Non sei-otto come si era ipotizzato all’inizio: sono state diciannove le coltellate che Vincenzo Dongellini ha inferto a Valentina Sarto, sua moglie, nella mattinata di mercoledì 18 marzo nella loro casa di via Pescaria. È quanto emerge dall’autopsia eseguita ieri, venerdì 20 marzo, all’ospedale Papa Giovanni di Bergamo dal medico legale Luca Taiana.
Diciannove coltellate su tutto il corpo. Oggi interrogatorio a Dongellini
Nel referto, come riporta L’Eco di Bergamo, il medico ha parlato di diciannove lesioni di arma da taglio, non tutte importanti e in diverse parti del corpo. Alcune, molto profonde, sono localizzale alla gola. Ferite anche alla carotide e alla vena giugulare, ma sono state soprattutto due, localizzate nella regione cervicale, quelle fatali.
Non è indicato se la donna, 41 anni, abbia tentato di difendersi dall’aggressione: con molta probabilità, lo farà nella relazione finale, alla luce anche di ulteriori approfondimenti clinici che saranno eseguiti nel corso delle prossime settimane. Inoltre, non è ancora chiaro se l’arma del delitto fosse uno o più coltelli, anche se i primi accertamenti sembravano pendere verso la prima ipotesi.
Non frattempo, l’uomo – 49enne disoccupato, che martedì era stato dimesso per essere trasferito nel carcere di via Gleno, è stato trasferito di nuovo all’ospedale Papa Giovanni, ricoverato nel reparto psichiatrico dell’area detenuti. La in via decisione è dettata dal medico del carcere, dal momento che Dongellini, che soffriva di depressione, era in cura da una psichiatra e abbia tentato di togliersi la vita procurandosi tagli ai polsi (con un altro coltello, più piccolo) e ingerendo candeggina.
Oggi, sabato 21 marzo, l’uomo – che è difeso dall’avvocato Stefania Battistelli – sarà sottoposto a un interrogatorio di convalida davanti al Gip Federica Gaudino. Di fronte ai magistrati si era avvalso della facoltà di non rispondere. Se accusato (come è presumibile che sarà) di femminicidio, rischierebbe l’ergastolo se venisse provato che abbia agito per odio o per privare la libertà della vittima.
La salma di Valentina è stata composta nella sala del commiato di via San Bernardino: i funerali saranno celebrati alle 10 di martedì 24 marzo, nella chiesa parrocchiale di Borgo Santa Caterina.
Il dolore dei familiari
La mamma Lia, con il marito Antonio, il papà di Valentina, Vincenzo Sarto e Simone, uno dei fratelli, si sono ritrovati fuori dal morgue del Papa Giovanni, dove era in corso l’autopsia della 41enne. C’era anche Moris Panza, l’uomo di Almenno San Bartolomeo con cui si frequentava. A L’Eco di Bergamo hanno raccontato del rapporto dei due coniugi.
«Lo conosco da 10 anni, è diventato violento dopo il matrimonio e quando l’ho saputo ho provato a fare qualcosa. Lui la minacciava di morte. A quel punto le ho detto che sarei andata a prenderla per portarla con me, le dicevo di lasciarlo ma lei non voleva». Sembra che Valentina provasse pena per lui, senza lavoro, «Non l’ha denunciato aspettando che cambiasse».
Dongellini, invece, è diventato ancora più geloso: non le permetteva di uscire con le amiche o di andare in palestra e al lavoro. «Tra l’altro – ha aggiunto la madre – è stato bugiardo: ha due figli e inizialmente le aveva detto che erano nipoti». Le ha confessato la verità solo sei anni dopo. Qualche giorno prima di essere uccisa, sembra che Valentina abbia detto al marito che non lo amava più e che si era innamorata di un altro uomo, Moris Panza. «Lei voleva iniziare la separazione la prossima settimana».
La madre ha rivolto infine un appello a tutte le donne: «Persone del genere non si possono gestire: denunciate, non fate le testarde come mia figlia, non abbiate paura e fatevi aiutare dalle persone che vi vogliono bene veramente». Gli amici, nel frattempo, stanno organizzando una raccolta fondi per aiutare la famiglia nell’organizzazione del funerale di Valentina.