe titolare in mezza serie A. Giuseppe Biava in panchina per scelta tecnica è quasi una bestemmia: ha tempi e giocate che, in mezzo alla difesa nerazzurra, non possono mai mancare. E sarebbe anche il caso di dare un pò di continuità a Del Grosso sulla sinistra: non si può attingere alla panchina solo nel momento della disperazione come contro il Napoli, Dramè non è al top e, quindi, va fatto riposare.

In mezzo al campo ci sono un sacco di opzioni. Vero che mancano due esterni con il crociato rotto, ma la domanda sorge spontanea: Zappacosta, due gol in due partite partendo più avanti, non può bastare? Se serve uno che salta l’uomo c’è D’Alessandro, se servono polmoni c’è Molina. Più Spinazzola: impossibile dargli un po’ di fiducia? Dall’altra parte c’è Maxi, eventualmente gli stessi D’Alessandro e Molina, ma anche Gomez. Comprare tanto per comprare non ha molto senso, o no?

In avanti è arrivato Pinilla, ma abbiamo già sottolineato che dipende dall’organizzazione. E l’organizzazione deve darla il tecnico in panchina. Grinta e ardore si sono visti a Genova e dal punto di vista individuale qualcosa anche contro il Chievo, ma è lo sviluppo della manovra che non infiamma: perché? Serve andare sul mercato per risolvere la situazione?

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Ambiente spaccato, brutto segnale. A tutte le difficoltà di campo, aggiungiamo l’incredibile situazione ambientale. Già perchè mentre a Roma, nel derby, romanisti e laziali se le suonano e furoreggiano per le strade (e ancora una volta non succederà nulla) a Bergamo i possessori di voucher staranno fuori. Pochi o tanti che siano, importa poco. Il risultato è che dentro lo stadio sembra di essere al cinema: fanno tutti silenzio. E quelle poche volte che partono i cori, sono un rimbalzo di quello che si sente all’esterno.

La componente violenta del mondo ultras va certamente eliminata, non sono ammissibili episodi come quelli visti contro la Roma a novembre, ma la verità è che senza quei 300 che trascinano il resto dello stadio, lo stadio resta fermo. Immobile. E in occasione di partite “spente” come Atalanta – Chievo il rumore di un passaggio sbagliato, di una conclusione scentrata, di una giocata ritardata si sentono come fossero boati e la paura prende possesso di chi scende in campo.

È forse questo l’aspetto più preoccupante di tutta la vicenda: l’Atalanta e lo stadio di Bergamo, in questo momento, non sono una cosa sola. Lo stadio non aiuta e la squadra è da sola con le sue difficoltà ad affrontare il mare in tempesta della salvezza. Il timoniere dichiara che la partita è stata perfetta, ma nelle pieghe della prestazione non ci sono riscontri, in due gare contro Genoa e Chievo si sono subite due rimonte, nelle ultime undici giornate è arrivata solo una vittoria contro il Cesena. E ora ci sono Milan e Verona fuori casa. Mamma mia.