Cronaca
Un voto contro le nuove generazioni

Università, Erasmus e lavoro Cosa porta via la Brexit ai giovani

Università, Erasmus e lavoro Cosa porta via la Brexit ai giovani
Cronaca 25 Giugno 2016 ore 15:11

Ieri sera MC, ricercatrice biomedica di grande successo a Cambridge, dopo un giornata trascorsa a cercare di smaltire la rabbia e la delusione, ha postato su Instagram la sua cena. Ribattezzata "AntiBrexit dinner". Menù: ricca insalata con bei pomodori italiani e fastoso piatto di formaggi francesi. Come dire: cara Gran Bretagna, guarda cosa perdi. MC innamoratissima della sua professione ora sta ripensando tutto. Il timore è che la separazione dall'Europa comporti anche un taglio ai finanziamenti alla ricerca, che in buona parte arrivavano da Bruxelles, e che quindi gli spazi si chiudano. Ma più che altro pesa il clima: quello di chi si sente mal sopportato in un Paese dal quale ha avuto molto ma al quale sta dando molto.

 

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Il voto inglese è un voto anti giovani, come dimostrano tutte le analisi. Le nuove generazioni hanno scelto massicciamente per il Remain, ma sono uscite sconfitte. E doppiamente sconfitti i tanti giovani connazionali che i questi anni hanno fatto di Londra la quinta città italiana...

Per loro si apre una stagione quanto meno densa di incertezze. Le incertezze di chi a breve è destinato a diventare lavoratore o studente equivalente a un   "extracomunitario". Per fare un esempio concreto, l'università inglese costava per tutti i ragazzi che venivano dalla UE 9mila sterline (solo in Scozia l'università è gratuita). La tassa di iscrizione per chi veniva da fuori il vecchio continente era quattro volte tanto... E gli italiani a questa categoria si troveranno equiparati.

Uscendo dall'Europa la Gran Bretagna esce anche dal progetto Erasmus di scambio di studenti, progetto che è finanziato da Bruxelles. Per imparare inglese le cose potrebbero andare meglio, visto che con la Brexit la sterlina certamente si svaluterà, si dice del 10 percento. Moneta più debole e quindi anche prezzi più bassi per chi viaggia. O meglio, meno alti, visti gli standard carissimi di un città come Londra.

 

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Cambierà ovviamente tutto sul piano dei contratti di lavoro. Quando verranno definite le regole, è verosimile che per andare a lavorare in UK bisognerà prima dimostrare di essere chiamati: niente più viaggi a Londra per andare a bussare alle porte di bar o ristoranti. Per chi a Londra lavora già invece ci sono due opzioni: chiedere il doppio passaporto, ma bisogna dimostrare di lavorare in terra inglese da cinque anni. Oppure chiedere visti di lavoro, dei veri permessi di soggiorno come accade agli immigrati a casa nostra. Insomma vita dura. Ma sarà dura anche per i datori di lavoro, perché non potranno più contare sulla mano d'opera flessibile dei giovani italiani. Che ne sarà ad esempio dei ristoranti italiani così diffusi a Londra?

Torna tutto in gioco anche sul fronte del welfare. Niente più sussidi di disoccupazione. E niente più liste per avere case popolari. C'è da vedere se verrà mantenuta la reciprocità delle cure sanitarie con i paesi UE, ma quello che pare sicuro è che per un eventuale problema durante un soggiorno in Gran Bretagna il pronto soccorso non sarà gratuito per i cittadini europei.

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