Cronaca
Dopo ventinove anni

La maestra scagionata solo oggi per uno spintone fra bimbi nell'86

La maestra scagionata solo oggi per uno spintone fra bimbi nell'86
Cronaca 23 Marzo 2015 ore 15:06

È il 21 gennaio 1986. Siamo a Milano, in una scuola in zona Lambrate, in via Brocchi. Dopo la tipica mattinata trascorsa dietro i banchi di scuola, la classe, al suono dell’attesa campanella, può finalmente scendere le scale e avviarsi verso il portone d’uscita. I ragazzi hanno quasi raggiunto la meta, quando tra due di loro - Deborah e Roberto - scoppia un piccolo litigio. Anche tra i più piccoli, dalle parole si passa velocemente alla mani e la bambina regala un bello spintone al compagno di classe. La caduta gli provoca la frattura degli incisivi superiori, un danno permanente che il giovane dovrà correggere negli anni a venire con numerose operazioni dal dentista.

Soccorso il ragazzo, dito puntato contro la maestra Carmela: la colpa è sua, ha prestato poca attenzione alla scolaresca. Oggi, quasi tre decenni dopo, i ragazzi sono diventati adulti, mentre l'insegnante ha da poco festeggiato gli 81 anni. Questa vicenda, che da qualche giorno sta facendo il giro del web, è stata oggetto di cronaca dato che la giustizia italiana ci ha impiegato la bellezza di 29 anni per stabilire l’innocenza o meno della professoressa e dire quindi chi dovesse risarcire il malcapitato ragazzo.

 

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La conclusione della vicenda. Tra una sentenza e l’altra, tutta questa storia è andata avanti per tantissimi anni, fino a che, il febbraio scorso, la Corte dei Conti ha finalmente deciso di chiudere definitivamente questa storia infinita: non è colpa della maestra perché, come riporta Oriana Liso su Repubblica, non poteva prevedere quanto accaduto vista l’«assoluta correttezza comportamentale della bambina» dimostrata dalle sue pagelle (agli atti). In ogni caso, aggiungono i magistrati, «è un fatto socialmente notorio che uno spintone tra ragazzi è un evento difficilmente evitabile: trattasi di una fisiologica riluttanza ad osservare le regole nei minori, ben nota a chiunque abbia avuto un normale percorso scolastico». Conclusione: «Anche il miglior maestro che avesse fissato direttive persino “minatorie” sulle modalità di uscita e che fosse stato con lo sguardo proteso verso gli alunni non avrebbe potuto evitare, quand’anche lo avesse previsto, lo specifico sinistro».

Il lungo iter legale. Volendo seguire tutto l’iter di questa vicenda, bisogna ritornare al gennaio del 1996, dieci anno dopo il famoso spintone, quando il Ministero della Pubblica Istruzione segnala il caso alla Corte dei Conti, imputando alla maestra un danno erariale indiretto per «culpa in vigilando», perché «scendeva le scale dando le spalle alla scolaresca» (questo stabilisce una sentenza del tribunale). Ma la prima sentenza viene riformata sia dalla Corte d’appello che dalla Cassazione, fino a un verdetto finale che condanna infine il Ministero dell’Istruzione a risarcire i danni alla famiglia del bambino. Il risarcimento previsto si aggirava intorno ai 15 milioni di lire per gli interventi medici che nel corso degli anni il bambino ha dovuto affrontare, a cui bisogna aggiungere altri 6,7 milioni di lire richiesti per danno biologico (danno all'integrità fisica della persona). E alla fine, il Ministero ha versato alla famiglia 37.636,37 euro.

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