Da ieri fino a stasera

Che cos’è lo Yom Kippur

Che cos’è lo Yom Kippur
23 Settembre 2015 ore 12:40

Un’intera nazione e un intero popolo da ieri, martedì 22 settembre, e fino a questa sera si sono fermati. Gli ebrei festeggiano lo Yom Kippur, il giorno dell’Espiazione. È la festa più solenne dell’anno per l’ebraismo, il sabato dei sabati, il giorno in cui in Israele si respira un clima irreale, fatto di silenzio, di gente che passeggia in mezzo alla strada, con calma. La fretta, come per magia, scompare, e anche il frenetico passo degli ebrei ultraortodossi che camminano in direzione del Kotel, quello che erroneamente il mondo chiama Muro del Pianto, sembra essere rallentato. E nel mondo, gli ebrei osservanti per 25 ore non fanno niente. Non si mangia, non si beve, non ci si lava. Ma nonostante tutte queste privazioni Yom Kippur non è un giorno triste. Si contempla e si prega, per espiare i propri peccati commessi contro Dio e contro gli uomini.

 

 

La tradizione. Sono passati dieci giorni da Rosh Hashanà, il capodanno ebraico, la notte in cui i peccati si tuffano nell’acqua. Quegli stessi peccati, nel giorno di Yom Kippur, vengono messi a nudo e si chiede a Dio perdono e misericordia. Gli ebrei pregano con cinque preghiere rituali diverse da qualunque altro giorno dell’anno. Il giorno di Kippur, il 10 del mese di Tishri, segna la fine dei “Dieci giorni dell’Espiazione”, e concede agli ebrei l’ultima opportunità di ottenere il perdono e l’assoluzione dai propri peccati per l’anno appena giunto al termine. Per meritare il perdono, la giornata è dedicata all’espiazione spirituale, e al proposito di iniziare l’anno nuovo con una coscienza limpida, consapevoli che Dio perdona chiunque sia veramente rammaricato dei propri peccati. Sebbene non sia collegato ad alcun evento storico, di Kippur e delle sue regole ne parla il libro del Levitico. La tradizione vuole che in questo giorno Mosè sia sceso dal Monte Sinai con la seconda serie di tavole scolpite con i 10 comandamenti, e con il perdono di Dio verso il popolo di Israele per il peccato del vitello d’oro. La festività viene decretata nella Torah, dove è chiamata “Shabbat del riposo solenne”, un giorno in cui non deve essere svolta alcuna attività produttiva, esattamente come durante lo Shabbat.

 

 

25 ore di stop. Fino alle 19.45 di questa sera, 23 settembre, il mondo ebraico è fermo. In Israele vengono chiusi spazi aerei e aeroporto internazionale. Nessun volo può atterrare o decollare. Gli ospedali sono fermi, e se qualcuno sta male fino a morire, la sua morte sarà particolarmente benedetta perché avviene di Kippur. In Israele nono possono circolare le auto e nemmeno i mezzi di emergenza. Per far rispettare il divieto vengono messi di traverso nelle strade lunghi autobus, in modo che nessun mezzo possa passare. Imprese, negozi, uffici, scuole restano chiusi, tutte le trasmissioni radio e televisive vengono interrotte. Anche i check point sono chiusi. I riti e le norme prescritte per le celebrazione del giorno di Kippur sono definite leggi perpetue, e per questo eterne e immutabili. Per chiunque e ovunque, ad eccezione dei maschi fino a 12 anni e delle femmine fino a 13, anche se è d’uso insegnare loro come prepararsi al meglio all’osservanza dei precetti una volta raggiunta l’età necessaria.

Le regole nell’abbigliamento. Tutti gli ebrei osservanti, soprattutto quelli di tradizione sefardita, cioè di origine spagnola, in questo giorno sono chiamati a vestire di bianco: gli uomini coperti dal tallit, lo scialle per la preghiera, le donne eccezionalmente tolgono le lunghe e pesanti gonne nere per indossare abiti bianchi, simbolo di purezza. Ai piedi solo scarpe di pezza o di gomma, perché la regola vuole che non si indossi nulla che sia fatto di pelle. Il mercato si è adeguato e nei giorni che precedono la festa i negozi si riempiono di grandi ceste con scarpe bianche, chiamate scarpe di Kippur. Bisognerebbe evitare di portare gioielli d’oro in quanto il metallo prezioso ricorda il peccato del vitello d’oro nel giorno del giudizio.

 

 

Kippur e la coincidenza con l’Eid dei musulmani. Quest’anno Kippur cade lo stesso giorno dell’Eid al Adha, la festa più sacra per i musulmani, quella che ricorda l’episodio del Corano in cui Dio mette alla prova la fede di Abramo chiedendogli di sacrificare il proprio figlio. Stasera, al termine delle celebrazioni di Kippur, cominciano quelle dei musulmani per la loro festa del sacrificio, che termineranno domenica. Per questo a Gerusalemme la città è blindata e il rischio incidenti è molto alto. Dopotutto, già nel 1973 Kippur fu l’occasione per Egitto e Siria di attaccare Israele, approfittando della bassa guardia dei militari. Ma se ci si trova a Gerusalemme basta fare pochissimi passi, svoltare un angolo, entrare nella città vecchia al di fuori del quartiere ebraico per essere catapultati nella caotica realtà di sempre, fatta di suoni, vocii, canti, rumori, colori e odori.

Yom Kippur e la settimana della moda milanese. Ma quest’anno Kippur è coinciso anche con il primo giorno delle sfilate milanesi. Nelle settimane che hanno preceduto l’apertura della settimana della moda ci sono state non poche polemiche e richieste di modifica del calendario, poiché i giornalisti e i buyer, soprattutto americani, di religione ebraica, non possono lavorare e partecipare ad alcuni degli eventi. Ma la Camera Nazionale della Moda Italiana, pur comprendendo e rispettando le necessità di quanti sono di fede ebraica, ha chiuso ogni porta e il calendario è rimasto intatto.

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