Cronaca
Dichiarazioni e polemiche

Vanessa e quel «tornerò in Siria» che dice di non aver mai detto

Vanessa e quel «tornerò in Siria» che dice di non aver mai detto
Cronaca 24 Marzo 2015 ore 06:45

Il polverone s’è oramai alzato e vederci chiaro in mezzo a tutta questa polvere è veramente difficile. La polvere in questione è quella mediatica, sollevatasi attorno alla presunta intervista che Vanessa Marzullo, la cooperante bergamasca di 21 anni che il 31 luglio 2014 fu rapita insieme all’amica Greta Ramelli in Siria e che ha fatto rientro in Italia il 15 gennaio scorso, avrebbe rilasciato al giornalista di Repubblica Paolo Berizzi. Il condizionale, però, è d’obbligo: il quotidiano ha infatti pubblicato l’intervista lunedì 23 marzo, un’intervista che ha fatto molto scalpore poiché la ragazza avrebbe dichiarato che «non era il primo viaggio in Siria e non sarà l’ultimo», ma che è stata seccamente smentita, a stretto giro di boa, sia da Mario Marzullo, fratello della ragazza, che su Facebook ha colorito la smentita con epiteti non certo carini rivolti verso l’intera categoria dei giornalisti, e successivamente anche dal padre della giovane, Salvatore Marzullo.

 

 

Lo scoop. Come sempre in questi casi, la cosa migliore è procedere con ordine. Ciò da cui tutto è partito è lo scoop realizzato da Paolo Berizzi, giornalista de La Repubblica, che dopo ben 68 giorni dal rientro in Italia delle due ragazze è riuscito a rompere il “muro di silenzio” in cui si erano chiuse le cooperanti, strappando un’intervista esclusiva a Vanessa Marzullo, la giovane residente nella provincia di Bergamo. L’incontro tra il giornalista e la Marzullo si sarebbe tenuto sabato 14 marzo, presso la trattoria Cascina Bolsa, a Verdello, gestita dal padre e dal fratello di Vanessa. Qui, per la prima volta a distanza di quel 15 gennaio in cui la ragazza ha rimesso piede sul suolo italiano, ha deciso di parlare.

Un’intervista lunga, interessante, ricca di passaggi significativi. Vanessa Marzullo racconta che questi due mesi di silenzio le erano necessari: «Ne avevamo bisogno noi e chi ci è stato e ci sta vicino. In questi due mesi è come se mi fossi riparata dentro un guscio: da una parte è stato istinto di autoprotezione. Dall’altra anche un po’ di vergogna». Vergogna, però, non per il «fango», come lo chiama lei, che è stato gettato loro addosso dai media: «Quello te lo togli, sai che è strumentale. La vergogna che intendo è un’altra. È andare in giro e vedere che uno ti guarda in faccia con l’aria di chi pensa: “Eccola, adesso è qua. Beata e tranquilla. Ma se non c’era lo Stato che pagava... Se non c’eravamo noi cittadini che pagavamo...”. È una sensazione difficile da spiegare. Non ho sensi di colpa se non aver fatto preoccupare chi mi vuole bene. Abbiamo ringraziato lo Stato e non smetterò mai di essere grata a chi si è adoperata per farci liberare. Forse siamo state imprudenti io e Greta, ma solo per inesperienza».

La frase incriminata. Una dichiarazione sincera e comprensibile: non deve essere stato facile per queste due ragazze reggere anche l’urto mediatico del loro rientro in Italia. All’improvviso, però, il tono dell’intervista cambia. Vanessa sveste i panni della ragazza ancora sotto choc, decidendo invece di contrattaccare ad alcune delle critiche che le sono piovute addosso: «È dal 2012 che aiutiamo il popolo siriano massacrato da una dittatura tremenda di fronte alla quale il mondo ha fatto e fa ancora finta di niente. A chi ci ha detto che dovevamo andare in Siria con l’Onu dico: ma di cosa stiamo parlando? Mica vai con l’Onu a portare aiuti. Non funziona così». Vanessa spiega poi come è nato il loro progetto e anche la decisione di portare aiuti direttamente là, in Siria: «L’esperienza in Croce Rossa e in Sos Siria ci ha portate a offrire assistenza umanitaria. Non era il primo viaggio in Siria e non sarà l’ultimo. Continuiamo a spenderci in questa causa nobile. Appena potremo, non so ancora quando, se ci sarà ancora bisogno, e purtroppo è così, in Siria potremmo anche tornarci».

Era chiaro che queste parole avrebbero scatenato le polemiche. Vanessa e Greta, infatti, secondo quanto riferito dalla Farnesina all’epoca del loro rapimento, erano partite per la Siria senza avvisare gli organi competenti, che avrebbero invece potuto gestire una rete di protezione per le due. Erano state, a differenza di tanti altri volontari, un po’ imprudenti, come ammette Vanessa stessa. Al momento della loro liberazione la polemica era scoppiata attorno al caso del riscatto pagato dallo Stato italiano per riportarle in patria: secondo fonti siriane, Roma avrebbe versato ben 12 milioni di euro. Inutile dire quali sono state le risposte alle parole di Vanessa: ma come? Lo Stato, cioè noi, paghiamo per liberarle e loro non pensano ad altro che tornare nuovamente in Siria? L’intervista continua, ma, nei fatti, è finita qui. Perché il resto son cose già sentite («su di noi veleni di ogni tipo»; «non sappiamo nulla del riscatto») e la notizia era quella: Vanessa e Greta vogliono tornare in Siria.

 

marzullofratello

 

La smentita. In poche ore opinionisti, media e social network si son scatenati, senza risparmiarsi aspre critiche alla giovane. Ma a stupire è stata la reazione della famiglia di Vanessa Marzullo. Il primo a rispondere è stato Mario Marzullo, fratello della ragazza, che sul suo profilo Facebook ha commentato: «Il giornalista è la categoria dei lavoratori più vile e infame che ci sia! Vanessa non ha fatto nessuna intervista, anzi è stata proprio rifiutata a quel giornalista che poi ha pubblicato l’articolo, quindi ciò che è stato scritto/detto non è affatto vero. Smentiamo tutto». Parole chiare, che hanno lasciato un po’ tutti di stucco. Un professionista come Berizzi si sarebbe quindi inventato tutto. Anche Salvatore Marzullo, padre della ragazza, contattato al telefono, smentisce che la figlia abbia rilasciato l'intervista, «frutto invece di una ricostruzione degli eventi degli ultimi mesi», confermando che il giornalista è stato nel suo ristorante «parlando solo con me ma senza intervistare Vanessa».

La risposta di Berizzi. A stretto giro è arrivata anche l’attesa replica di Paolo Berizzi, autore dell’intervista (vera o falsa?), il quale prima commenta: «Come Vanessa sa bene ho pubblicato quanto lei mi ha detto sabato scorso nel corso dell'intervista avvenuta nella trattoria del padre. Forse per suo padre e suo fratello il problema è l'intervista esclusiva concordata con un'altra testata?». Berizzi allude quindi alla possibilità che la famiglia Marzullo si sia messa d’accordo con una testata rivale de La Repubblica per dare l’esclusiva delle prima parole pubbliche di Vanessa, esclusiva saltata a causa del suo articolo. Berizzi poi espone meglio la sua posizione con una lettera al sito Dagospia: «Il signor Salvatore Marzullo, padre di Vanessa, deve avere perso la memoria e la vista insieme. Capita. Provo a fargliele ritornare. Sabato 14 marzo alle ore 12, come da accordi, mi ha accolto nella sua trattoria Cascina Bolsa di Verdello per l'incontro concordato con la figlia. Dopo le presentazioni di rito ci ha fatti accomodare ad un tavolo dove Vanessa ed io abbiamo “ricostruito i fatti” - come dice lui. La conversazione è durata un'ora e mezza, accompagnata da due té alla pesca e sotto lo sguardo, forse un po' distratto, di Salvatore Marzullo e del figlio Mario, intenti a lavorare. Non ho avuto modo di gustare le specialità del locale perché, nonostante i ripetuti inviti del titolare affinché sua figlia ed io ci fermassimo anche per pranzo, rispettivi impegni non ce lo hanno permesso. Grazie».

Difficile capire dove sta la verità. Certo è che, in ogni caso, qualcuno ci farà una gran brutta figura.

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