una scelta mirata

Vado dal nutrizionista o dietista? O forse no, meglio il dietologo

Vado dal nutrizionista o dietista? O forse no, meglio il dietologo
07 Settembre 2019 ore 06:00

“Vado dal dietista, anzi dal nutrizionista. O forse no, meglio il dietologo: che differenza fa? Tanto sono la stessa cosa”. Eh, no: c’è una bella differenza. Già il fatto che queste figure professionali abbiano un nome differente dovrebbe insospettire, infatti hanno una formazione accademica diversa, svolgendo azioni e ruoli solo in parte sovrapponibili. Dunque, meglio dire insieme possono collaborare, con mansioni privilegiate, per migliorare la salute alimentare e non solo della persona, o svolgere i propri compiti in autonomia. A spiegare la faccenda nel dettaglio e a fare la dovuta chiarezza, ci hanno pensato enti ed esperti autorevoli: la Federazione nazionale degli Ordini dei Tsrm e delle Pstrp, ossia la Federazione del nuovo Maxi ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica e assistenti sanitari, con l’aiuto dell’Associazione nazionale Dietisti, l’Andid.
Chi è l’uno, chi l’altro e chi l’altro ancora. Non vanno confusi nelle competenze e nei ruoli, seppure tutti, sia i nutrizionisti sia i dietisti sia i dietologi, si occupino di fare mangiare bene. O meglio di educare alla sana alimentazione, impostando in autonomia o in multidisciplinarietà, a seconda dei casi e della formazione, piani dietetici per far perdere quei fastidiosi chili di troppo, o imbandire menù vari ed equilibrati adatti a problemi di salute già in corso e/o a prevenirne altri, generalmente a dare salutari consigli per la buona tavola. Alcuni di questi esperti sono medici, altri no, ma tutti sono accomunati da un unico obiettivo: mettere nel piatto cibi sani, nutrizionalmente corretti tali da non favorire l’insorgenza di carenze nutrizionali, gustosi al palato e in grado di fare stare meglio. Fisicamente e psicologicamente: perché le due dimensioni sono strettamente legate, ovvero il buon cibo alimenta la migliore funzionalità e attività delle cellule, neuroni compresi. E diciamolo, pure lo spirito: chi alla vista di un piatto rigoglioso di colori, profumi e sapore non si è messo una mano sul cuore, ringraziando lo chef o chi lo ha preparato? Bando alle tergiversazioni, torniamo al punto.

Il dietista. È un professionista sanitario, con una laurea in dietetica. Ha una “capacità specializzata”: sono infatti gli unici, in funzione della formazione tecnica, in grado di gestire la nutrizione e la dietetica, quindi tutto l’apparato e l’aspetto dell’alimentazione, sia nella persona presumibilmente sana sia nel paziente con problematiche di salute. La sua formazione universitaria lo abilita a svolgere attività prevalentemente dedicate a studiare un adeguato piano “terapeutico” nutrizionale secondo le direttive espresse dal medico, verificandone la tollerabilità e l’aderenza del paziente al regime proposto. Inoltre può collaborare con altre figure professionali esperte nella gestione e trattamento dei disturbi del comportamento alimentare o di altre specifiche patologie non direttamente associate al cibo, ma sulle quali esso può giocare un impatto importante, positivo e/o negativo, tra queste diabete, ipertensione, ipercolesterolemia. Fino a poter gestire, in collaborazione, patologie gravi che necessitano, ad esempio, di un percorso di nutrizione assistita supportando la persona malata come un familiare o il caregiver. Il dietista, per formazione e abilitazione, è l’unico professionista sanitario autorizzato ad attuare l’assistenza nutrizionale in tutte sue fasi: dalla valutazione del paziente, alla “diagnosi” della problematica compresa quindi la capacità di alimentarsi della persona, al tipo di intervento nutrizionale più appropriato, fino al monitoraggio e rivalutazione periodici. Infine il dietista può occuparsi di ricerca, in senso ampio attraverso il controllo della bontà degli alimenti nel rispetto di tutte le norme di igiene, produzione e conservazione, di educazione alimentare, facendo pura ricerca scientifica nel proprio ambito di interesse o collaborare con industrie dell’agroalimentare. Al fianco del dietista ci sono poi altre figure professionali che si (pre)occupano di alimentazione: sono i medici dietologi, specializzati cioè in scienza dell’alimentazione, e i biologi della nutrizione che hanno seguito dei corsi universitari, specializzazioni o master universitari post laurea, meritevoli del titolo di “nutrizionisti”.

 

Il dietologo. È una figura “titolata”: è innanzitutto un medico che ha dapprima conseguito una laurea in Medicina e Chirurgia e poi una specializzazione in Scienze dell’alimentazione. È colui, quindi, che può e deve fare diagnosi sull’esistenza di una problematica in base alla quale, se necessario, prescrivere una dieta specifica per il miglioramento, il controllo o la prevenzione dell’insorgenza o progressione di malattia. Dieta che potrebbe essere definita anche in funzione dell’esito di esami diagnostici mirati, eventualmente supportata da farmaci. Ha quindi, rispetto agli altri professionisti, maggiori competenze ed expertise in campo alimentare, disturbi nutrizionali e/o altre possibili implicazioni associate.

 

Il nutrizionista. O biologo della nutrizione è una figura che al momento non gode di nessuna norma dello Stato che lo identifica come un professionista sanitario a se stante. Questo significa, come affermano anche le istituzioni del settore tra cui Icda, l’International Confederation of Dietetics Associations, e l’Efad, la European Federations of Associations of Dietetics Associations, che “tutti i dietisti sono nutrizionisti, mentre non tutti i nutrizionisti sono dietisti”. Grazie alla sua formazione è in grado di valutare i fabbisogni nutritivi ed energetici di ogni singolo paziente in base ai quali proporre piani terapeutici alimentari mirati che può elaborare in maniera autonoma, supportandoli se necessario anche con integratori alimentari, o offrire consulenze nutrizionali. Come il dietista, può “professare” dedicandosi all’educazione al cibo rivolta alla popolazione, al singolo o alla ristorazione collettiva. Non può invece fare diagnosi di una patologia: in caso di un sospetto è suo compito indirizzare la persona al medico di riferimento e/o allo specialista.

 

In conclusione. In buona sostanza, come scegliere l’esperto cui affidarsi per “consulenze” in tema di alimentazione? Ricordando che il fai-da-te è vietato quando si parla di salute “di peso”, il nutrizionista è ad hoc se il problema è regolamentare o verificare la bontà della propria dieta, sana varia e bilanciata, o se l’obiettivo è perdere qualche chiletto o in presenza di problematica di fondo “gestibili” anche con l’alimentazione, come quelle legate al metabolismo e già diagnosticate, diabete, ipercolesterolemia ad esempio. Se i chili accumulati sono importanti e occorre mettersi a dieta per un lungo periodo o se il peso potrebbe minacciare seriamente la salute o nascondere altre possibili patologie, non solo nutrizionali, allora l’esperto di eccellenza è il dietologo.

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