il nuovo anno accademico

Università, al via la Fase 3. Lezioni in presenza con meno di 50 studenti

Il rettore Remo Morzenti Pellegrini ha presentato agli studenti le nuove modalità di frequenza.

Università, al via la Fase 3. Lezioni in presenza con meno di 50 studenti
Bergamo, 30 Luglio 2020 ore 07:39

All’Università di Bergamo, dal prossimo 1° agosto 2020, partirà la Fase 3 che proseguirà fino a tutto febbraio 2021. lI rettore Remo Morzenti Pellegrini ha inviato una lunga lettera agli studenti che ne spiega i dettagli. Quattro i punti su cui si è lavorato per poter svolgere l’attività all’interno dell’Ateneo in questa fase post-lockdown. Innanzitutto la sicurezza. È necessario garantire il più possibile la sicurezza di tutte le persone che gravitano attorno all’Università: dagli studenti, ai docenti, al personale tecnico-amministrativo. A seguire è necessario sapersi adattare. Nessuno è in grado di prevedere cosa succederà nei prossimi mesi e se ci si troverà nuovamente in una condizione di lockdown. Occorre quindi essere pronti a qualsiasi eventualità anche a operare integralmente a distanza. Il terzo punto riguarda l’accessibilità. Si vuole garantire a tutti la possibilità di operare al meglio, anche per coloro (si pensi agli studenti stranieri) che, per motivi contingenti o strutturali, possano avere difficoltà nell’accesso. Da ultimo, ma non ultimo, la possibilità di svolgere le lezioni in presenza. L’Università degli studi di Bergamo basa e proprie attività sulla presenza in Ateneo e vuole che gli studenti vivano i suoi spazi in modo attivo e partecipato. L’Università è, per eccellenza, un luogo di aggregazione e di incontro tra studenti e docenti. Pertanto, nei limiti imposti dai punti precedenti, l’Ateneo ha l’obiettivo di favorire le attività in presenza a fronte di quelle a distanza.

Le lezioni potranno svolgersi in presenza per i corsi che contano meno di 50 studenti; per quelli, invece con più di 50 studenti le lezioni si terranno a distanza, così come nel caso di corsi con numerosi studenti, si potranno prevedere anche dei sistemi di turnazione in modalità mista. Il numero massimo di 50 studenti è stato individuato per via della capienza della aule, considerando il rispetto della distanza minima di un metro e la necessità di evitare assembramenti, come specificato nelle linee guida nazionali.
A partire dal prossimo settembre 2020, gli esami di profitto si terranno in presenza, nel rispetto dei distanziamenti e della capienza delle aule e con una precisa procedura di svolgimento. Sarà comunque concessa la possibilità di svolgere esami a distanza. È stato deciso che anche le discussioni delle lauree magistrali e le proclamazioni delle lauree triennali saranno svolte in presenza, a partire dalla sessione autunnale dell’anno accademico 2020-21, comprese quelle previste per il mese di settembre. L’accesso a parenti e amici è consentito solo in modalità a distanza. Alla discussione potranno presenziare solamente due persone al massimo per ciascun candidato potranno partecipare in presenza alla discussione. Per quanto riguarda la celebrazione pubblica dei laureati a distanza dei mesi di marzo, aprile e luglio 2020, è allo studio una modalità che ancora è in attesa delle autorizzazioni. Quest’anno non sarà possibile celebrare il Graduation Day, ma si conta di ripristinarlo non appena la situazione sanitaria lo permetterà.

Il programma Erasmus+, che prevede la mobilità degli studenti al’estero è autorizzato solo se la situazione sanitaria nazionale e internazionale consentirà il regolare svolgimento delle attività e dei collegamenti internazionali; se non saranno emanate nuove e ulteriori disposizioni al riguardo da parte delle Autorità competenti e se ci sarà l’autorizzazione da parte dell’Istituto Partner ospitante o dell’Azienda ad accettare e a consentire la regolare realizzazione delle mobilità concordate, così come previste dagli accordi inter-istituzionali. Il Rettore Remo Morzenti Pellegrini rivolgendosi agli studenti ha sottoineato che «il primo semestre del prossimo anno accademico sarà un’ulteriore occasione per sperimentare nuovi modi per stare insieme e per definire, sulla base pratica oltre che teorica, quali siano le soluzioni migliori per garantire alla nostra comunità accademica di continuare a essere quello che è sempre stata, ossia un’Università attenta ai rapporti umani, capace di ascoltare le esigenze dei propri studenti e, al contempo, di farsi ascoltare e dare consigli in qualità di guida scientifica, una piccola ‘società del pensiero condiviso’, insomma, che ha modo di agire principalmente grazie al dialogo e alle sinergie che si sviluppano al suo interno».

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