«Università obiettivo dei reclutatori»

Westminster e l’Islam estremista Lo studio che imbarazza Londra

Westminster e l’Islam estremista Lo studio che imbarazza Londra
23 Settembre 2015 ore 12:27

All’università di Westminster l’estremismo islamico la fa da padrone, e nessuno ha mosso un dito per paura di essere creduto islamofobo. È quanto emerge da uno studio commissionato dallo stesso ateneo tra gli studenti, dal quale emerge che molti giovani iscritti di religione islamica si rifiutano addirittura di parlare con le donne. Si tratta di estremisti, definiti dagli stessi intervistati come «apostoli di una fede indipendente, interessati in gran parte a questioni di ortodossia religiosa e a fenomeni percepiti come eretici», che però controllano la Islamic students’ society dell’ateneo, lo stesso dove ha studiato il boia dell’isis, Mohamed Emwazi, divenuto famoso con il nome di Jihadi John.

 

 

Lo studio commissionato dallo stesso ateneo. Westminster, 20mila studenti di 150 diverse nazionalità, ha commissionato lo studio dopo che si era scoperta l’identità di Jihadi John e il suo passato da studente dell’ateneo. Nonostante i preoccupanti risultati dell’indagine siano stati resi noti già da parecchi giorni, l’università non ha fatto pubblicità per evitare di creare ulteriori scandali. Ma il silenzio, ancora una volta, si è rivelato essere l’arma peggiore. Perché è grazie ad esso che si è arrivati alla situazione denunciata nell’indagine. Secondo il quotidiano The Guardian, il silenzio accademico va letto come una conferma dell’esistenza e della gravità del problema. E se l’università non ha voluto dare risalto alla cosa, i media britannici hanno rilanciato la notizia proprio nel giorno in cui è stato richiesto il pugno duro da parte degli istituti di istruzione superiore, chiamati a fermare gli estremisti che cercano di radicalizzare gli studenti.

L’estremismo nelle università britanniche. Che la Islamic students’ society a Westminster sia radicata su posizioni estreme lo conferma il fatto che dopo l’attacco alle Torri Gemelle vennero persino organizzate celebrazioni per festeggiare l’evento. Quando il curriculum accademico di Jihadi John venne reso noto lo scorso febbraio, un ex studente dell’ateneo, Raheem Kassam, rivelò al Daily Mail: «L’università era un covo di radicalismo quando ero là. Gli atenei di tutto il Paese, e l’Università di Westminster in particolare, sono diventate l’obiettivo dei reclutatori degli estremisti». Oggi Kassam è in prima linea contro l’estremismo nelle università britanniche. Le sue posizioni catastrofiche, sul dilagare del radicalismo islamico, vengono smorzate dal direttore di “Faith Matters”, che si occupa di dialogo interreligioso e sostiene che, più che per l’estremismo, Westminster è terreno fertile per un islam molto conservatore, e ci si deve interrogare sui passi da fare per rendere possibile l’integrazione con gli studenti che credono a questa visione del mondo.

 

 

Le conferenze di Haitham al Haddad. Ma che a Westminster i musulmani poco moderati siano di casa, e che il gruppo goda di una posizione di influenza all’interno dell’università, è cosa risaputa. Quantomeno era così fino allo scorso febbraio, lo conferma anche il fatto che l’ateneo nel 2013 organizzò una conferenza con lo sceicco Haitham al Haddad, imam inglese che ritiene l’omosessualità un atto criminale, che giustifica l’uccisione degli apostati che abbandonano l’islam e che ha legittimato la mutilazione femminile. All’epoca Haddad affermò: «Una volta che i musulmani saranno diventati una delle superpotenze del mondo, la giustizia prevarrà. Tutti potranno godere dei benefici dell’Islam». Una seconda conferenza era programmata anche per la fine di febbraio, ma venne cancellata dopo che venne svelata l’identità di Jihadi John. Le idee di Haddad sono così estremiste e antidemocratiche che nel 2012 un suo incontro all’Università di Amsterdam venne cancellata grazie all’intervento delle autorità olandesi.

Il fenomeno degli “entristi”. La pratica del reclutamento nelle università inglesi è cosa che risale a più di vent’anni fa. Negli ultimi anni è stata pubblicata una discreta narrativa con testimonianze di “entristi” (termine mutuato dal Trotskismo degli anni Trenta che indica la pratica di infiltrarsi in una realtà o in un’istituzione per modificarla dall’interno) che spiegano come negli atenei inglesi i dibattiti sull’islam politico venissero mascherati dal multiculturalismo, e ogni obiezione da sempre sia stata tacciata come forma di razzismo o offesa nei confronti di una sensibilità religiosa diversa da quella dominante.

 

 

Silenzio per paura dell’accusa di islamofobia. L’atteggiamento adottato dagli estremisti a Westminster, secondo quanto emerge dallo studio, è stato reso fecondo dalla reazione del personale dell’università e del sindacato degli studenti nei confronti delle denunce: non volevano sembrare islamofobici. E così, in nome del rispetto, si sono tollerati comportamenti definiti «a volte ostili o intimidatori» nei confronti delle donne, tacciati come «totalmente inaccettabili».

Non si parla con le donne. I risultati dell’indagine denunciano come i membri della Islamic students’ society si siano rifiutati di entrare in contatto con tutte le donne, anche con le musulmane. Che si tratti di personale dell’università o di semplici studentesse, non fa differenza: con le donne non si deve parlare. Addirittura, nel caso delle relazioni col personale, pare che siano stati interpellati colleghi maschi che fungessero da mediatori. Di fronte a quanto emerge dal report, anche i membri dell’Islamic students’ society hanno scelto il silenzio. Nessun commento è arrivato dai due leader, Tarik Mahri e Amal Achchi, entrambi militanti nel gruppo islamista Hizb ut Tahrir, che vuole instaurare la sharia nel Regno Unito e nel mondo intero, se necessario anche con la forza.

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