All'istituto Visconti di Roma

Addio ai brutti voti in pagella In prima media c’è il “5 politico”

Addio ai brutti voti in pagella In prima media c’è il “5 politico”

Votacci in pagella addio. È l’idea lanciata in modo pionieristico dalla preside dell’istituto comprensivo Visconti nel centro di Roma. La dirigente Rossana Piera Guglielmi ha infatti radunato i suoi insegnanti e ha comunicato questa che è più che una raccomandazione: nelle pagelle degli allievi di prima media, cioè quelli che iniziano il percorso della secondaria, non si possono mettere voti inferiori al 5. Nell’incontro la proposta della preside ha raccolto la quasi unanimità dei pareri da parte dei docenti, per cui ne è scaturita una comunicazione scritta che è destinata a fare “scuola” anche ben oltre i confini dell’istituto romano.

«Questo primo quadrimestre», si legge nella circolare, «in prossimità della chiusura, si ricorda a tutti gli insegnanti delle scuola secondaria che è stato unanimemente condiviso un criterio di valutazione in base al quale non si può attribuire il voto corrispondente a 4/10 (o inferiore a questo) agli alunni delle classi prime. Le valutazioni insufficienti a chiusura del primo quadrimestre, per gli alunni delle classi prime, corrispondono unicamente al voto 5/10».

Non è la prima volta che in una scuola italiana si adotta un principio di limitazione dei voti negativi. Già nel 2012 al Liceo Berchet di Milano l’allora preside Innocente Pessina aveva raccomandato di non scendere sotto il 4 in pagella. A differenza di quanto deciso al Visconti non c’era stata nessuna delibera, ma un caldo consiglio di evitare «le inutili umiliazioni degli zero o degli 1 in pagella», ricorda oggi Pessina. Allora il caso era nato da una ragazza che dopo un 2 e un 4 meno nelle traduzioni di greco aveva deciso di abbandonare la scuola.

 

 

Perché il punto è proprio questo: i voti pesantemente negativi si traducono troppo spesso in abbandono scolastico anche a inizio di percorso. «Ho visto troppi studenti lasciare con un 4 in pagella», ha raccontato la dirigente del Visconti a Repubblica. Se poi si scende sotto il 4 i voti a valutazione del primo quadrimestre suonano come una condanna: nessuno ce la fa risalire da un 2 o da un 3.

Ovviamente non tutti sono d’accordo, in quanto un voto come il 5 esprime un’insufficienza di peso assai diverso di quelle indicate dai voti più negativi. Quindi si rischia di svalutare lo sforzo di chi non ha raggiunto la sufficienza, ma ha lavorato per arrivare almeno a sfiorarla. In pagella, poi, i mezzi voti non sono possibili e potrebbe risultare uno schiacciamento che penalizza i più volonterosi. Ma quella del “5 politico”, com’è stato subito ribattezzato il voto del Visconti, sembra una scelta irreversibile in una scuola che sperimenta sempre più fragilità, da quelle psicologiche dei ragazzi italiani a quelle più strutturali degli allievi stranieri che hanno da compiere un percorso più faticoso di apprendimento.

Per questo la preside si è portata avanti e ha annunciato che potrebbe arrivare anche un ritocco sulle valutazioni del secondo quadrimestre: niente voti inferiori al 4 in pagella, per lasciare comunque uno spiraglio di speranza a tutti.