Una ventina di appezzamenti

I volontari degli orticelli storici L’orgoglio (ferito) di via Ponchia

I volontari degli orticelli storici L’orgoglio (ferito) di via Ponchia
24 Novembre 2017 ore 09:45

La via Ponchia è il cuore del quartiere popolare, ne è il simbolo. E il quartiere popolare è il cuore di tutta questa zona alle pendici della Maresana. La via Ponchia con le sue casette che sono ancora belle oggi, cinquantadue anni dopo essere state terminate, con i loro mattoncini rossi, le griglie a scomparsa, i balconcini. La via Ponchia con i suoi orticelli, ben curati, ben disegnati. Trasmessi di generazione in generazione. Tanti orticelli, forse quindici, forse venti. Adesso, due di questi orti sono stati eliminati, le pianticelle sono scomparse, le piccole recinzioni anche. Tempo qualche mese e diventeranno preda delle erbacce, delle sterpaglie.

La signora Vittoria Roncalli abita al numero 5 di via Ponchia. Ha ottantasei anni, è arrivata al Monterosso più di cinquanta anni fa, quando il quartiere era giovanissimo. Racconta: «È stato il Comune che ha tolto i due orti ai signori che li coltivavano, dicono che non erano in regola. Io non lo so, a me dispiace. Io ho un orticello, quello lì, guardi, proprio davanti alla casa. Adesso faccio fatica, mio nipote mi dà una mano quando c’è da vangare. Quest’anno ho messo otto piante di pomodori, sono venuti bene. Poi c’è ancora il sedano, ho messo tre piante di melanzane… Prima se ne occupava mio marito, poi lui è morto, io sono rimasta vedova, ma l’orto l’ho portato avanti».

 

 

Nel caseggiato ci sono altre famiglie che coltivano un pezzetto di terra. Spiega la signora Vittoria: «I nostri uomini pulirono tutta questa zona, quando le imprese edili se ne andarono. C’erano detriti, calcinacci, polvere, quello che era avanzato dai cantieri. Quando tornavano dal lavoro scendevano, ripulivano, portavano via. Alla fine c’era della terra abbastanza buona e venne l’idea di coltivarla, di fare gli orti. Sono sempre stati curati». Con attenzione.

Qui vicino c’è la cascina Ponchia, la casa più antica della zona, casa di contadini che negli ultimi anni era vuota ed è stata occupata da un gruppo di giovani. Anche loro curano un piccolo orto. La produzione è minima, non basta neppure per una famiglia, si tratta di pochi metri di terreno. Sembra che tutta la questione sia nata da un reclamo di un residente circa la regolarità degli orti, reclamo presentato alla polizia locale e reiterato più volte. Per ragioni che sono rimaste oscure.

Una delle due famiglie colpite dal provvedimento è quella di Roberto Mazzola che spiega: «Circa cinque anni fa il signor Gatti che abitava qui accanto mi ha chiesto se volevo coltivare il suo orticello perché lui era malato e non ce la faceva più. Al momento sono rimasto perplesso perché non ci avevo mai pensato… Insomma, non ero un esperto. E poi questi sono orti che non sono irrigati, bisogna portare l’acqua con…»

 

Per leggere l’articolo completo, rimandiamo a pagina 11 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 30. In versione digitale, qui.

Turismo 2020
Top news
Glocal News
Video più visti
Foto più viste
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità
ANCI Lombardia