Figo, Zico, Romario, Ginola, Platini

E ora cosa accadrà alla Fifa?

E ora cosa accadrà alla Fifa?
Cronaca 03 Giugno 2015 ore 14:27

Venerdì 29 maggio: «Affronterò questa tempesta, tocca a noi avere la responsabilità di riportare alla calma le acque». Martedì 2 giugno: «La FIFA ha bisogno di una profonda ristrutturazione: ecco perché ho convocato un collegio elettivo straordinario, per far sì che venga eletto un nuovo presidente dopo di me». Il luogo è sempre lo stesso, Zurigo, parole e musica invece sono dell’uomo più chiacchierato del momento: Sepp Blatter, 69enne svizzero presidente della FIFA dal 1998 e riconfermato al vertice dell’organizzazione che governa il calcio mondiale per i prossimi 4 anni lo scorso venerdì. Fino a ieri: il giorno delle dimissioni che non saranno effettive fin da subito, Blatter infatti manterrà la carica fino alle elezioni che, dalle prime indiscrezioni, dovrebbero tenersi tra fine 2015 ed inizio 2016 (certamente prima del prossimo congresso della FIFA, previsto per il 13 maggio 2016 a Città del Messico).

La caduta. A seguito della decisione di dimettersi, alcuni media americani hanno fatto trapelare la notizia che anche Blatter sarebbe indagato dall’FBI all’interno dell’inchiesta fatta partire dal procuratore generale statunitense Loretta Lynch la scorsa settimana. Insomma la quiete dopo la tempesta, tanto anelata da Sepp, non c’è stata e così il presidente ha pensato che era meglio farsi da parte («per il bene della FIFA» dice lui), visti gli ultimi sviluppi che avevano coinvolto anche il suo braccio destro Jerome Valcke. Non solo quindi la gestione dei Mondiali assegnati a Russia e Qatar per il 2018 ed il 2022, ma anche una tangente di 10 milioni di euro usata per “facilitare” l’assegnazione della Coppa del Mondo sudafricana del 2010 (versata da Valcke a Jack Warner, capo della CONCACAF, e arrestato nel blitz di venerdì a Zurigo dalla polizia svizzera). Insomma pezzo dopo pezzo il castello blatteriano sembrava in procinto di cadere, rivelando un sistema corruttivo e clientelare «dilagante, sistemico e profondamente radicato».

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E adesso? Ora la FIFA sarà retta da Blatter, soprattutto perché i tempi tecnici per “ristrutturare tutto” non saranno immediati (da statuto ci vogliono almeno quattro mesi di preavviso prima di convocare un congresso straordinario). Il prossimo presidente del consiglio elettivo straordinario Domenico Scala, in passato dirigente FIFA, ha dichiarato che i vertici delle varie federazioni si augurano che il voto si possa tenere tra dicembre 2015 e marzo 2016. La novità non sarà solo nel nome del presidente, ma anche nel fatto che verrà proposto un limite al mandato presidenziale (per evitare ruoli di durata ultradecennale). La lista dei candidati al trono di Blatter, secondo le prime indiscrezioni, dovrebbe riabilitare gli sfidanti della recentissima tornata (il principe giordano Ali Bin-Al Hussein, David Ginola e Luis Figo), e dei nuove outsider, come i brasiliani Zico e Romario ed lo sceicco del Kuwait Ahmad Fahad Al Ahmad Al Sabah. Il nome forte che sembra poter essere il più accreditato è quello di Michel Platini, oggi presidente dell’UEFA, che negli scorsi giorni si era schierato apertamente contro Blatter chiedendo a gran voce le dimissioni.

La beffa. E proprio perché la vicenda legata al Fifagate non conosce tregua, ecco figurarsi la beffa suprema per Blatter. Venerdì infatti uscirà nelle sale cinematografiche “United Passions”, il film del francese Frederic Auburtin che racconta la storia della FIFA, dalla nascita ai giorni nostri. Durante il film, costato 30 milioni di euro e per il 30 percento autoprodotto dalla federazione internazionale, al momento della sua elezione nel 1998, Sepp Blatter, interpretato da Tim Roth, dice la seguente frase: «Da oggi in poi saremo esemplari, ogni piccola infrazione etica verrà seriamente punita». La punizione c’è stata con le dimissioni, certo i tempi di uscita del film sono stati davvero infelici.

La giurisdizione americana. Nel frattempo continuano le indagini della polizia americana: questa mattina infatti l’Interpol ha diffuso un mandato di cattura per sei manager legati alla FIFA, tra i quali spiccano i nomi di Warner e Leoz. Il primo è stato presidente della CONCACAF, mentre il secondo è il responsabile FIFA in America Latina: entrambi sono ricercati per un giro di tangenti per la promozione del calcio e la vendita di diritti televisivi sulle competizioni legate alla loro federazione. Nei giorni scorsi il procuratore Lynch ha risposto alle accuse del capo di Stato russo Vladimir Putin (che accusava gli USA di interessarsi di una vicenda che non li riguardava), sottolineando come essendo americano uno degli indagati, Chuck Blazer, ed essendo i campionati di calcio statunitensi regolamentati da una divisione della FIFA, la giurisdizione a stelle e strisce può operare senza alcun problema. Eppure l’attività illecita non è avvenuta su territorio americano. Zachary Karabell, giornalista di Politico.eu, ha evidenziato la questione dicendo che «pubblici ministeri americani hanno tentato di applicare le leggi nazionali degli Stati Uniti a tribunali stranieri», chiamando questo un «principio di presunzione contro l’extraterritorialità» (come se le leggi americane andassero bene in tutto il mondo). Non si contesta quindi questo “allungamento” dell’occhio americano, bensì il principio di porsi come unico soggetto in grado di giudicare una vicenda di caratura internazionale, con strumenti da loro ritenuti validi proprio in quanto figli della legislazione locale.