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Viabilità da rifare in Val Brembana Quando l’impegno è solo virtuale

Viabilità da rifare in Val Brembana Quando l’impegno è solo virtuale
07 Febbraio 2018 ore 06:45

Sabato 3 febbraio c’era coda in Valle Brembana. Incidente? Rientro degli sciatori e rilancio di Foppolo oppure ennesimo sold out alle Terme di San Pellegrino? Per fortuna o purtroppo, nulla di tutto questo. Si è tratto, semplicemente, dell’ennesima protesta dei valligiani per lo stato disastroso della viabilità, che ad ogni piè sospinto vede moltiplicarsi code, disagi ed incalcolabili perdite di tempo per pendolari e cittadini sempre più esasperati.

 

Provinciale Valle Brembana all’altezza del futuro imbocco tunnel Zogno

 

La manifestazione di sabato. Dietro ad un vistoso striscione giallo predisposto dai comuni di San Pellegrino Terme e Zogno con la scritta «La pazienza è finita!», hanno sfilato un poco tutti i sindaci della Valle, il presidente della Comunità Montana e naturalmente molti candidati alle elezioni politiche e regionali del prossimo 4 marzo. Non pochi anche i cittadini, con striscioni di protesta disegnati con le bombolette spray, e gli studenti, compresi quelli dell’Istituto Alberghiero (che di turismo e conseguente mobilità se ne intendono, ma alla richiesta di allargare la didattica all’indirizzo turistico si sono sentiti rispondere “picche”) con un tocco artistico fatto di pennelli e colori.

Sceneggiatura perfetta, tutto giusto e sacrosanto, ma tremendamente virtuale. Ironia della sorte, i leoni da tastiera si sono infatti presto scatenati nei vari gruppi Facebook contro il blocco e la manifestazione, meno contro la colpevole immobilità della politica rispetto al tunnel di Zogno o al completamento della Villa d’Almè-Treviolo, vitale per lo sbocco verso Milano. Insomma, più che protestare per le code, si è finito per protestare… per la protesta. Un fatto assolutamente emblematico di quanto sia profondo il distacco dalla realtà cui il virtuale ci ha ormai assuefatto.

 

La caduta del masso qualche giorno fa

 

La realtà (pericolosa) di un masso. Eh sì, perché mentre la sfilata di striscione e fasce tricolori creava una coda inedita, un po’ più a monte, in territorio di Moio de’ Calvi, una frana di notevoli dimensioni bloccava con un enorme masso e detriti accessori la strada che corre lungo il perimetro del lago Bernigolo, fra Lenna e Moio de’ Calvi. Secondo le autorità locali, e conseguentemente i media, un episodio marginale, per un “laghetto” periferico e un’area poco abitata. Più verosimilmente invece un fatto estremamente allarmante. Innanzitutto perché poteva scapparci il morto, dato che su quella strada transitano obbligatoriamente i cittadini che risiedono, in comune di Lenna, al Cantone S.Maria, così come gli operai della Centrale Enel Bordogna e quelli dello stabilimento dell’Acqua Minerale Stella Alpina, che ad oggi è di fatto isolato per quanto riguarda il trasporto delle casse di acqua minerale.

Se ancora non bastasse, si pensi che la “strada del laghetto” è anche l’unica alternativa (con mezzi leggeri) alla provinciale principale a partire da Lenna. Per capirci: se ieri, in una domenica carica di sciatori sulle piste, ci fosse stato un tamponamento o un qualsiasi incidente a monte di Piazza Brembana in direzione Foppolo (più di 25 chilometri…) centinaia di automobilisti sarebbero rimasti bloccati in Valle. Non è un particolare di poco conto, cui si aggiungono anche le segnalazioni di chi frequenta il lago dalla parte della (poca) acqua (leggi pescatori e canoisti), che pare abbiano notato una situazione cedevole delle sponde del Bernigolo.

 

L’alluvione del 1987

 

Lo solerzia dei politici è tutta negli hashtag di alcuni candidati alle prossime elezioni, che sui social fanno proprio, con imparata scienza e coscienza, il grave problema ripromettendosi da futuri consiglieri regionali di mettere tunnel e frana fra le priorità. Lo stesso fanno da giorni e faranno ancora per un mese, rispetto ad ogni e qualsiasi materia possa avere evidenza, convinti di raccogliere voti e “mi piace”. Forse è tempo di tornare alla concretezza di quel masso franato a Moio de’ Calvi, alla necessità di affrontare nel concreto le difficoltà del quotidiano e le pastoie della burocrazia, spendendo le giornate a fare in modo “che non un giorno di più” si perda ancora per la viabilità della Valle Brembana o il dissesto idrogeologico.

La Santa Alluvione. Ci si è ridotti a definire “Santa Alluvione” la tragedia del 1987, quando l’immane sciagura di pioggia e fango portò a tempo di record nuove gallerie e percorsi in sicurezza. Una sicurezza che oggi tale non appare: l’ignavia dimostrata nel progettare e (chissà quando) completare un tunnel, è nei fatti la stessa che moltiplica le code, le buche, gli incidenti e le frane. C’è una Valle intera che attende risposte, insieme ad un mondo produttivo che si è spostato a sud e congestiona ulteriormente la provinciale con quotidiane decine di tir navetta. Qui urge un pugno nello stomaco, sul tavolo e sugli smartphone: è terribile da dire, ma forse sotto la frana ci voleva un morto.

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