Il campionato va in archivio

Il Parma mai morto, Toni e la Lazio Cosa ci rimane di questa Serie A

Il Parma mai morto, Toni e la Lazio Cosa ci rimane di questa Serie A
Cronaca 01 Giugno 2015 ore 11:05

Il campionato è finito, andate in pace. Si è chiuso quel rito collettivo che è la Serie A, arrivederci al prossimo anno, e come sempre faremo finta di avere il campionato più bello del mondo da gustarci ogni domenica. Per ora ci godiamo i verdetti di questo appena finito. L'ultimo è arrivato dal San Paolo, dove la Lazio ha fatto l'impresa: battuto il Napoli gli uomini di Stefano Pioli giocheranno i preliminari di Champions League. Meritato? Non meritato? Certo è che dopo aver lottato tutto l'anno per il secondo posto con i cugini della Roma, dopo aver perso il derby decisivo per il sorpasso dei giallorossi, sarebbe stata una beffa clamorosa. Clamorosa è stata anche la giornata di Mauro Icardi. L'attaccante dell'Inter ha segnato e raggiunto in vetta alla classifica cannonieri Luca Toni, l'eterno bomber del Verona. Bravi a tutti e due.

 

 

La stagione del Parma. È stato un anno ricco di colpi di scena? I peggiori li hanno visti tutti a Parma. Cambi di proprietà e personaggi usciti da un romanzo di Dostoevskij. L'ultimo addirittura con un dente d'oro più brillante di quello di un pirata, Giampietro Manenti. Hanno tentato in tutti i modi di affossare il calcio a Parma e forse stavolta ci sono riusciti: alle aste fallimentari non si è presentato ancora nessuno. Ma all'ultima giornata hanno detto bene i giocatori: «Noi siamo stati più forti». È vero, hanno giocato con dignità un anno intero. L'altro colpo di scena è quello del Genoa. Sul campo si è guadagnato il diritto di andare in Europa League. Bene, bravi, bis. Macché. Non hanno la licenza per andarci, e sa di clamoroso. Da signore, ha detto bene Sinisa Mihajlovic: «Chi si merita di andare in Europa è il Genoa. Ma dopo ci siamo noi». Noi, quelli della Samp.

 

 

Il libro di Ferrero. Ah sì, la Samp. È stato l'anno di Ferrero, il presidente blucerchiato. Istrione o buffone? Forse entrambe le cose. Ci ricorderemo delle sue poesie a Ilaria D'Amico, a Sky, prima (e anche dopo) i match. Dei colpi di mercato (Eto'o, «la nuova droga», aveva detto) o delle sue filastrocche gettate al vuoto. Ma vogliamo ricordarcelo così: al primo anno di presidenza potrebbe aver conquistato l'accesso all'Europa, è un record. Adesso (il 4 giugno) esce il suo libro (Una vita al Massimo - ed è il minimo che posso dirvi). «Mentre la gente si lamenta e nun fa un c…, io me davo da fà per portà da magnà alla famiglia», ha detto. Ricordiamocelo così, fino al prossimo campionato.

 

 

I vecchietti. È stato l'anno degli eterni vecchietti. Toni, l'abbiamo già citato, ma anche Totò Di Natale all'Udinese, Francesco Totti alla Roma e - perché no - Andrea Pirlo della Juventus. Sono quelli che non vogliono smettere mai, e per fortuna. Ma è stato l'anno dei giovani, qualcuno lo abbiamo scoperto. Il difensore dell'Empoli Rugani, ma anche Valdifiori, e ovviamente Dybala, che è argentino ma già un campione. Se l'è preso la Juventus: complimenti. È stato l'anno della retrocessione del Cesena e anche del Cagliari, non succedeva da 11 anni. È stato l'anno dell'Atalanta, che si è salvata con merito (e con qualche fatica). È stato l'anno in cui il Sassuolo, ancora una volta, si è salvato.

 

 

Top e flop. Come si è salvato l'Empoli, che - a detta di tutti - ha giocato il più bel calcio della Serie A. Adesso il suo allenatore, Sarri, lo vogliono tutti: forse andrà al Milan. Ecco, le milanesi. Hanno steccato loro: i rossoneri di Pippo Inzaghi e i nerazzurri di Walter Mazzarri prima e Roberto Mancini poi. Flop clamorosi. Mezzo flop anche la Roma. Un giorno Garcia, il suo allenatore, se n'era uscito con: «Lo scudetto lo vinciamo noi». Sono arrivati a 17 punti dalla prima. Che ovviamente è la Juventus. Il 6 giugno i bianconeri si giocano anche la Champions League contro il Barcellona. È l'ultimo verdetto che resta per chiudere questo rito collettivo. Hanno vinto il quarto scudetto di fila, e ci è sembrato prevedibile. La Coppa Italia, e ora che manca la coppa dalle grandi orecchie di Max Allegri, l'allenatore, abbiamo cambiato idea: a inizio anno eravamo scettici. Ma è sempre così con il calcio. Credere, a un certo punto, è una questione di gol.