Salute e società

Usa, nuovi valori della pressione (chi ci guadagna e chi ci perde)

Usa, nuovi valori della pressione (chi ci guadagna e chi ci perde)
16 Novembre 2017 ore 09:10

Da ieri il 46 per cento degli americani soffre di pressione elevata. Tranquilli: non è successo nessun fatto traumatico che ha scombussolato il metabolismo di metà della popolazione a stelle e strisce. Semplicemente da ieri sono diventate operative le nuove Linee guida, messe a punto da una commissione di 21 ricercatori che hanno preso in esame oltre 900 studi.

 

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Un terremoto sanitario… In sostanza viene abbassata la soglia in base alla quale la pressione viene classificata come “alta”. Dai 140/90 (di massima e minima) fissati sino ad ora, si è passati ad un parametro di 130/80. Con una pressione di questo livello si entra nel “primo stadio” dell’ipertensione, quando prima tale livello veniva considerato “normale”. La normalità ora è invece dieci punti sotto per quanto riguarda la massima: 120/80. È un piccolo terremoto da cui nessun americano può pensare di sottrarsi. Perché il sistema non lo permette. Il motivo è semplice: la sanità americana è private e si regge sul sistema assicurativo che permette ai cittadini di avere una certa sicurezza di cura, a patto ovviamente di pagare il premio annuale alle compagnie. Ora le compagnie prima di accettare un cliente e fissare il premio vorranno conoscere la pressione: e sino ad oggi presentarsi con un 130/80 era un risultato che non comportava aggravi tariffari, ora invece si diventa soggetti esposti a rischi e quindi più “onerosi” per le compagnie di assicurazioni. In sostanza si dovrà pagare di più.

 

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… ma soprattutto assicurativo. Se si guarda la cosa dal punto di vista del business, si può dire che per le compagnie è stato un ottimo affare: ora sono 103,3 milioni le persone negli Usa sono considerate affette, rispetto alle 72,2 milioni precedenti. Cioè 30 milioni e passa di quote assicurative da aggiornare. Oltretutto è un aumento a scalare, perché chi ha livelli da 140/90 ora è classificato stage 2 e quindi più esposto ai rischi. Il trattamento farmaceutico deve iniziare quando un paziente presenta valori a partire da 140 di massima e 90 di minima: anche per le aziende farmaceutiche di prospettano aumenti nei consumi di medicinali che per altro hanno costi abbastanza contenuti.

La patologia potenziale. Ma il vero timore è quello che gli esperti hanno definito dei pazienti in condizione di patologia potenziale. In sostanza si teme una psicosi che porta gli americani non solo a tenersi più monitorati, il che è positivo, ma ad allarmarsi al primo scostamento dai livelli consueti. Un sito di difesa dei consumatori, Consumer Report, è già sceso in campo invitando ad a evitare assalti alle farmacie e consigliando di consultarsi sempre prima con un medico.  Secondo i dati emersi dalla commissione dei 21 esperti la fascia di popolazione più esposta è quella giovane e maschile: è lì che si trovano in gran parte quei 40 milioni di americani che sino a ieri se ne stavano tranquilli e che oggi devono iniziare a preoccuparsi.

 

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Gli Usa con questo passaggio si adeguano ai parametri del Vecchio Continente, dove le ultime linee guida per la diagnosi e il trattamento dell’ipertensione arteriosa risalgono al 2013 e indicano un livello ottimale a 120/80 e vari gradi di ipertensione. Il problema degli Usa è nel sistema sanitario: perché come visto un abbassamento come questo si traduce in un drenaggio dei risparmi, di chi ha risparmi.

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