Tra precariato ed eterna giovinezza

Zerocalcare e i trentenni di oggi La generazione che non esiste

Zerocalcare e i trentenni di oggi La generazione che non esiste
03 Dicembre 2015 ore 16:56

In occasione della presentazione del rapporto dell’Ocse Pensions at a glance 2015, il presidente dell’Inps Tito Boeri ha avuto modo di soffermarsi sullo stato di salute del sistema previdenziale italiano, specie in ottica futuro. E le prospettive, per come le ha dipinte Boeri, sono tutt’altro che rosee, specie in riferimento alla generazione degli odierni 35enni, che rischiano seriamente di andare in pensione ad età avanzatissima e, soprattutto, con una remunerazione a dir poco incerta.

 

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Lo studio di Boeri. L’Ocse ha duramente bacchettato il sistema pensionistico italiano, definendolo, sul lungo periodo, assolutamente insostenibile. D’altra parte, già i numeri di oggi sono estremamente significativi: il valore degli assegni pensionistici, in Italia, è pari al 79,7 percento del salario medio netto percepito durante la carriera lavorativa, mentre la media dei Paesi membri dell’Ocse è del 63 percento. Sul Pil, nel nostro Paese, la previdenza pesa per il 15 percento, mentre nel resto dell’area Ocse si attesta intorno all’8 percento. Dati che fanno ben capire come un sistema del genere non potrà essere sopportato a lungo.

A certificare la criticità della situazione, poi, Boeri ha portato i risultati di uno studio recentemente compiuto dall’Inps circa le prospettive previdenziali degli attuali 35enni. Sono stati selezionati 5mila campioni di lavoratori nati nel 1980, di varia estrazione professionale e salariale, e si è provato a far previsioni circa quella che potrà essere la loro età di pensionamento e il relativo assegno. Il risultato, considerate le previsioni di implemento del Pil e della capacità di spesa pubblica, è piuttosto desolante: l’importo medio passerà dagli attuali 1.703 euro a 1.593 euro, e potrà essere percepito solo dai 75 anni in poi, età intorno alla quale si prevede che i 35enni di oggi potranno andare in pensione. Insomma si prenderà meno e lo si prenderà molto più tardi. L’istituto ha calcolato anche un “importo medio comparabile”, che tiene conto del fatto che i giovani di oggi prenderanno la pensione per meno tempo, rispetto ai giovani di ieri. Tenendo conto di questa differenza, l’importo medio della pensione di oggi risulta pari a 2.106 euro, cioè un quarto in più rispetto a chi lo prenderà in futuro. Con sempre, naturalmente, lo spettro, neanche così sfocato, che la pensione proprio le giovani generazioni nemmeno la vedranno.

 

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Il pensiero di Zerocalcare. Chi fa pienamente parte di questa generazione di 35enni e dintorni è Zerocalcare, nome d’arte di Michele Rech, noto, e sempre acuto, vignettista e fumettista romano. Ha parlato a La Stampa, proprio nelle ore in cui usciva lo studio di Boeri, e dunque, essendo anche lui per età coinvolto in prima linea rispetto a questo tema, non si è potuto non cominciare proprio da lì. Ne emersa una conversazione molto interessante, in cui Zerocalcare parla, senza troppa vergogna, delle paure di una generazione, quella dei trentenni, che ormai “non esiste più”, imbrigliata da un sistema che pare averla del tutto dimenticata, e compressa fra “adolescenza, post-adolescenza e la fossa comune”.

 

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Pubblichiamo di seguito un brano dell’intervista a Zerocalcare, firmata da Elisabetta Pagani.

«È che i trentenni non esistono più, come gli gnomi, il dodo e gli esquimesi. Adesso c’è l’adolescenza, la post-adolescenza e la fossa comune. I trentenni sono una categoria superata, a cui ci si attacca per nostalgia, come il posto fisso». Così ragionava Zerocalcare, immobile sul divano, sopracciglia aggrottate e braccia conserte, in una vignetta di qualche tempo fa. Quando il suo omonimo autore, Zerocalcare appunto, nome d’arte dell’amatissimo fumettista Michele Rech, ancora 30 anni non li aveva compiuti. Tra pochi giorni, però, ne avrà 32. Piena generazione 80, insomma. Quella che si muove nei suoi racconti ironici e agrodolci, tra le strisce del suo blog e le pagine dei suoi libri, l’ultimo è «L’elenco telefonico degli accolli», e quella a cui il presidente dell’Inps disegna un futuro ben poco roseo. Dopo un presente precario, eccoli al lavoro fino a 75 anni per prendere una pensione del 25% inferiore a quelle di oggi.

Dal lavoro precario a quello «a vita», senza sicurezze sulla pensione. Generazione sfortunata? E che effetto fa farne parte? 

«Mi terrorizza abbastanza, ma spero che, a differenza di oggi, tempo in cui ognuno si affanna per conto proprio, cercheremo una soluzione collettiva: il problema riguarderà tantissimi di noi».

Perché scrivevi che i trentenni non esistono più?

«Quella vignetta è di qualche anno fa, ma la situazione non è cambiata. Quando ero ragazzino i trentenni li vedevo adulti: avevano un loro preciso posto nel mondo. Rispetto a loro, per me e tanti miei coetanei la vita non è molto cambiata dalla fine della scuola. Siamo ancora in bilico fra un lavoretto e l’altro. Alcuni costretti a vivere con i genitori, altri a reinventarsi continuamente. Io mi sento un privilegiato ora che posso pagarmi l’affitto facendo perdipiù quello che mi piace».

Qualche anno fa l’allora ministro Fornero disse che certi giovani sono troppo schizzinosi col lavoro. Qualche rimprovero da fare a questa generazione?

«Non scherziamo. Questa è una generazione che nella maggior parte dei casi non riesce a fare il lavoro per cui ha studiato. Ho amici che si sono laureati in Biologia e insegnano nuoto, in Psicologia e fanno le babysitter, in Storia e fanno i camerieri. E comunque non basta. Questa è una generazione generosa, che si è dannata l’anima per trovare un posto nel mondo e ha visto tradite le sue aspettative».

 

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